Iacopo Melio e il suo “Faccio salti altissimi” in difesa dell’uguaglianza, della dignità, della giustizia

Iacopo Melio, attivista per i diritti umani e civili, si batte per cercare di cambiare il mondo, per insegnare l’uguaglianza e la giustizia, per rendere le persone più consapevoli e per istruirle all’empatia. La sua è una lotta particolare, fatta con unghie e denti e quindi dura, sì, ma condita anche da una grande ironia e – solo quando serve, però – da un po’ di durezza. Con una capacità di sdrammatizzare non indifferente, svolazza con facile difficoltà (che non sarà poi stato così semplice, benché la sua scrittura naturale tenti di trarci in inganno, mettersi a nudo) sui temi della sua vita, su episodi vari, su delusioni, su risate, su battaglie affrontate a testa alta, su amori e su ideali; lo fa in modo apparentemente leggero – irridente e sagace, morbido da leggere – ma pesante. È serio ma anche divertente mentre, con la sua penna affilata, mette nero su bianco quello che la società di oggi è e quello che potrebbe – con un po’ d’impegno e amore – diventare.

È nato con la sindrome di Escobar, ci dice, una gran bella grana anche perché lui, di sintomi, ne ha veramente tanti. Di sicuro, non l’arrendevolezza. Nemmeno l’attitudine a farsi calpestare. Pungente, talvolta crudo, molto vero – tanto che non è possibile non amarlo – e incredibilmente caparbio, ci tiene incollati dalla prima all’ultima pagina.

20Di successi e di passi in avanti. Di passi indietro e cocenti delusioni. Ma soprattutto di salti in alto. In altissimo.

Smonta luoghi comuni e cancella i pregiudizi.

Prende in giro chi crede che, no, chi è in carrozzina non possa avere una ragazza.

Bersaglia chi pensa che – giammai! – chi è in carrozzina non possa fare una vacanza.

Si fa beffe di chi non vede l’importanza di un parcheggio apposito, vicino al posto interessato, per chi ha difficoltà di tipo motorio.

Parte dall’inizio, non tralasciando nulla.

Insomma, in queste pagine ho deciso di raccontare la storia di un ragazzo come tanti. Pezzi di vita e sogni incollati addosso, un sacco di progetti in testa, un bel po’ di speranze e qualche delusione. Fin troppe fatiche. Difetti e pregi e ancora difetti a non finire. Giornate fatte di piccole conquiste e traguardi da niente, ma che, con un po’ di magia, possiamo rendere sempre tutto.

La sua nascita, la leggerezza di alcune persone di settore che, invece di tutelare la sua salute, si sono dimenticate non solo la professionalità ma anche l’umanità. Gli interventi e il dolore. Le notti in ospedale. La mamma e il papà, esempi di vita e di amore.

È soprattutto l’affetto che lo lega alla mamma – la mi’ mamma, la chiama – a colpirci, in questa parte… traspare da certe frasi e ci investe. È un amore, questo, che sgorga dalle sue parole e ci giunge dritto al cuore, nutrendolo, con l’effetto di un calmante, quasi – perché l’amore che la nostra mamma ha per noi è la forza maggiore dell’intero universo, muove tutto –.

Ricordo perfettamente, ad esempio, le carezze della mi’ mamma prima di entrare in sala operatoria, il suo viso coperto da una mascherina che lasciava comunque trapelare la sua infinita bellezza, e quella tenerezza che con il tempo si è in qualche modo persa.

E c’è anche l’affetto per il papà e quello per la piccola Costanza – dieci anni appena e un cuore grande quanto l’universo e oltre –, senza dimenticare quello per chi ha accompagnato il suo cammino in tutto e per tutto, donandogli sorrisi e pacche sulle spalle e consigli e dolcezza.

Iacopo Melio è un attivista per i diritti, abbiamo detto, e ha degli ideali forti, ben delineati e senza sbavature, senza se e senza ma. Non ci sono dubbi nella sua strenua difesa della libertà individuale, della giustizia e dell’uguaglianza, dell’individualità ma anche della collettività. E non importa – dice – se si perdono persone nel proprio cammino, a causa delle proprie idee non condivise, è un rischio del mestiere. Bisogna essere sempre pronti a sostenere se stessi, sempre pronti a urlare a piena voce le proprie convinzioni. Battersi. Scagliarsi contro le ingiustizie. Parlarne, sempre; dimenticarle, mai.

E quindi, libertà di scelta sempre. E massimo rispetto per quella libertà, fintanto che riguarderà il corpo di chi la esercita, la sua morale, la sua coscienza. […] Perché si può far del bene in ogni direzione, senza necessariamente giocare con la pelle degli altri, ergendosi a burattinai.

I muri vanno abbattuti perché “una società che alza i muri e costruisce barriere, fisiche e culturali, anziché abbatterle e progettare ponti, è una società complice” e perciò è una società che non funziona, che non dà le stesse possibilità a tutti, che non mette tutti sullo stesso piano.

Io non so se l’empatia salverà il mondo. Credo però che lo renderebbe un po’ meno sporco e un po’ più giusto se solo venisse insegnata a partire dai primi anni di scuola.

Con la scrittura, si vede, Iacopo – badate bene, con la “I” – ci condisce ogni suo giorno. E non solo perché ha una penna che strega e che regala risate di divertimento puro ma anche sorrisi amari – perché ci si meraviglia sempre del male del mondo, delle “teste a pinolo”, della cattiveria e dell’ignoranza –. Anche perché ci combatte, con le lettere e con le virgole, con gli spazi, con i suoi testi, con i suoi articoli. Combatte a suon di paragrafi, di frasi belle al punto da doverle stampare e tenere accanto al letto durante le difficoltà della vita, di idee e di confessioni.

Combatte per tutti coloro i quali si cibano dei suoi pezzi, dei suoi libri e del suo carisma.

Ecco perché non smetterò mai di raccontare, condividere, provare a smuovere: per ritrovarmi. Perché è vero, mostrare le proprie idee si perde sempre qualcuno per strada, ma a nasconderle si perde se stessi.

Tante le persone che incontra nel corso di questa sua guerra per eliminare le ingiustizie. Ci sono persone che stima e che ama – tra cui Saverio Tommasi, suo collega, tra l’altro, giornalista di Fanpage.it – e persone che odia – i vari “testa a pinolo” e tutti gli arroganti/ignoranti.

Nel 2015 fonda #vorreiprendereiltreno, la ONLUS per sensibilizzare all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali.

Parla d’amore e di amicizia. Parla di chi l’ha sostenuto, di chi l’ha offeso – involontariamente, per ignoranza, o volontariamente per stronzaggine – e di chi gli è stato indifferente. Parla di tutto, donandoci un pezzo della sua esistenza.

Come ho già detto, quando mi chiedono se sono credente rispondo che sì, credo. Credo nell’Amore universale come unica fede possibile. Donne, uomini, bambini, sguardi, sorrisi, paesaggi, canzoni, profumi, ricordi, ideali… Ogni giorni trovo almeno dieci motivi per innamorarmi di qualcosa, tanto che posso dire di mettere il cuore in tutto, tranne che in pace.

Poi conclude, dolcemente. Con una promessa. Per sé e per tutti noi.

E non ci resta che sperare in un nuovo inizio. Per l’umanità intera.

Cari amici, ho scritto un libro, un libero intero. E sono arrivato qui. Che mi pare un punto buono per un buon finale. Che poi, come tutti i finali, è anche un nuovo inizio. E magari, spero tanto, non lo sarà solo per me. Vogliatevi bene. E respirate. Consapevolmente.


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.