Chiara Francini nel suo primo romanzo “Non parlare con la bocca piena” racconta dell’amore e di altre emozioni

Chiara è appena tornata nella casa dei suoi, è scappata da una relazione che non la appaga più, che non la rende più innamorata della vita, che non la fa sognare. Lei è una Donna con la D maiuscola, una donna nata maschia, forte e intraprendente, coraggiosa e senza paura. Non ha bisogno di un uomo al suo fianco, si basta da sola. È fuggita da Federico, dalla loro casa con il divano scelto con cura, dai loro tre gatti che sono anche figli. È fuggita perché l’idea di un “noi” non le faceva più brillare gli occhi. L’amore – quello che un tempo era così potente, devastante e conturbante insieme, certamente erotico e passionale – è finito. E quando una relazione così importante finisce ci sono da raccogliere i cocci, da terra, sì, ma anche dal fondo della propria anima.

“Due fallimenti nel giro di un paio di isolati, una valigia gonfia nel cofano e la fuga da Federico. Quanto sarebbe più lieve cedere alla tentazione di un bel capitombolo all’indietro. Tornare, rimettere le magliette nei cassetti, aspettarlo, sentire che ha finito di lavarsi per ricordargli di asciugare le macchie d’acqua dai vetri della doccia, stringergli appena la mano mentre si va a cena, rientrare, l’abbraccio più tenero, il «domani giornata di fuoco», la luce, gli occhi aperti, il suo respiro nelle lenzuola di bucato, il peso sul petto.”

È tornata, Galatine in borsa, al caldo tepore di casa, con quei due papà che la amano moltissimo e che l’accolgono a braccia aperte, caffè in una mano e fazzoletto per le sue lacrime nell’altra. La sua è una casa piena d’amore, di armonia, di allegria. Angelo e Giancarlo l’hanno tirata su a suon di citazioni letterarie, con cultura e musica, con amore e speranza – quella che lei non soffrisse mai, che la vita fosse dolce con lei, dolce come una Galatina quando hai la bocca secca –, con forza d’animo e sorriso sulle labbra, sempre, anche quando non è poi così semplice.

“Lei e i suoi due papà, la casa piena di briciole della cena, del profumo del caffè e delle Supreme, quel caldo tepore. Anche fuori dal bagno.”

A darle ulteriore conforto, le Supreme – amici storici dei suoi genitori – e MaraElena, amica di una vita, maschia quanto lei, orgogliosa e bella quanto lei.

“Amicah. Io te l’ho sempre detto: Federico è il principe azzurro, ma nella tua favola lei non vuole essere salvata, perché si salva benissimo da sola. Non tormentarti. Non sentirti in colpa! Tu sei maschia!”

Per quanto la disperazione le attanagli il cuore, Chiara è convinta: il carburante dell’amore è la passione, se manca quello nessun ingranaggio può funzionare.

“Quindi ho deciso che non era. Mi si è spezzato anche lo sterno mentre agguantavo le mie cose, i ragazzi poi li vado a prendere domani, non ho neanche capito se staranno tutti con me o se faremo a metà, ma sono tre come si fa, ma in fondo poi io credo che tu sia d’accordo, lui è intelligente, acuto… buono, tanto buono, però babbo con la bontà cosa ci faccio ora? La passione, babbo, io voglio il sogno, poi potrò pensare alla bontà, ora voglio il rosso, voglio sentirmi tutta rossa.”

Con l’albero di Natale acceso e brillante in ogni stagione – quasi a donare bellezza, leggerezza, felicità –, la sua cameretta dai toni rosa, le accese conversazioni dei membri della sua strampalata e bellissima famiglia, la bella Chiara dai capelli rossi si rimette in piedi. Si riprende la sua vita. Respira di nuovo, e a pieni polmoni, per giunta.

Un cammino di comprensione, decisioni frettolose ma utili, tristezza ma anche allegria.

Troveremo tutto questo, nel libro della Francini.

E troveremo, soprattutto, l’amore.

L’amore dei genitori di Chiara è profondo, è eterno, è un fuoco che brucia. È passione.

L’amore dei due papà di Chiara è rosso e pregiato. L’amore dei due papà di Chiara insegna a tutti noi qualcosa di estremamente prezioso: che non importa quanto a volte sia difficile, quanto sia un cammino impervio… per l’amore bisogna combattere, unghie e denti. Ne vale sempre la pena, per l’amore.

Dio benedica la forza di due mani giunte, un bacio rubato, un ostacolo saltato. Dio benedica i momenti di gioia. Dio benedica i pianti – quelli belli, però, densi di serena consapevolezza –, le caramelle rubate, gli alberi di Natale.

Dio benedica la famiglia e l’affetto che solo essa è capace di regalare.

“Il bello della vita è che ti prende e ti butta in mezzo all’opposto, qualcosa che al momento sembra assurdo ma che poi si trasforma in qualcosa che nella subcoscienza avevi sempre sognato, ma che era troppo astratto per portare in primo piano dalla mente. Tu sei entrata nella mia vita come un tornado, sconvolgente, e hai spazzolato via tutta la strategia logica e pragmatica che pensavo fosse quella giusta per me.”

La Francini riesce a catapultarci, penna irriverente, ironica e colta, nel mondo di Chiara. Una donna che si basta da sola, ma che sceglie comunque di amare. Di non essere sola. Di donarsi.

Di essere felice.


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.