Insegnante aggredita da una mamma: lo scomodo punto di vista del Prof. Bertirotti

Certo, con la violenza si passa subito dalla parte del torto. Sempre. Anche in questo caso, dunque.

Ma, siamo sicuri che la violenza sia solo quella esercitata con le mani, quella che danneggia il corpo? Non fanno altrettanto male quelle forme più subdole, latenti e devastanti di violenza, come l’esercizio incondizionato e persino poco intelligente del proprio potere?

Recente è la storia di una mamma che dichiara lei per prima di essersi smarrita di fronte alla determinazione ostinata di una professoressa che vuole far rispettare, a tutti i costi (anzi, costi quel che costi…), la propria volontà. Una volontà che è conseguenza di voti negativi, che non si possono più rimediare. E quindi, il ragazzo non potrà avere un’ulteriore interrogazione, quella che forse gli avrebbe evitato la bocciatura.

La madre ha sbagliato, e affronterà le conseguenze legali di questo sbaglio.

Ebbene, io credo che abbia sbagliato anche l’insegnante, nella sua irremovibilità, come avesse voluto dimostrare e confermare a dispetto del buon senso, la propria autorità.

Forse, sarebbe meglio essere autorevoli più che autoritari, specialmente quando si è insegnanti.

Inoltre, vi è un altro aspetto importante, da non sottovalutare. Esistono tante intelligenze, secondo Howard Gardner, grande scienziato, ve ne sono almeno nove. Una di questa si chiama cinetica, ossia legata alla gestione dei propri movimenti. In poche parole, è l’intelligenza degli sportivi.

Eppure, vi sono insegnanti che credono talmente di essere indispensabili, da limitare lo sviluppo di altre intelligenze, magari non linguistiche, interpersonali, matematiche.

Ci vorrebbero insegnanti più umili, e più preparati. Non solo nelle proprie materie, in quello che insegnano, ma nella conoscenza delle giovani menti, del loro sviluppo e di ciò di cui hanno bisogno. E ci vorrebbero madri più equilibrate, in grado di insegnare ai figli come mettere a frutto anche gli insuccessi, anche le frustrazioni.

Forse sogno? No, non credo.

Ma spero. Sì, la speranza è l’unica vera grande forza della mente, specialmente quando sembra che tutto sia scuro, senza luce.

Ma, la luce la vediamo solo quando siamo al buio e non deve mai essere troppo forte, altrimenti ci abbaglia… accecandoci.


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Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia