Una canzone, nei testi e nella musica, è sempre una cosa seria, anche quando la canzone è stupida

“Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi

Perché non siam Popolo,

Perché siam divisi…”.

Inizia così la seconda strofa del nostro Inno Nazionale, che cantiamo durante le partite della squadra italiana. Certo, lo cantano coloro che lo sanno.

Fu scritto nel 1847 da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro, durante il nostro Risorgimento. Non voglio qui fare la storia di questo fortunatissimo inno. Una fortuna legata al ritmo musicale, la melodia e le parole. Ecco, mi voglio concentrare proprio sulle parole, per farvi notare la lungimiranza di allora e la condizione esistenziale nella quale eravamo e che, secondo me, ancora ci caratterizza oggi, dopo ben 171 anni.

Siamo davvero uniti, tutti, fra noi italiani? Non siamo calpestati da nessuno, derisi? E ci sentiamo davvero un solo popolo?

Beh, ho davvero seri, serissimi dubbi. Anzi, penso che le cose, da questo punto di vista, siano persino peggiorate e lo vediamo tutti i giorni. E non parlo solo di quello che accade fra noi. Mi riferisco anche al tipo di immagine che esportiamo nel mondo. L’opinione che gli altri popoli, gli intellettuali e i media, esprimono sulla nostra nazione è molto spesso triste e scoraggiante. Mi riferisco ai comportamenti, e non certo all’arte e la storia che rappresentiamo per il mondo intero.

Ma il mio discorso è un altro, rivolto specialmente ai giovani. Riguarda il valore delle canzoni che si ascoltano e delle parole che contengono. Una canzone che ci piace è il luogo in cui la nostra mente si sente a proprio agio, dove possiamo abitare con tutte le nostre emozioni, desideri e progetti. La canzone che amiamo è come un abito che indossiamo, e presentiamo al mondo. Con lei comunichiamo un nostro stile di vita, e con le parole che anche noi cantiamo ci sentiamo partecipi di quel mondo che vorremmo, di quelle idee che qualsiasi cantante esprime. Una canzone, qualunque essa sia, è proprio come l’Inno della nostra nazione. È il nostro inno personale.

Ecco perché invito tutti noi a prestare attenzione ai testi e alla musica, perché questa attenzione è una vera e propria scelta di campo, una dichiarazione di intenti. Non sprechiamo il nostro cervello nel ripetere frasi stupide e inutili, a meno che non si voglia, con coscienza, scherzare e prendersi in giro. Lo si può fare, per divertirsi, ma è bene esserne consapevoli.

Perché una canzone, nei suoi testi e nella sua musica, è sempre una cosa seria, anche quando la canzone è stupida.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia