Cosa ci dicono i LIBRI che abbiamo comprato e non abbiamo letto?

La libreria di casa parla di noi, dei nostri gusti in fatto di lettura, dei nostri interessi culturali, della nostra formazione.

I libri sugli scaffali, l’e-book sul tavolo o la pila di riviste o giornali accanto al divano raccontano una parte della nostra storia.

Pensiamo ai libri che abbiamo acquistato negli anni, che abbiamo tenuto in mano, che abbiamo letto, sottolineato, magari sistemato in posizione strategica, in modo da essere immediatamente a portata di mano.

Pensiamo ai libri che conserviamo con cura, che magari ci sono stati regalati da qualcuno che abbiamo amato, ai libri di famiglia, ai libri che ci hanno tenuto compagnia e ci hanno accompagnato in viaggi immaginari fuori e dentro di noi.

Pensiamo a tutti quei libri che magari abbiamo consultato più volte e che non smettono di stupirci, dove riusciamo a scorgere sempre nuovi suggerimenti e riflessioni.

Pensiamo ai libri che hanno consentito la nostra formazione universitaria e che consideriamo dei capisaldi ai quali ritornare per una veloce rilettura o per il piacere di rispolverare i bei tempi andati.

Ma concentriamoci per un momento su quei libri che abbiamo acquistato e che sono in attesa di essere letti. Proprio quei libri che abbiamo, un giorno deciso di acquistare perché attratti dal titolo, dalla copertina o dal contenuto e che ci siamo ripromessi di leggere immediatamente. Magari avremmo desiderato approfondire un argomento, magari il titolo ci è stato suggerito da un amico, oppure la nostra curiosità è stata attratta dalla pubblicità.

Che cosa ci spinge ad acquistare un libro?

Che cosa poi fa si che quel libro desiderato, voluto, comprato, rimanga nella libreria per mesi se non per anni senza che venga aperto?

Che monito rappresenta quel libro che rimane intatto, che non viene mai aperto, al quale rivolgiamo lo sguardo, ripromettendoci di leggerlo?

Credo che i libri non letti, ci parlino attraverso la loro immobilità. Credo che la loro presenza, per il semplice fatto che l’abbiamo voluta, ci rammenti un compito che, per motivi diversi non riusciamo ad iniziare.

Credo che ci possano essere delle resistenze rispetto a ciò che pensavamo fosse interessante per noi, anche se non sappiamo quali siano. Forse, indipendentemente dall’argomento del libro non siamo pronti ad affrontare quelle letture; forse quelle letture potrebbero aprire porte che non siamo disposti ad aprire; forse quei libri acquistati in un momento carico di emotività non catturano più la nostra attenzione.

Tante le possibili risposte!

Resta comunque il fatto che un libro non letto rappresenta una sfida, un monito, rispetto a quello che ci eravamo promessi di fare.

Leggere è un po’ come viaggiare in altri mondi; è lasciarsi catturare dalla visione di un’altra persona; è entrare in contatto con un sapere diverso dal nostro, magari arricchente, magari noioso, ma comunque diverso.

Leggere è fare silenzio per ascoltare altre voci.

Allora chiediamoci perché abbiamo voluto che quei libri fossero nella nostra libreria, perché nonostante il desiderio provato nel momento dell’acquisto non riusciamo a leggerli; perché continuiamo a tenerli in bella vista, quasi fossero in attesa di essere letti. Certamente troveremo delle risposte e se il tempo della lettura non è ancora giunto, arriverà il momento in cui aprendoli diremo a noi stessi “Ma è talmente semplice, perché non ci ho pensato prima!”


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Ernestina Rossotto

Psicologa, psicoterapeuta. Ha fondato la filosofia dello "psico-design". www.psico-design.com