A tutto Zero: arriva nelle sale “Zerovskij… solo per amore” l’opera di RENATO ZERO

Arriva nelle sale cinematografiche il 19, 20 e 21 marzo Zerovskij… solo per amore, l’opera che Renato Zero ha portato in scena in tante città italiane con successo e che ha sorpreso tutti, sorcini e non.

E per il coraggio di parlare di amore, morte, eutanasia, abbandono, violenza sulle donne, malattia come forse nessuno aveva mai fatto a cavallo della leggerezza pop e del dramma di un’opera teatrale, e per la volontà di sfidarsi ancora una volta superato il giro di boa dei 12 lustri. “Ragazzi devo dirvi una cosa, sono emozionato. Ho 67 anni, la vita non voleva sorridermi e l’ho costretta a farlo. Ho amici eccezionali. L’Italia non è quella che credevo ma ho il tempo di lavorarci sopra, fate lo stesso con me!”, ha esortato Renato Zero presentando Zerovskij alla Casa del Cinema di Roma.

“Volevo uscire fuori dal solito schema di regalare al pubblico sempre i grandi successi, senza consegnargli pane fresco e senza dargli, quindi, la soddisfazione di avere qualcosa di più – ha detto Renato -. In questo tour ho guadagnato meno che in tutta la mia vita, non più di una pizza e una birra, ma ho fatto lavorare tantissime persone, dai macchinisti agli attori, ai ballerini. Questa volta a maggior ragione ne è valsa la pena. Abbiamo dimostrato che se uno vuole la qualità, qualcosa deve lasciare sul piatto e quel qualcosa non è mai paragonabile alla soddisfazione di aver fatto questa grande operazione. Meglio di così non poteva andare”.

“E’ stato bello attraversare l’Italia con questi tir tutti insieme, – ha raccontato -. E’ stata una convivenza straordinaria. Ho goduto della stima e dell’affetto di tutti che mi hanno permesso di non faticare, è stata una passeggiata meravigliosa. Abbiamo anche avuto la grazia dall’altissimo. Il cielo a Verona era incazzato nero ma alla fine abbiamo ottenuto uno squarcio d’azzurro che ha permesso allo spettacolo di andare in scena. Dio deve aver capito che, dopo la promozione che gli ho fatto mi doveva pure qualcosa in cambio”, scherza (Dio, scritturato da Renato Zero, appare nello show attraverso una luce accecante e parla, con la voce di Pino Insegno, del suo progetto originario, fallito per colpa dell’umana cupidigia).

“Io, invece, ridimensiono tutto, sofferenze, solitudine. A entrambe – ha sorriso – ho dato un bel sedativo e le ho messe a nanna, perché non ci si deve lamentare soprattutto se si è riusciti a mettere su una impalcatura come Renato Zero”. Quanto a Zerovskij, “ce ne sono tanti in giro, ovviamente non fanno parte della politica e quindi non godono di una mensa sicura o di parentele fittizie. Zerovskij non fa parte di quel mondo lì. E’ anarchico fisiologicamente. Alla fine poi si scopre che è un angelo – ha evidenziato Renato facendo riferimento all’atto finale dello spettacolo in cui lui affida al cambio d’abito, da black a total white, il messaggio finale da parte di Dio -. E in quanto angelo non ha certo dovuto fare alcun ammiccamento verso il Padreterno. Zerovskij – ha spiegato l’artista – è un modo di rivalutare ombre e incertezze di tanti esseri umani che dovrebbero essere incoronati per tutti i loro sforzi e ricevere la giusta visibilità, anche da parte della stampa”.

Nello spettacolo non c’è un messaggio di speranza. Anzi, Dio alla fine dell’opera ricorda che il mondo non guarisce in un giro di valzer e confessa il suo nuovo progetto: inviare un secondo figlio sulla Terra con la speranza che questa volta non sarà trattato male, umiliato o crocifisso. Perché?

“Non è nel pacchetto dell’offerta di Zerovskij la speranza. Zerovskij non vuole offrire lasciapassare o passaporti, ma vuole illuminare se stesso e la platea sul fatto che più di qualcosa di sbagliato o di pericoloso sta accadendo. Neanche come Renato Zero – ha chiarito – ho mai offerto elisir. E poi la speranza richiede lavoro, vuole essere chiamata in causa. E’ un traguardo che costa più di quanto si immagini. Come la libertà che richiede innanzitutto sincerità, continuità. Chi davvero vuole essere libero?”.

Nel corso dello spettacolo che osserva l’umanità in cammino, c’è infine un forte grido d’allarme: la morte della cultura. “Io ho sempre pensato che alimentarsi solo col pane sia poco, perché cuore e cervello non sono soddisfatti senza cultura a tavola. Da anni non si parla più di cultura in questo paese e chi la fa non ha vita facile. Per esempio, il fatto che la musica sia stata tolta dalla scuola è stato un fatto grave. Andrebbe immediatamente ripristinata sia alle elementari che alle medie dove la sensibilità è più forte e più facile è l’apprendimento”.

L’appello è chiaro e forte. Staremo a vedere.


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Armando Biccari

Mi chiamo Armando Biccari ho origini pugliesi sono un giornalista ho lavorato e lavoro lavoro per diverse Testate giornalistiche online e Carta Stampata, e Radio TV ho vissuto in diverse città Italiane Genova, Venezia, Prato Macerata. Tra le mie passioni ci sono oltre al Cinema la comunicazione musicale Sociologia dei New Media Audiovisivi Televisione, e la comunicazione scientifica e tutto il resto...