Temptation Island: il curioso caso di Emma Dalla Benetta, maestra e seduttrice

Ho già espresso tempo fa, e proprio in questa rubrica, la mia opinione, non certo positiva, sulla trasmissione Temptation Island. Trovo inutile quindi replicare un giudizio che non ho avuto occasione di modificare. Anzi, l’inizio di questa nuova edizione e ciò che ho visto, mi porta a confermarlo totalmente, ancora.

Ma voglio scrivere la mia opinione, sempre secondo la mia prospettiva scientifica, sulla questione della tentatrice maestra di inglese vicentina, Emma Dalla Benetta.

Come impariamo, tutti noi, a valutare positivamente o negativamente un comportamento umano? Vedendo cosa accade intorno a noi, come conseguenza, quando questo comportamento viene attuato. Per esempio, se mi fermo, con la mia auto, al semaforo rosso, i pedoni che desiderano attraversare la strada, grazie al fatto che mi sono fermato, lo fanno. Il mio comportamento agevola così il comportamento di altre persone. E questo vale per il positivo, come per il negativo. Come esempio negativo, superare le persone che mi sono davanti quando ci si trova in coda, suscita negli altri, atteggiamenti di riprovazione, e quindi capisco che si tratti di un comportamento riprovevole. In sostanza, come dicevo nel mio video settimanale, inserito nell’articolo scorso sui Ferragnez, sono molto importanti i giudizi che gli altri esprimono sui nostri comportamenti. Giudizi che possono essere manifestati a parole, oppure con ulteriori comportamenti.

Ciò che la nostra mente desidera percepire in se stessa e negli altri è una certa unità, ossia una sorta di logicità fra ciò che si fa nel privato e ciò che si fa nel pubblico. A maggior ragione, questa logicità la si desidera se è presente in settori diversi, ma entrambi pubblici, come in questo caso: la scuola e la televisione.

Certo, questa unità, che alcuni chiamano coerenza,  è di tipo culturale, ossia determinata dallo stile di vita e dalle opinioni condivise su questo stile, all’interno di un gruppo di persone. E noi viviamo in una società quasi completamente ipocrita, per cui è sempre bene tenere lontano dai nostri comportamenti pubblici qualsiasi cosa abbia a che vedere con la seduzione, il sesso e la fisicità che queste cose portano con sé.

Ecco perché il caso della maestra suscita obiezioni e contraddizioni nella mente degli amanti dell’ipocrisia.

Non è logico che una maestra si esprima come seduttrice in un programma televisivo.

Questo è un dato di fatto.

E però, in questo caso specifico, uno dei lavori della maestra è legato al mondo infantile, ai bambini che assimilano come spugne ogni informazione che proviene dagli adulti, in ogni dove, tanto a scuola quanto alla televisione. Dunque, il problema è un altro: “Come valuta la stessa maestra il suo ruolo di educatrice, ossia quale compito ritiene di svolgere nel suo ruolo di insegnante di inglese”? Vuole anche insegnare che l’ipocrisia è di questo mondo, oppure vuole affermare che le persone sono divise in loro stesse, esercitando professioni utili a campare e niente più. Perché se è così, siamo di fronte ad un nuovo tipo di metodo educativo, che tanto “nuovo”, in fondo, non è. Tutti noi diciamo belle cose e facciamo cose diverse da quelle che esprimiamo. E tutti noi siamo un po’ divisi, nei nostri comportamenti.

Forse, dovremmo ragionare su questo. Sulla necessità, eventuale, di trovare una professione che esprima quel benessere interiore, grazie al quale ci si accontenta di essere precari, non necessariamente famosi, ma utili al progresso mentale della specie.

Nel ho parlato anche sul mio canale Youtube, al quale vi invito a iscrivervi.


RIMANI AGGIORNATO SULLE NOVITA’ – Iscriviti gratuitamente qui!

Alessandro Bertirotti

Docente universitario e Visiting Professor di Anthropology of Mind presso la Universidad Externado de Bogotà, Colombia