Una vera rivoluzione culturale per Miss America: non solo bikini e curve ma talento e ambizione

Le cose possono cambiare, e cambiano sul serio.

Certo, ci vuole coraggio, determinazione e convinzione. E forse queste tre doti appartengono alle femmine umane con maggiore evidenza, rispetto a molti maschi umani. E ci sono ragioni evolutive perché le nostre femmine possiedono queste caratteristiche. Ho avuto occasione di scriverlo.

Ma qui, ora, voglio ricordare che sono proprio alcune di queste femmine che hanno deciso di dire al mondo cosa per loro significa essere donne. Belle donne, a dire il vero.

Le prossime concorrenti di Miss America non dovranno più sfilare in bikini, e da ora esiste #byebyebikini. È una delle conseguenze, secondo me migliori, della campagna #MeToo contro le molestie sessuali, in qualsiasi Paese, situazione e cultura. E tutto parte dal prossimo concorso, a settembre. Una cambiamento veloce ed epocale.

Ma non è finito qui. Le innovazioni sono altre.

Gretchen Carlson, 51 anni, ex conduttrice di Fox News e vincitrice del concorso nel 1989, è la nuova presidente dell’organizzazione del concorso. Ed ora, fra i nove membri del board, vi sono ben sette donne. Proprio lei, la Presidente, ha dichiarato che al posto della sfilata in costume, “ogni candidata prenderà parte a una sessione interattiva con i giudici”, durante la quale potrà mettere in risalto i propri obiettivi e successi nella vita. Ogni ragazza potrà dichiarare come intenda “utilizzare il suo talento, la sua passione e la sua ambizione, per ricoprire il ruolo di Miss America”.  Una vera e propria rivoluzione culturale.

Ma ne siamo certi?

In fondo, ogni maschio che decida di diventare anche uomo, non giudica una donna sulla base di queste caratteristiche? Certo, quelli che giudicano sulla base del bikini non fanno parte della categoria di uomini, ma solo di maschi sessualmente attratti dal proprio immaginario, di volta in volta incarnato in qualche concorrente. Ma gli uomini, vanno oltre l’aspetto fisico, sempre. E lo fanno anche le femmine quando diventano donne, perché oltre ai muscoli, il sedere e i pettorali scelgono un uomo leale, onesto e affidabile.

Allora, la vera rivoluzione consiste nel comunicare una verità antropologica che alcuni poteri economici, legati al consumo della pornografia (anche se non sembra, ma è così…) tacciono. Ci vogliono far credere che la donna piacente sia la femmina abbordabile, dalle curve generose e pruriginose, proprio come accade nei concorsi di bellezza maschile. Non dico che la bellezza esteriore non sia ammirabile e attraente, ma dico che ognuno di noi desidera sempre superarla. Andare oltre quel dato apparente, per immaginare di avere a che fare con un altro essere umano.

Ecco, questa è la vera rivoluzione: dire le cose come stanno, anche di fronte a tanta bellezza.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia