Festa della Mamma: cari figli, il miglior dono che potete fare alla Mamma è regalare la vostra autonomia

Fin dall’inizio, appena fecondati, dobbiamo compiere il grande sforzo di aggrapparci alle pareti dell’utero. Se non ci riusciamo, tutto finisce lì. Non veniamo al mondo. E questa fatica dobbiamo farla da soli, anche se l’ambiente nel quale siamo, la pancia della mamma, ci agevola. Se l’ovulo fecondato non si impianta nell’endometrio, la parete interna dell’utero, non sopravviviamo. Questa fase dell’impianto è molto importante. Anzi, essenziale per la vita dell’embrione, che non ha più riserve energetiche autonome, e ha bisogno di attaccarsi all’endometrio per ricevere il nutrimento necessario.

L’intero processo di impianto dura sette giorni. Nella prima fase l’embrione si appoggia all’endometrio, nella seconda fase si aggancia alle sue pareti, nella terza fase penetra nell’endometrio e viene accolto. La fase dell’impianto si conclude intorno al 14esimo giorno dopo il concepimento.

Vi chiederete: perché questo discorso?

Perché, dal mio punto di vista, questa primaria esperienza di vita, che ognuno di noi ha vissuto, è il motivo essenziale per cui è bello, giusto e sano ricordare che la Festa della mamma è la festa dell’intera vita. Una vita che contiene anche il padre, perché ogni padre è nato all’interno di una madre, e all’interno di ogni embrione è presente il padre (lo spermatozoo).

Ma non solo per questi motivi, ho deciso di ripercorrere con voi le primissime fasi della nostra vita. L’aspetto interessante di questo processo, la fecondazione dell’ovulo e il successivo suo impianto, è che la vita nasce dall’incontro di due sconosciuti, l’ovulo e lo spermatozoo, i quali, assieme creano quella unione in cui essi stessi da due diventano una cosa sola. Ma quando l’embrione ha terminato le sue scorte energetiche per sopravvivere, si dirige verso (la parte) l’utero per ricevere accoglienza e il nutrimento necessario e dunque svilupparsi. Ecco, la metafora più bella, misteriosa e affascinante della Festa della Mamma: colei che accoglie, nutre e lascia andare. Perché contenere la vita significa prepararsi a dare le ali a quella stessa vita che si nutre, affinché, sicura di sé, approdi ad un altro tipo di utero: gli altri, il mondo che ci attende fuori. Fuori dalla protezione a tutti i costi, fuori dalla dipendenza, anche se agli inizi è necessario dipendere, altrimenti non cresciamo e non impariamo a volare.

Questo è dunque il mio invito a tutte le mamme, anche a coloro che non hanno partorito figli, ma si pongono maternamente verso i giovani che incontrano: sappiate accogliere e lasciare andare, ricevere la vita senza trattenerla.

E faccio anche gli auguri a tutti i figli, affinché sappiamo accettare la dipendenza iniziale dalle proprie madri, per insegnare loro, durante la crescita, che l’autonomia che vanno conquistando giorno per giorno è il miglior dono che si possa fare alla propria madre.

Per una festa che dura tutta la vita.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia