Una webstar sotto l’ombrellone: l’intervista a Geppo Show

Se c’è un’icona della spensieratezza e delle “freddure” che stemperano il clima tropicale che si è abbattuto su buona parte d’Italia in questi ultimi giorni è indubbiamente Simone Metalli, conosciuto da tutti col nome d’arte di Geppo Show. Perchè questo nome? Quali strade sono state percorse per arrivare ai vertici della risata? Le abbiamo scoperte con un’intervista rinfrescante, sotto l’ombrellone digitale:

Ciao Simone, o meglio Geppo: com’è nato questo nickname, così lontano etimologicamente da quello vero? 
“Ciao Luca! Diciamo che il soprannome lo sentivo mio da quando ero bambino, perché amavo il personaggio dei fumetti di Bonelli ‘Geppo’, e mi rispecchiavo nella natura del combinaguai, del diavoletto buono. Poi con l’arrivo delle barzellette e del nome d’arte, non ho saputo resistere e ho scelto quello!”

A rigor di logica, si può dire che Geppo è dunque un “diavolo buono”: pensi che sia questa la ricetta per fare barzellette di successo?
“Diciamo che la vera forza delle freddure è che toccano tutti, come si dice a Roma, ‘a chi tocca non se ingrugna’ e riesce a far divertire tutti i ceti sociali, se si ha uno spirito ironicoNaturalmente poi ci vuole una buona interpretazione per far strappare una risata pure con una barzelletta debole: come dicevano Walter Chiari e Gino Bramieri  “La barzelletta la fa chi la racconta” . Me ne rendo conto quando giro per strada e mi fermano i giovani per una foto o gli anziani che ridono, ricordandosi barzellette raccontate da me che nemmeno ricordo di aver fatto!”

Questa varietà di pubblico si può vedere pure sul tuo canale, aperto nel 2015, dove si alternano adulti e giovanissimi che, diciamocelo, non hanno vissuto a pieno quest’arte del passato: secondo te cosa c’è dietro questa rinascita della ‘risata’ sotto forma di ‘pillole quotidiane’?

” I grandi cabarettisti di oggi, come Battista o Brignano, hanno un po’ messo da parte il mondo della barzelletta perchè sembra appartenere ad un modo ritenuto passato di fare comicità. Io non ho fatto altro che rimetterla in gioco riportando in auge quest’arte antica e dando l’opportunità a chi non ha conosciuto questa forma di cabaret, di apprezzarla”

Dalla tua biografia ho letto che le “barzellette sono diventate tue grazie all’immedesimazione nei protagonisti”: ci spieghi come sei riuscito a calzare i panni di ogni persona, senza cadere troppo negli stereotipi banali?
“E’ una dote avuta fin da giovanissimo, perché mi è sempre piaciuto intrattenere gli amici. Si può dire infatti che non sono un improvvisato, perché, seppure il canale sia nato solo da 3 anni,  io racconto freddure da 40 anni. Poi con lo studio e la vicinanza con altri comici famosi ho affinato l’abilità, portandomi ad essere uno dei migliori interpreti di quest’arte”.

Infatti, oltre al web, che ti ha regalato numeri maestosi, hai affrontato lo step della radio e addirittura del teatro, con l’ultimo spettacolo al Brancaccio: hai notato differenze o ti sei trovato in difficoltà in uno di questi tre campi?
“Diciamo che la differenza sostanziale è che sui social realizzo video grezzi, girati con un telefonino e non c’è nulla di costruito: forse è questo il motivo del successo  maggiore, oltre al fatto che, girando per strada senza articolazioni, sei più vicino al popolo ed usare battute più “volgarotte”. Quando ti presenti, invece, ad un teatro o una radio devi sottostare a delle regole, seguire un iter per non mancare di rispetto a nessuno, a partire dal tipo di barzelletta che puoi raccontare, anche se l’intensità del contenuto non cambia. Anzi, l’esperienza in radio mi ha dato modo di provare una comicità nuova, grazie anche ad un esperto di speakeraggio che mi sostiene ogni giorno (Ignazio Failla), facendomi allargare ancora di più il bagaglio culturale che mi porto appresso”.


Per concludere, una visione futura in merito alle barzellette: secondo te può arrivare un momento di saturazione oppure le battute, come direbbe Buzz Lightyear, hanno un cammino “verso l’infinito e oltre”?
Beh non ti nascondo che dopo 1200 video è diventato difficile anche per me (ride, ndr). Non reinterpreterei comunque roba già fatta: se un giorno dovessi perdere lo stimolo, eviterei in pratica di mettere video banali. Il trucco per scoprirlo è questo: se non fanno ridere me, è difficile che strappi una risata agli altri. Fortunatamente però di barzellette ce ne sono milioni e milioni e per adesso va bene al 100%. Oggi come oggi, infatti, basta aprire un giornale per estrapolare dalle notizie assurde una battuta. Anche perché la barzelletta, altro non è che un fatto popolare realmente accaduto che, passando di bocca in bocca, di cazzaro in cazzaro, s’ingrandisce e diventa un paradosso che fa ridere!”


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Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).