Lory Del Santo al Grande Fratello Vip. Esiste davvero un modo giusto per elaborare il lutto? #iostoconlory

Credevo fosse Howard il papero alle prese con il destino del mondo, invece era l’ex bambino prodigio vincitore di Io Canto Cristian Imparato, a parte questo sono finalmente tornati in onda Temptation Island con il Grande Fratello nelle loro versioni Vip e Pechino Express che quest’anno ci traghetta alla scoperta del continente africano. I tre format televisivi, per certi versi similari, dove resta fondamentale il mettersi in gioco cercando di rimanere fedeli al proprio Io o meglio all’immagine che abbiamo deciso di costruire a tavolino, hanno già mostrato, durante le prime puntate, quanta differenza passa tra fare una bella figura ed essere una bella persona. Tommaso Zorzi questo certamente non lo sa, per quello ride insieme alla sua fedele compagna di viaggio Paola Caruso. Non me ne vogliano Simona Ventura e Costantino della Gherardesca, ma dovranno attendere almeno un’altra settimana per le mie prime vere impressioni su tutte le coppie e gli scoppiati di queste sconvolgenti, nuove edizioni.

Questa settimana è doveroso focalizzare l’attenzione sull’ingresso di Lory Del Santo nella casa più spiata d’Italia, come se non se ne fosse già discusso abbastanza, e in malo modo. Sembrerebbe che aprire la bocca esclusivamente per darle fiato sia divenuto l’hobby preferito del giornalismo senza scrupoli e dei salotti televisivi pomeridiani, dove sciacalli s’improvvisano specialisti quando si tratta di sindacare la vita, le emozioni e le tragedie degli altri. Per lei il Grande Fratello VIP, ha dichiarato in più di un’occasione, è una terapia, ma la sua decisione fa discutere, spacca in due l’Italia. Molti l’hanno addirittura accusata di non essere stata presente al funerale del figlio per paura di essere esclusa dal reality. Non è la giusta cura, non è una terapia, è una pazzia il solo pensarlo, queste sono tra le più bonarie critiche che le hanno rivolto prima e dopo aver varcato la porta rossa. Il concetto generale di terapia o cura, per definizione stessa dei termini, non è applicabile strettamente in campo medico, ma è estendibile a qualsiasi ambito volto ad alleviare, ridurre o estinguere uno stato di disagio. Mi sembra davvero impossibile che non abbiate mai sentito dire o detto: “quel viaggio è stato terapeutico”, “quell’abbraccio è stato terapeutico”, “quel libro è stato terapeutico”, “quel confronto è stato terapeutico”, “quel sorriso è stato terapeutico”, “quell’esperienza è stata terapeutica” etc. etc. etc. Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di soffrire e di reagire come vuole, come meglio crede.

Qui ci troviamo di fronte ad una perdita innaturale ed ingiusta verso cui si dovrebbe mostrare solamente rispetto, rimanendo in silenzio, senza dover sentenziare ad ogni costo le scelte, alle volte anch’esse drammatiche, di chi cerca di convivere con un dolore così grande. Si è liberi, ribadisco e sottoscrivo, di scegliere sempre per se stessi, ma mai liberi di limitare la libertà altrui.

Esiste davvero un metodo preconfezionato per elaborare il lutto?

Io non c-redo, anzi, ne sono certo, non esiste alcun modello! La perdita di una persona cara è tra le esperienze intime più ardue e destabilizzanti della nostra vita, l’elaborazione del lutto poi, neanche a parlarne, è emotivamente logorante. Imparare ad accettare la sofferenza e sapere come risollevarsi in quella sopravvivenza forzata, continuando ad occupare il proprio posto nel mondo, non può che esserci di grande aiuto.

C’è chi asserisce “fasi”, chi “compiti” e più di qualcuno che invece si pronuncia inutilmente. Ma non fareste meglio a lasciarla libera, se così fosse, anche di sbagliare? Chi siete voi per giudicare?! Dove eravate voi, mentre perdeva ogni certezza?! Chi ve lo ha chiesto poi?!

È il suo lavoro, è la sua pelle, sono le sue emozioni, è un’ulteriore cicatrice che non laverà più via.

Quante madri quotidianamente vivono lo stesso dramma e sono costrette, dopo soli 3 giorni di permesso retributivo, a tornare sul posto di lavoro? Troppe e spesso sole, anche se in mezzo a tanta gente, perché il fardello che portano sul petto, quello che schiaccia il cuore, il più delle volte è impensabile persino da raccontare nell’intimità dei propri pensieri.

Lory Del Santo per me non è solo una nuova concorrente del GF Vip, tempo fa ho condiviso con lei e Marco Cuculo un viaggio straordinario. È una persona autentica, vera, una donna forte e determinata che non ama nascondersi né rifugiarsi nelle paure, e se la vita le ha riservato questa nuova occasione, è giusto che l’abbia colta. La sua filosofia può essere sintetizzata in uno dei più famosi aforismi di Oscar Wilde: è meglio essere protagonisti della propria tragedia che spettatori della propria vita. Voi avete detto la vostra, io ho detto la mia #IOSTOCONLORY


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Simone Di Matteo

Simone Di Matteo, curatore della DiamonD EditricE, autore, scrittore e illustratore grafico è tra i più giovani editori italiani. I suoi racconti sono presenti in diverse antologie.Nel 2016 partecipa con Tina Cipollari alla V edizione del reality show Pechino Express in onda su Rai2 formando la coppia degli Spostati. Dopo Furore (tornato in onda in prima serata su RAI2 nel marzo 2017) 
è tra gli ospiti del nuovo esperimento sociale in onda su Rai4 Social House. Attualmente è impegnato in una missione segretissima a favore della pace nel mondo. Web: www.simonedimatteo.com