Ti prometto la felicità di Laura Cassie. L’amore che sconfigge il dolore della morte e la solitudine

Lorena Innocenti sarebbe stata una venticinquenne come tante se quel giorno, quel maledetto 21 ottobre 2009, non le fosse accaduta una cosa terribile. Come può un solo evento cambiare tutta una vita?

È impensabile che in un solo secondo, veloce come un battito d’ali, tutto possa mutare.

Lorena è stata investita, in quel giorno funesto di qualche anno prima. Salva per un pelo, ha impiegato molto, moltissimo tempo per rimettersi in piedi, per tornare a una parvenza di normalità. Ecco perché è così ossessiva. Ecco perché pianifica ogni cosa. Ecco perché sente sempre come il miracolo che l’ha tenuta in vita sia qualcosa per cui deve ringraziare per il resto della sua esistenza.

Si divide tra il lavoro e una vita fatta di post-it, di regole maniacali, di restrizioni e di solitudine. Ecco, Lorena è quasi sola. È quasi sola non perché non sia capace di farsi degli amici – è sveglia e intelligente – ma perché non può svelare ad anima viva questo segreto che la logora, che le maltratta il cervello. Una sola amica le sta accanto vincendo a colpi di telefono e Pc i chilometri che le separano. A lei, comunque, va bene così. La distanza non fa che proteggerla, che farla stare nella sua zona di comfort, l’angolino sicuro che si è costruita. Si sfoga solo con il suo blog. Lì sa essere quella che è.

“Voglio fare indigestione di vita anche in memoria di chi, quel 21 ottobre 2009, non è stato fortunato come me. Ecco perché mi sento in dovere di vivere anche per loro. Ecco perché sono diventata una specie di maniaca del controllo. Convivo con il senso di colpa per essere sopravvissuta e spesso me ne sento soffocata; cercare di programmare quante più cose possibili, aiuta a placarlo, a farmi sentire meglio anche a costo di sembrare ossessiva”.

Matteo Vannucci fa parte di una band, i Black Sorrow, ed è un ragazzo che non passa inosservato. Talentuoso, bello e giovane: questa sì che è la ricetta per il successo. D’altronde, le ragazze che urlano da sotto il palco durante i concerti non mancano.

Tuttavia il suo animo è gravemente ferito e, nonostante lui non lo ammetta, non è facile curarlo.

Il suo migliore amico, colui con il quale ha condiviso momenti bellissimi, il suo compagno di band e di sogni si è ammalato. Tumore al cervello, questo il verdetto, e tanti saluti. È morto dopo poco tempo. A lui che rimane? Be’, cercare di rialzarsi, vivere come avrebbe voluto il suo amico. Era coraggioso, Giacomo, sapeva dare i consigli giusti e non si perdeva d’animo. Matteo ci pensa e gli manca il fiato.

Quando si perde una persona non è mai chiara la strada da seguire. Non si possono fare previsioni, e nemmeno si può sapere quando farà un po’ meno male… la testa, magari, ma anche il cuore.

“Con Giacomo ho condiviso ogni cosa, siamo cresciuti insieme, eravamo come due fratelli e ora, da quando mi ha lasciato, sento dentro di me una tale rabbia che riesco a sfogare solo correndo. Lui amava correre. Diceva di sentirsi libero, amava il vento che gli soffiava in faccia, e ora, mentre i piedi si muovono a velocità sostenuta, abbraccio quello stesso vento ed è un po’ come se abbracciassi lui, come se mi corresse accanto. Non credo nel Paradiso, non credo che esista un posto in cui vadano le persone quando muoiono, credo piuttosto che restino accanto a noi, seppur dissolte nell’aria che ci circonda, e a volte, ho come la sensazione di sentire ancora il rumore dei suoi passi che riecheggiano nell’appartamento che condividevamo qui, a Firenze, a pochi passi dal centro storico”.

È in questo momento così traballante delle loro vite che Lorena e Matteo si incontrano. Si scontrano, meglio, sbattendo l’uno sull’altro. Non mancheranno i problemi, no. E nemmeno gli sbattimenti di capo. Be’, nemmeno le litigate e le incomprensioni. Lorena e Matteo riusciranno però a lenire l’uno le pene dell’altro?

“Avrei bisogno di un avvenimento sorprendentemente insolito, di quelli che ti sconvolgono la vita e ti fanno innamorare di essa. Vorrei incontrare una persona dal sorriso contagioso, in grado di emozionarmi, capace di far volteggiare le farfalle nello stomaco”.

Laura Cassie, nuova entrata della Literary Romance, mette su una storia struggente, che parla d’amore, sì, ma anche di morte e di solitudine. Di come ricomporre un corpo in pezzi. Di come ritrovare la vita. Di come sorridere di nuovo e innamorarsi per la prima volta.

E ne parla con grande saggezza.

L’amore, alla fine, è l’unico antidoto alla sofferenza.


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Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

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