“Amabile inferno”, il libro di Eleonora Fasolino: l’amore tra un prete-professore e la sua studentessa diciottenne

Argomento spinoso, nel libro “Amabile Inferno” dell’esordiente e talentuosa Eleonora Fasolino: amore e religione, colpa o diritto. Felicità o tristezza. Notte e giorno.

Ma vediamo più nel dettaglio.

Melania Santacroce ha diciotto anni, si prepara ad affrontare l’ultimo anno di un liceo classico di stampo cristiano ed è irrimediabilmente, terribilmente, completamente innamorata dell’idea dell’amore. Non l’ha provato sulla pelle, non ancora, ma lo immagina e lo brama. Vorrebbe perdersi in quella che è la passione, senza freni, senza se e senza ma, senza regole. La descrive, nei versi che compone, questa voglia matta di legare la propria testa – e il proprio corpo – a quello di un’altra persona, in modo che i due cuori battano all’unisono. È anche molto insicura: alta e robusta non riesce infatti a vedersi per quella che è. Una bella ragazza, una bella ragazza dai capelli viola e dalle forme importanti. Acuta e divertente, è capace di uscite che spiazzano gli altri. È piccola e grande allo stesso tempo, Melania, ed è pronta… pronta per amare.

Manfredi Vergara è un professore, il suo professore. Nota in lei sin da subito un valore aggiunto. La guarda e vede qualcosa di più. Ciò è estremamente sconveniente. E non solo perché Melania – “Santacroce”, come la chiama lui – è una sua alunna, ma perché lui, oltre ad essere un insegnante, è anche un prete. Don Manfredi. Un uomo del Signore. Nel suo passato, più sofferenza che serenità e nel suo presente un’inguaribile voglia di espiare i peccati. I suoi peccati, quelli che crede imperdonabili, indimenticabili, impronunciabili. Incapace di perdonarsi per colpe in effetti non sue, si punisce continuamente, punendo così anche gli altri. È un uomo buono, Manfredi, un uomo buono che la vita ha messo in croce più volte, dispensandogli più lacrime che risate.

“Quel commento lo fece ridere. Ridere! Non lo aveva mai sentito ridere e fu come bere cioccolata calda dopo un temporale feroce. Vibrava nel petto e si liberava fuori, carezzandola e contagiandola. Difatti, Melania sorrise, e quando accese la radio aspettò di trovare la stazione giusta, quella che ascoltava ogni mattina con Francesca, che trasmetteva solo musica rock”.

Galeotta fu una poesia ritirata. Inizia così il tutto: Manfredi che legge i versi di Melania, Melania che – da sempre attratta da lui, benché bloccata dalle circostanze – si espone. Et voilà. Ah, l’amour! Piano, con estrema cautela e tanta paura, i due si avvicinano. Ridono insieme, confidano paure e segreti, si abbandonano finalmente a quella nuova situazione.

“Manfredi alzò il volto per guardare il cielo, non si vedevano che poche nuvole e le scie vaporose lasciate da un aereo di passaggio. Gli osservò la mandibola, seria, era sempre perfettamente rasato, e le venne la strana sensazione di sfiorargli la guancia con le dita per sentire quella ruvidezza sotto i polpastrelli. Così le intrecciò per tenere le mani occupate.

«Qual è stata la parte che hai preferito della messa?» le chiese dopo un po’. «Intendi a parte “La messa è finita, andate in pace”?»

«Melania…»”

Le distanze son tante. Tolta l’età (16 anni di differenza tra i due), c’è lontananza anche di pensieri, di carattere, di comportamenti.

Melania non è per nulla certa di credere in Dio. Inoltre, affronta questa storia, questa meravigliosa storia d’amore, solo con il cuore. Manfredi, più razionale e più grande – ammesso e non concesso che l’età possa essere determinante quando il cuore batte forte –, sembra più cauto – perlomeno all’inizio.

Si blocca, spesso, e tenta in ogni modo di resisterle, poi però si abbandona. Ha bisogno di tornare alla vita, di appagare l’infelicità che lo inchioda a ciò che è stato e mai più sarà.

È un uomo, un uomo fatto di carne e cuore, e ad un certo punto – un amabile punto – si abbandona a lei, il suo “amabile inferno”.

Ma per l’eternità o per lo spazio di un pensiero?

“Aveva permesso a Melania di avvicinarsi e… no, non lo aveva permesso. Lo aveva desiderato. Lo aveva desiderato da quel pomeriggio a Largo Argentina, quando lei lo aveva spogliato senza nemmeno toccarlo; quando gli aveva ricordato la bellezza del desiderio. Un desiderio totale, di spirito e carne. Lei l’aveva preso, ostinata, e lui l’aveva lasciata fare.”

La Fasolino – penna eccezionale – ci porta in un mondo fatto di passione, di amore oltre ogni limite ma anche di restrizioni. Di collarini. Di perdono da chiedere a Dio e non solo. Di cuore diviso a metà. Di tasselli da ricostruire.

C’è il passato, un passato che brucia e che rende le cose assai più difficili. E c’è il futuro, e anche quello fa paura e blocca i due protagonisti. C’è la religione che non è mai un elemento di pesantezza nel racconto ma è solo una cornice, un contorno che distanzia e unisce allo stesso tempo i due protagonisti – come se il proibito renda ancor più eccitante la questione.

E poi il sesso. L’amore carnale che è poi il punto massimo di emozione tra due menti unite.

Non è un caso che viaggi sui social a grande velocità: “Amabile Inferno” è certamente una lettura interessante, molto interessante. Il lettore la divora, mettendo in dubbio anche le sue, di credenze. Perché l’amore, se rispettoso e tra adulti, è sempre giusto. È sempre bello. È sempre legittimo. Soprattutto se porta sorrisi, se riscalda un’anima ormai fredda, se cancella le colpe e mitiga le pene.

Ma tutto questo anche agli occhi di Dio?

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

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