Vivere o morire: questione di scelta, ce lo racconta Francesco Motta

Vivere o morire è il nuovo disco di Francesco Motta uscito per Sugar Music il 6 aprile. Un disco nel quale si metteno a nudo le conseguenze del dover scegliere. Una sorta di compedio tracciato in canzoni in cui si soppesano i risultati o meglio gli effetti delle strade intraprese. In cui ci si guarda indietro con stupore, malinconia e alle volte felicità. Nove canzoni dunque che mostrano un lato inedito del cantautore pisano. Dove l’amore può essere pretesto per una stabilità tanto agognata quanto persa. I luoghi, le città diventano contenitori di vita e gli affetti vengono abbandonati o ritrovati. Brani popolati da strumenti esotici vestiti da testi densi sotto l’attenta produzione di Taketo Gohara. Producer musicale che vanta collaborazioni con alcuni dei più grandi artisti italiani da Vinicio Capossela a Mauro Pagani solo per citarne alcuni.

Emerge infatti una cupa tenerezza da Francesco Motta, sarà per quell’aria disincantata da rockstar nascosta sotto giacche di pelle scura. Potrebbe benissimo sembrare uscito da un film di Tim Burton, in cui il protagonista è un trentenne in equilibrio tra squallori e successo. Ma ora tralasciando la mera apparenza che intriga e seduce i più curiosi, la sostanza c’è, ed è nei  brani che compongono l’ultimo disco intitolato Vivere o morire.

Oltretutto a parte il dress code che rispecchia l’animo di un cantautore indie tormentato, i capelli spettinati a suggerire il disordine interiore dei ragazzi creativi e l’immagine perfettamente azzeccata, Francesco è un artista poliedrico. E lo testimoniano le più svariate esperienze nel mondo musicale. Comincia infatti la sua avventura con i Criminal Jokers. Con i quali pubblica due dischi. Nel 2009 “This was supposed to be the future”, prodotto da Andrea Appino, leader degli Zen Circus; e nel 2012 “Bestie”, primo disco in lingua italiana. Prosegue seguendo in tour gli Zen Circus in veste di fonico. Collabora con Nada, Pan del Diavolo e Giovanni Truppi.

Appassionato di cinema, decide nel 2013 di far incontrare le due passioni, cinema e musica, frequentando il corso di Composizione per Film presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, sotto la direzione artistica di Ludovic Bource. Inizia così a comporre colonne sonore: “Pororoca” (2013) di Martina Di Tommaso, “Dollhouse” (2014, Canada) di Edward Balli, “THE Tell Tale Heart” (2014, Inghilterra) di Andy Kelleher e del documentario di Simone Manetti “Good bye darling I’m off to fight”(2016).

Per arrivare poi al primo disco da solista: “La Fine Dei Vent’anni”, uscito il 18 marzo del 2016 per Woodworm Label. Di cui la produzione è affidata a Riccardo Sinigaglia. L’album riceve ampi consensi da critica e pubblico parallelamente a un magnifico tour che vede impegnato Motta in più di 100 date.

Il resto è ancora tutto da vivere o da scrivere, ma ora lasciamo che ci sveli qualche dettaglio in più sul suo secondo album.

Francesco aprirei questa tua intervista con una domanda che ti avranno già fatto in tanti. Vivere o morire?

Ovviamente vivere.

“La fine dei vent’anni” è arrivata da un po’, cosa è cambiato nella tua musica in questo secondo disco?

Più che nella musica, è cambiata la mia visione generale, insomma se “La fine dei vent’anni” rappresentava la descrizione di un bivio che avevo davanti a me, stavolta insomma mi sento molto più in movimento e mi sento di aver preso la strada che non so se è quella giusta, però l’ho presa. Mi assumo la responsabilità, non solo nelle scelte che faccio ma forse anche più nelle canzoni rispetto a prima.

Tutti i brani sembrano porre davanti ad una scelta, una perdita o comunque sbattere in faccia un cambiamento per citare una tua frase ”nonostante non cambino gli accordi”. Quanto è difficile prendere una decisione per Francesco Motta?

Beh ci sono alcune decisioni che sono state difficili da prendere. Nel mio passato forse ho preso anche decisioni sbagliate ma tutto questo mi ha portato ad essere più responsabile, a scegliere forse meglio e quindi ad essere anche più contento.

I brani inoltre apparentemente ricercano un’agognata felicità sfuggente. È così? E secondo te  si può raggiungere la felicità? O credi piuttosto che ci si debba concentrare su un equilibrio, una forma di atarassia per dirla in maniera filosofica?

Per me l’equilibrio è sinonimo di ricerca della felicità e ricerca della felicità è sinonimo di felicità. Per cui per proprietà transitiva quindi anche l’equilibrio è sinonimo di felicità.

