Lo Stato Sociale canta “Una vita in Vacanza”. Ma almeno abbiamo la forza di capire cosa significa davvero il termine “vacanza”?

“Fare soldi per non pensare (…). Fare pace per bombardare”: due fra le molte frasi azzeccate di un testo, quello de Lo Stato Sociale in “Una vita in vacanza”, che rispecchia esattamente come va il mondo, e non poteva che essere così, visto il nome di questo gruppo musicale. Non si parla solo d’Italia, che accoglie nella sua vita quotidiana tutte le insoddisfazioni di un popolo allo sbando. Sembra un mondo, il nostro, nel quale si vive la mancanza di quei sogni che si trasformano in realtà solo quando si sognano insieme. No, oggi, quando e se sogniamo, lo facciamo da soli, nella convinzione di essere migliori rispetto agli altri, senza aver bisogno di nessuno. Oggi, siamo così intelligenti che qualsiasi ruolo sociale si possa assumere diventa l’occasione per fare soldi, avere successo, fregarsene degli altri, e così via.

“Vivere per lavorare e non lavorare per vivere”, ricorda la canzone.

Sembra tutto ovvio, banale e normale. Eppure, carissimi, è proprio così: il buon senso, quella giusta misura, che i nostri padri ci hanno insegnato è oggi la cosa più coraggiosa ed originale si possa mettere in pratica.

E che dire della trovata, geniale, che vede sul palco di Sanremo una signora “decisamente cresciuta” ballare come una ragazzina? Oppure, nella serata dei duetti, scegliere di avere come partner musicale il Coro dell’Antoniano? Un messaggio intergenerazionale, anche questo, che potremmo definire essenziale ed ovvio, eppure importante ed utile.

Direi quindi che questo gruppo ha saputo comunicare una realtà che tutti noi vorremmo fuggire, noi che (ma) non abbiamo nemmeno la forza di capire cosa significa davvero il termine “vacanza”. Sì, perché la vita è una vacanza, nel senso che occupiamo un posto importante in essa, senza essere indispensabili alla vita. Ci siamo per andarcene, al momento opportuno, che non conosciamo, fortunatamente. Una volta chiusa la nostra parentesi qui, ci sarà qualcuno ad occupare la nostra “vacanza”, proprio perché siamo tutti vacanti. Accade così da millenni. E siamo vacanti soprattutto quando lavoriamo, abbiamo successo e pretendiamo di essere al top. Ma al top di cosa, se ogni volta che raggiungiamo un obiettivo siamo già insoddisfatti e ci organizziamo per sopraffare, offendere e simulare con maggiore precisione?

Ecco, ringrazio questi musicisti, perché con una performance davvero interessante, mi hanno permesso di scrivere queste riflessioni. Questa è una bella umanità, davvero. Quella che preferiamo ed auspichiamo tutti, in cuor nostro.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia

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