Far pace con la sofferenza

Siamo tutti uguali nella gioia, ognuno diverso nel dolore.

Questo concetto mi ha da sempre aiutato, a comprendere quanto noi possiamo essere discordi nell’affrontare i dispiaceri.

Importante tenerlo a mente quando incontriamo chi agisce in modo differente da noi, nei confronti della sofferenza. Importante non giudicare.

Nello scorso articolo ho parlato dell’importanza di scegliere il giusto nutrimento per mente e corpo. Ho parlato di consapevolezza.

Abituati alla distrazione dall’esterno, come tv e web, è possibile riscoprire quelle sensazioni che di solito tendiamo a soffocare come paura e ansia.

Di solito cerchiamo di scacciare via il dolore con una pastiglia pretendendo di farlo tacere. Anche se Lui sta cercando di comunicare con noi, dandoci dei segnali e delle indicazioni precise, su come dovremmo agire per il nostro bene.

Il risultato è che non ascoltandolo alla fine si metterà a urlare finché saremo costretti a dargli retta.

Così funzionano le emozioni negative. Arrivano con un preciso compito e noi dovremmo essere così risvegliati e presenti da comprendere la loro utilità.

Proviamo a immaginare alle emozioni negative come a un bambino che ha bisogno di attenzioni e coccole. Se non considerato, finisce per combinare danni, così da attirare l’attenzione. Così agiscono i nostri sentimenti.

Il segreto è non aver paura delle nostre sofferenze interiori. Necessario è intenderle, prima che ci travolgano da non riuscire più a gestirle.

Anche perché se non accettiamo la nostra sofferenza, non potremo mai comprendere quella altrui.

Con l’intento di ricercare le emozioni utili a migliorare la nostra vita, suggerisco di agire per il bene personale e comune.

Propongo di provare a sperimentare un esercizio, utilizzando lo strumento del respiro.

Se riusciamo a concentrarci sul nostro respiro, possiamo portare la mente nel qui e ora, ed essere astanti su quello che stiamo facendo, riconoscendo così l’emozione che alberga nel momento.

Prendendo una pausa per stare da soli qualche minuto. Pensiamo a un problema verso una persona per la quale non si riusciamo ad accettare un limite. Ideale verso un genitore.

Camminiamo lentamente portando l’attenzione al respiro. Ogni passo inspiriamo ed espiriamo.

Arrivando così alla presenza, isolati dal resto del mondo.

Portiamo l’attenzione verso un nostro limite che ci rattrista.

Perdoniamolo come si fa con un figlio dagli occhi dolci che ci chiede scusa.

Accettiamo il nostro dolore, questo è l’obiettivo. Quando pensiamo di esserci perdonati, proviamo a rivedere la posizione verso la persona scelta. Potrebbe essere che ora la considerazione rispetto al prossimo sia cambiata.  Saremo in grado di amare i difetti altrui perché abbiamo iniziato ad accettare i nostri. Solo se siamo in pace con noi stessi, possiamo trovare gioia intorno a noi. Vi auguro una buona ricerca.