Nel primo disco hai avuto il supporto di Riccardo Sinigaglia, sia come produttore che in qualità di autore? In questo disco che ruolo ha avuto?

Mi ha aiutato a scrivere una canzone. Una che avevamo scritto io, lui e Gino Pacifico. In generale ha avuto un ruolo nonostante non ci sia stato perchè grazie a lui con “La fine dei vent’anni” ho imparato un sacco di cose. Quindi stavolta insieme a Taketo Gohara il coproduttore del disco comunque ci ho messo la faccia anche nel senso della produzione.

Nel brano Vivere o morire title track del disco c’è Livorno sullo sfondo… e tu sei pisano ma di adozione romana…Quanto sono state importanti queste città per il tuo percorso artistico e in particolare per la stesura del disco?

Ma secondo me la città in cui vivi è fondamentale nella descrizione che cerchi di ogettivare nelle canzoni, nella descrizione di se stessi. Non mi sento particolarmente attaccato a Livorno quanto alle persone che ci sono, alla mia famiglia, a i miei amici, ma sopratutto sono legato anche a un provincialismo che insomma è abbastanza indelebile. In alcuni casi può essere utile diciamo laddove si va a vivere in una grande città ecco forse anche perchè c’è quella tua frase nel disco “piccole città, piccoli pensieri”… è riferito a questo?

Abbastanza si.

Se non sbaglio anche New York ha avuto il suo peso nel percorso di questo disco ce ne parli?

Siamo stati li con Taketo, in questo  studio meraviglioso di questo collezionista di strumenti. Io suono tutto un po’ male. Quindi per me era assolutamente un parco giochi quello studio. E poi è stato un modo per incontrare Mauro Refosco, il percussionista che ha suonato con noi. Forse il miglior percussionista che c’è al mondo. Quindi avere a che fare con un certo tipo di professionisti in uno studio del genere mi ha sicuramente responsabilizzato,

Ti cito una frase di Vivere o morire “Una volta mi han chiamato dall’inferno avevo diciottanni ero da solo in mezzo a tanta gente festeggiavo ancora i compleanni maledetto me che ho fatto finta di niente. Ero curioso personalmente di sapere a che cosa ti riferivi…

Non posso entrare tanto nei dettagli ma ti assicuro che ogni  frase che c’è in “Vivere o morire” è anche per me una coltellata allo stomaco (ride appena, quasi a confermare l’ipotesi di esser stati testimoni e vittime della stessa pena)

Ci sono degli appuntamenti live.  Chi sono i musicisti che ti accompagneranno sul palco?

I musicisti che mi hanno accompagnato nel precedente tour più Simone Padovani che suonerà le percussioni. In questi giorni stiamo facendo le prove. E stiamo preparando uno spettacolo che comunque è diverso da quello che facevamo prima. Perchè ci sono due dischi da presentare e non uno. Quindi ci sono più dinamiche.

Ultimamente ti abbiamo visto duettare con Brunori. Visto che si è parlato di scelte, con chi ti piacererebbe duettare se potessi scegliere?

Francesco De Gregori

Un’ ultima domanda. Allontanandoci per un attimo dall’ambito musicale ma mi piaceva il link di questa cosa, nel senso che si è parlato di questa caratteristica binomiale del tuo disco ( Vivere o morire) rimanendo sempre in tema di scelte . Cosa pensi dell’eutanasia?

(silenzio, sospira)

Domanda sconveniente?

No.Penso che ognuno deve assolutamente scegliere. Ogni individuo ha assolutamente la facoltà di scegliere.

Foto a cura di Claudia Pajewski

Prossimi appuntamenti live

A maggio Motta tornerà dal vivo con quattro eventi, anteprima del “Motta live 2018″ organizzato da Trident Music. Sarà il 26 a maggio a Roma (ATLANTICO), il 28 a Bologna (ESTRAGON ), il 29 a Firenze (OBIHALL ) e il 31 a Milano (ALCATRAZ).


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Simone Pozzati

Scrittore e autore di canzoni. il suo primo libro "Labbra Blu" (Diamond Editrice 2015), è una raccolta di storie nere, di inusuale follia, che rievocano le dantesche e infernali cantiche. È stato il curatore editoriale del libro contro la violenza sulle donne "Era mio padre" - Claudia Saba (Diamond Editrice 2016). Il drago di Carta (Augh Edizioni 2017) è una favola per bambini volta a far riflettere sul valore dei sogni. Presto diventata spettacolo teatrale. Ha collaborato come autore all'ultimo disco dei Remida "In bianco e nero" (Radiocoop Edizioni)