Jalisse: Sanremo ci snobba? Ma intanto noi portiamo la nostra musica nel mondo!

Lo scorso anno si erano mobilitati persino i loro fan con una petizione sul web ed era stato inviato un video appello all’allora Direttore Artistico Carlo Conti, girato all’interno del teatro Ariston, dai diretti interessati. Niente da fare. «Con Baglioni le cose non sono cambiate», si sfoga Alessandra Drusian, la voce dei Jalisse vincitori del Festival di Sanremo con ‘Fiumi di Parole’ nel lontano 1997, «e così siamo arrivati a quota 21. Ebbene sì, è la ventunesima volta che proviamo a tornare in gara ma a quanto pare proprio non ci vogliono. E pensare che lavoriamo molto all’estero, abbiamo un carnet pieno di impegni e serate, siamo richiestissimi ovunque».

Li abbiamo intervistati…

Vi fa male questa indifferenza ? «Molto. Sanremo è un palco incredibile, ci ha dato la possibilità di promuovere la nostra musica, di entrare persino nella ‘Top 100’ di Billboard con il nostro cd ‘Il cerchio magico del mondo’ e nella playlist dell’American Arlines. Ogni anno in Italia si parla dei Jalisse solo quando stanno per accendersi i riflettori sulla manifestazione. Che senso ha parlare di noi, per poi non invitarci alla kermesse? Pensare che ‘Fiumi di parole’ è conosciuta un po’da tutti, la conoscono anche le giovani generazioni, al contrario ci sono vittorie ben più recenti, cadute immediatamente nel dimenticatoio».

Sanremo a parte, siete molto impegnati e viaggiate di continuo. «E’ incredibile, credimi. Mi alzo la mattina cercando di capire a volte dove sono e cosa devo fare e la giornata vola in un attimo. Fabio (il marito Fabio Ricci, l’altro componente dei Jalisse; ndr) poi è un vulcano inesauribile di idee».

Siete stati nelle scuole elementari e nelle medie per parlare di musica e avete realizzato un interessante progetto dal titolo ‘Crescere insieme l’arte per tutti’ (2006), dove gli alunni diventavano autori di testi e Fabio scriveva le musiche. Che bella cosa! «Sì, tutto è iniziato nel 2005 quando nostra figlia Angelica andava all’asilo. Il nostro primo evento è stato realizzato nella scuola della piccola, ed è una sorta di puntata zero di tutto quello che poi abbiamo fatto in quel settore. Siamo stati supportati da un’insegnante che aveva voglia di fare qualcosa di nuovo, e abbiamo iniziato i laboratori con i ragazzi».

Dal punto di vista discografico, cosa bolle in pentola? «Lo scorso giugno abbiamo incominciato una collaborazione con Gianni Errera, un autore e produttore discografico romano fortissimo che ha collaborato a lungo con Bigazzi, ed è con lui che stiamo lavorando ora alla colonna sonora di un film. Il singolo è pronto, ma non posso per ora svelarti di più. Lavorare con un nome importante della vecchia scuola del bel canto, è un grande onore. Si parla del periodo d’oro, di quando non esistevano i talent e la musica italiana veniva ascoltata, apprezzata e non bruciata come la musica dance».

Un filino di amarezza? (nel 2014 la cantante Alessandra Drusian si era presentata alle Blind Audition di The Voice, ma nessuno dei coach l’aveva scelta; ndr) «No, è semplicemente la verità. Ormai tutto viene consumato rapidamente, al punto che non riesci nemmeno a affezionarti a un brano. Vi pare normale? Ci sono mesi di lavoro tra pre – produzione e registrazione, dietro ogni album. Noi andiamo avanti a testa alta. Stiamo ultimando le registrazioni del nuovo cd e attendiamo passi il ciclone sanremese per uscire al momento giusto, proprio per non pubblicare mesi di fatica in un periodo inadeguato».

E pensare che all’estero la musica italiana viene vista come un punto di riferimento…. (Fabio) «Certo anche per questo essere così apprezzati ci scalda il cuore, e l’‘Eurofestival’ (1997, quarti) ci ha dato veramente tanto. Di ‘Fiumi di parole’ realizzammo ai tempi una versione in spagnolo che ebbe successo in Sudamerica e ancora oggi, a distanza di anno, ci invitano spesso a cantare in Cile e in Argentina».

Dove vi siete esibiti di recente? “Ad Astana nel Kazakistan e a Almaty la più popolata e antica del territorio. Abbiamo portato la nostra musica e quei pezzi della ‘vecchia guardia’ che loro amano molto. Tramite le canzoni italiane poi, imparano la nostra lingua”.

Come proponete quelle serate di cover? «Abbiamo realizzato un vero e proprio spettacolo dedicato al Festival di Sanremo, un paio d’ore di live con i pezzi più belli che hanno lasciato il segno, da Caffe nero Bollente di Fiorella Mannoia a Contessa di Enrico Ruggeri. E l’emozione sale a mille quando attacchiamo la nostra Fiumi di parole: non potete nemmeno immaginare, che tifoseria si scatena sotto al palco».

 


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Sonja Annibaldi

Sonja Annibaldi - Giornalista e speaker dal 1993, si occupa da sempre di musica e spettacolo e collabora con importanti testate nazionali. Ama il rock, il sushi, la storia dell’arte e i cani. Vive con Blanco, il suo inseparabile Cavalier King.