Festa della Femmina è meglio di Festa della Donna. Vi spiego perchè

Prima ancora di essere uomini o donne, siamo maschi o femmine. Questi due ultimi termini sono utilizzati quasi in senso dispregiativo, a meno che non si debba definire secondo la grammatica italiana il genere di un nome.

Il termine scuola è femminile, e non diciamo che è donna, come il termine banco è maschile e non uomo. Anche se questo ragionamento può far sorridere, in realtà nasconde un atteggiamento generale secondo cui tutto ciò che è naturale, ossia presente in natura, può e deve essere superato da qualcosa di meglio, che è frutto dell’evoluzione, del progresso, cioè della cultura. Dunque, la femmina è peggio di una donna, e il maschio peggio di un uomo. In realtà, le cose non stanno affatto così, perché l’essere femmina o maschio garantisce lo sviluppo della nostra specie, e non solo perché si produce prole, ma perché si producono comportamenti utili al sistema sociale umano.

L’aggressività del maschio è utile per garantire sopravvivenza alla prole, alla propria famiglia, assicurando il sostentamento e quando è la femmina a dover svolgere questo compito, perché manca il maschio, anche lei è in grado benissimo di farlo(anche lei). Essere femmine ed essere maschi dipende da ciò che la natura ha stabilito per noi, e si diventa tali quando un sistema sociale (che chiamiamo cultura, nel caso umano) garantisce e soprattutto tutela questo diventare.

Lo stesso discorso vale ovviamente quando ci troviamo di fronte ad altre situazioni evolutive, come nel caso dell’essere gay, transgender, bisessuale, e così via. La sessualità umana è fortunatamente molto più interessante delle valutazioni di un qualsiasi potere umano che desidera controllare anche gli aspetti più intimi e personali della nostra vita.

E la femmina umana, prima ancora di diventare donna, è accogliente, seducente, raffinata, paziente, ansiosa, umorale e tante altre cose per una serie di motivi, primo fra tutti perché la sua sensibilità è funzionale alla capacità di accogliere la vita nuova che entra nel mondo. E questo avviene anche se non si hanno figli. Ecco perché preferisco parlare della festa della femmina, senza disconoscere il motivo storico grazie al quale festeggiamo anche la donna.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia