Negramaro negli stadi: comunicazione e canzoni intramontabili

Preparati, attenti, perfettamente in sintonia e portatori sani di fiducia e amore verso il prossimo, da qualunque parte del mondo arrivi.
Un errore immenso non aver mai ascoltato e visto i Negramaro live, e chiunque non l’abbia ancora fatto dovrebbe rimediare.

Non saprei nemmeno se definirlo show, perché potrebbe essere una parola altamente riduttiva, e nel dubbio utilizzo molte più parole: più di due ore pensate nei minimi dettagli nonostante poi non arrivi mai la sensazione di qualcosa di costruito. Ciò che arriva è il peso di tutte le frasi, che a volte sembravano troppo forti da sostenere come nel caso di “Mi basta” che ci ricorda quanto sia importante lasciare marcire i dettagli più tristi della nostra vita; arriva la voce di Giuliano che si conferma un degno padrone del palco e, azzarderei, anche della pelle d’oca sul pubblico perché gli basta un vocalizzo per scaturirla; arriva  la complicità di tutta la band, nel suono e nei saluti finali in cui i sorrisi, le strette di mano e gli abbracci non mancano.

Ci sono alcune menzioni d’onore, momenti e caratteristiche che più degli altri lasciano il segno anche se per un lievissimo distacco dagli altri.

Per la scaletta, perfetta, che include pezzi nuovi ma anche tantissimi storici messi nei punti giusti, tra un brano nuovo e un altro, un po’ come se arrivassero di colpo a tranquillizzare quei pochi che non conoscono tutte le tracce dell’ultimo album.

Per la scenografia, immensa e folgorante. Gioco di luci spettacolare, e si potrebbe perdere il conto di quanti maxischermi ci siano oltre ai due grandi laterali su cui si proiettano immagini mirate; perfino i musicisti fanno il loro ingresso su dei cubi in movimento che fungono anche da maxischermi.
Per gli arrangiamenti e per la capacità di ridare vita a brani come “Mentre tutto scorre”, lasciando intatta la loro essenza.

Per il Tributo a Dolores O’Riordan: a un certo punto scende il silenzio, nonostante qualche voce flebile canti con Giuliano “Senza fiato”. Sembra che nessuno abbia il coraggio di cantare a squarciagola in questo momento, mentre Sangiorgi si cala dall’alto sul palco. “Ciao Dolores”, e il via a un duetto virtuale che poi tanto virtuale non sembra. Solo applausi. Tanti applausi.

L’ultima menzione la lascio al momento prima e a quello dopo “Per uno come me”. “Il mare è di tutti”, ha ricordato Giuliano per concludere un discorso ben più ampio che a qualcuno avrà sicuramente fatto storcere il naso, ma che in un periodo come questo è necessario soprattutto se fatto da chi ha la fortuna di potersi far ascoltare da migliaia di persone. “Per due come noi, c’è la storia di un amore identico al nostro che racconta di un naufragio e del tentativo di salvarsi. Quei due, che siamo noi, li aspetteranno a riva e permetteranno loro, con ogni mezzo possibile, di realizzare il loro sogno infinito, irraggiungibile, incredibile. Quello di invecchiare.”

In questo tour sembra non mancare niente. C’è la comunicazione, c’è la voce, c’è la musica, c’è il coinvolgimento emotivo e anche quello leggero, perché Giuliano che si tocca la testa mentre canta “e sciogliti i capelli” è qualcosa di esilarante.
I Negramaro ci ricordano, senza dircelo, che le belle canzoni esistono e non hanno tempo; che restano e faranno cantare per sempre tutti. Soprattutto ci ricordano che l’amore, in ogni sua sfaccettatura, non potrà mai fare paura.

I prossimi appuntamenti saranno: l’8 Luglio a Messina e il 13 Luglio a Lecce


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Ambra De Sanctis

Da piccola fingevo di saper scrivere e improvvisavo geroglifici sul foglio perché ho sempre sognato e sogno ancora di fare la scrittrice. Nel frattempo ho scritto un libro, lavoro come freelancer e ho una passione irrefrenabile per la musica, i telefilm, la tv, tutto ciò che è trash e tutto ciò che è cultura. Mi disturbano i disinformati saccenti.

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