“E allora baciami”: amore – forte e bellissimo – e dolore nel libro di Roberto Emanuelli

L’amore, quello vero, è qualcosa che ti strappa da questa terra e ti fa volare alto, sempre più su, vicino al sole. L’amore, quello vero, è un desiderio non solo fisico né solo mentale. È bisogno, è male, è necessità – pura e forte, dolce e dura, cruda e delicata –. L’amore, quello vero, è tempesta e sereno insieme, è sole e pioggia, è nero e bianco. L’amore, quello vero, è qualcosa che non si può dimenticare, che non si può ignorare, che non si può frenare.

Leonardo la conosce bene, questa sensazione che ti strugge il cuore, che ti fa sentire perennemente assetato, che ti culla e ti terrorizza al contempo, tanto è forte. Leonardo la conosce bene perché vent’anni prima l’ha provata, perché la prova ancora, perché sa che la proverà fino all’ultimo dei suoi giorni. Angela, la donna della sua vita, l’ha lasciato quasi vent’anni prima. È andata via, portandosi via un pezzo del suo cuore. Lasciando l’amore. Il rimpianto. La tristezza. La tenebra. E lasciando anche un fagottino dolce, la piccola Laura – il frutto del loro amore –.

Ora Laura ha diciassette anni; è una bellissima ragazza, forte e fragile al tempo stesso. Leonardo la ama come è capace di amare solo un padre e anche di più perché ha dovuto tirarla su da solo. Hanno un rapporto conflittuale, non riescono a capirsi. Entrambi hanno un’infinità, nel cuore, ma non riescono a far parlare le loro anime.

Lui poi non fa che pensare ad Angela, a quella donna che gli ha rubato l’aria, che gli ha dato un senso, che l’ha reso padre. Ogni donna che si porta a letto, ogni donna con cui esce a cena, ogni donna che tenta di far breccia in quest’uomo così speciale – ahimè, senza riuscirci – è un modo per esorcizzare quel senso di perdita, quel mal di tutto, quell’estrema convinzione di non avere più speranza.

C’è amore, in ogni pagina del libro.

“Ti prenderei in braccio, come facevo sempre… ricordo la sensazione della tua pelle sulla mia, delle tue mani sul mio collo, del tuo corpo sul mio corpo, quel senso di pienezza e godimento nel tenerti fra le mie braccia e proteggerti da ogni cosa.”

C’è amore forte e doloroso. E c’è il desiderio.

E domande. Molte domande. Non sempre c’è la risposta.

“Lacrime di gioia. Lacrime di dolore. Dov’è il confine? Dove inizio io e finisce il mondo? dove finisci tu e iniziamo noi? Il dolore e la gioia sono due facce della stessa medaglia. Mi ricordano entrambe che sono vivo e che, senza l’una, l’altra non avrebbe senso, un po’ come il nero senza il bianco, la luce senza il buio, la luna senza il sole.”

Ci sono frasi che restano impresse nel cuore.

“E allora sarà annusarci e chiedere quando, e allora saranno i miei occhi sui tuoi, e chiedere perché, e poi sarà non capire e cercare un senso, e sarà schivarci e quando i perché sembreranno non averlo, un senso, e cedere quando i sensi sembreranno non cercarlo più, un perché.”

E ci sono conclusioni. Belle, trasparenti, perfette.

“Ho bisogno di perdonarmi, di perdonare, ho bisogno di accettare le mie imperfezioni, le mancanze, le crepe sul muro. Ho imparato a riconoscere la luce per via del buio, a sentire la musica in mezzo al rumore, a cercare la bellezza dietro le macerie e i rottami.”

Si legge d’un fiato, si legge con estrema facilità, con grande attenzione. È il caso editoriale dell’anno. Emanuelli ci rende protagonisti di una fiaba dove c’è anche la cupa disperazione, la tristezza, l’ingiustizia. E ci coccola donandoci il vero amore e questo è estremamente bello: checché se ne dica, c’è sempre bisogno d’amore in questo universo.


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.