Il Bullismo? Sarà sempre peggio se non si rispettano le istituzioni e se non si impara a tollerare le frustrazioni. Ce lo spiega il Prof. Bertirotti

È colpa della società, ossia di tutti e di nessuno.

Questa è la verità. Fa comodo e disturba al tempo stesso.

Il bullismo fa parte della natura umana, da quando abitavamo nelle caverne. Non è necessario uccidere qualcuno per essere assassini. I metodi sono tra i più svariati. E noi siamo l’unica specie animale che uccide per il gusto di farlo, senza motivo. Gratuitamente. Ci diverte moltissimo.

Lo si capisce dalle risa dei compagni di scuola che riprendono un deficiente qualunque che dimostra violenza verso un professore. Lo si capisce da tutti quei contributi visivi che circolano sul web: essere violenti è una moda che aiuta a diventare famosi.

D’altronde, questi poveri imbecilli sono diventati così, davanti a programmi tv come Grande Fratello basato su tradimenti e piagnistei, Isola dei Famosi con disperati, Amici nei quali imperversa la scuola della cattiveria. Questa è la situazione mondiale.

Vogliamo parlare di modelli da seguire?

Facciamo il (un) punto della situazione, perché ognuno dovrebbe fare la sua parte: la famiglia (ossia, quello che di essa rimane…), la scuola diventata inutile per l’istruzione (figuriamoci per l’educazione), gli adulti che si dimostrano più infantili dei figli, e gli amici coetanei dei bulli, che si divertono a fare branco.

Le notizie sui media parlano di assassini, violenza, stupri, finanza drogata, politici corrotti e ladri.

Ebbene, potremmo mai pensare di insegnare e comunicare tolleranza, impegno nello studio, accettazione del proprio ruolo di studente, credibilità nelle istituzioni e nelle persone che le rappresentano? Pura follia. No, sarà sempre peggio, se non si rispettano regole, istituzioni, persone e non si impara a tollerare le frustrazioni.

La questione è che davanti a tanta violenza, ci si ritrova con l’incredibile certezza che dopo nulla accade. Sembra che ogni giorno ci sia l’argomento su cui inveire, scandalizzarsi e avere il pretesto per sentirci diversi.Ogni giorno qualcuno, a turno, scatta dal banco e ferisce un suo simile.

Ogni volta, il giorno dopo, nulla si sa di come sia finita.

Non è interesse di nessuno sapere che a un gesto violento possano fare seguito le giuste ripercussioni e soprattutto una pena.Tutti i seguaci di Corona non sono interessati a sapere che è in carcere, ma vogliono (ricordare e) scoprire come con arroganza e violenza abbia fatto i soldi e truffato lo Stato.Le conseguenze non interessano perché in effetti non ci sono notizie a riguardo.

Ci si nutre di violenza e l’essere bulli diventa una necessità per uscire dal coro.

Per alcuni, più vulnerabili, indifesi, deboli e intellettivamente mediocri, è persino utile. Diventano così visibilmente eroi, forti, rispettabili perché in grado di fare ciò che gli altri non fanno. I deboli confondono la violenza con il coraggio. Ma avere coraggio significa avere cuore, cioè l’insieme di quelle emozioni che mettono in comunione gli esseri umani fra loro, senza desiderio di dominio e sottomissione.

Dunque, visto che siamo così ridotti, e considerato che la prima forma di violenza è quella di essere visibili nei social, come eroi di cattiveria e bullismo (esattamente come fanno i primati non umani, quando si battono i pugni sul petto, per incutere paura agli altri membri del gruppo), posizioniamo telecamere in tutte le scuole, in tutte le aule, le case di riposo, gli asili nido. Così potremo vedere tutti i film reali che vogliamo.

Tutti saranno ripresi, perché stando così le cose è giusto, giustissimo, che la privacy vada a farsi benedire.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia

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