Concertone 2019, la gioventù spazza via le polemiche | REPORTAGE

“Cerco un centro di gravità permanente”. No, non stiamo solamente parafrasando la celebre canzone di Franco Battiato – coverizzata in apertura dai Pinguini Tattici Nucleari – bensì ci stiamo immedesimando nelle migliaia di giovani accorsi alla 28° edizione del Concertone a San Giovanni (Roma). Vittime della pioggia torrenziale e del disorientamento lavorativo, ma combattenti grintosi e irrefrenabili, i ragazzi sono stati nuovamente corpo e anima della famosa piazza capitolina, da ambo le parti, nonostante l’eterno Noel Gallagher.

Perché oltre agli intrepidi avventurosi, fra impermeabili e ombrelli, che si sono riversati nell’area interdetta al traffico dalle 15 fino a notte inoltrata, e ai “compagni” del piccolo schermo (con il picco più alto di ascolti nella fascia 18-34 dal 2013 ad oggi e circa 170.000 interazioni sui social con gli hashtag #Concertone e #1M2019) segnaliamo una gioventù rampante anche dietro le quinte, che disdegna l’etichetta degli “emergenti” e rappresenta, secondo il conduttore Lodo Guenzi, “la nuova musica popolare italiana”.

IL BACKSTAGE DEL CONCERTONE: UN’INASPETTATA “SICUREZZA” GIOVANILE

Ce li aspettavamo timidi, agitati, o perlomeno impressionati. E invece i ragazzi che hanno animato la prima parte del Concertone, da Eman agli Eugenio in Via di Gioia, passando per LeMandorle e La Rappresentante di Lista, si sono dimostrati all’altezza della situazione, calcando il mega-palco con disinvoltura e misurandosi in tranquillità con la stampa.

“Mi sono trovato molto bene – ci rivela a fine set Alessandro Lombardi, alias LeMandorleavrei continuato per un’altra mezz’ora davanti a questa gente in presa a bene!”

La felicità però fa rima con umiltà, soprattutto quando ci appelliamo a quel richiamo del conduttore bolognese ai “palasport pieni”, a cui ha controbattuto simbolicamente il cantante torinese con un “noi siamo una realtà ancora piccola, ma non vediamo l’ora di crescere”.

E quel segnale di crescita lo desidera pure Eman, in scena con il singolo “Giuda”, che mette nel suo cassetto dei desideri proprio di “vedere tanti altri palchi come questo”.

L’elemento più gettonato? L’identificazione da parte del pubblico, in grado di far tirare fuori il meglio ad artisti indipendenti come il trapper Izi, il duo milanese Coma_Cose , gli scatenati Canova e gli irriverenti Eugenio in Via di Gioia, che hanno deliziato pure il backstage con la loro ironia e leggerezza artistica per molto tempo.

Chi, invece, ha assaporato il temuto mainstream di Sanremo, senza apportare “mutazioni genetiche”, sono stati gli Ex-Otago e i La Rua che si sono misurati, a loro parere, con “una piazza pronta a saltare in aria” e hanno “dato tutto – loro – stessi”, mischiando “il nuovo con quello che – sono – sempre stati”.

Ma possiamo parlare solo di giovani spensierati a cui hanno lasciato solo cantare? Diciamo di no.

CONCERTONE, LE PAROLE CHIAVI SENZA UN’ ETA’

Stando al nostalgico Manuel Agnelli che ha rivendicato dal palco del Concertone l’omaggio a Kurt Cobain, in occasione dei 25 anni dalla prematura scomparsa (“la morte arrivò come un segnale: il segno che non sarebbe cambiato nulla”), all’intramontabile Daniele Silvestri che ha unito con maestria dramma (“Argentovivo”) e ironia con un liberatorio “mortacci”, e ai combattivi Subsonica con il loro messaggio di disubbidienza artistica (“la storia ci insegna che ci sono momenti in cui si può disubbidire e questo è uno di quelli”), sembrerebbe che le chiavi del messaggio sociale di quest’anno siano state lasciate ai veterani del Primo Maggio ma non è stato proprio così.

Infatti si ravvisano, nonostante il profetico invito di Ambra Angiolini a “fare attenzione alle parole” insegnamenti proprio da artisti inaspettati, dallo slogan femminista di Ylenia Lucisano “contro la violenza siamo tutte donne” alle attenzioni del vincitore di X-Factor Anastasio nei confronti di “chi ha montato questo palco”, fino alla dedica di Ghali prima della nuova hit ‘I love you’ ai “ragazzi nelle carceri” a cui augura “una volta usciti, di trovare un lavoro e dimenticarsi del passato”.

Carattere, insomma, per una generazione musicalmente versatile che è in grado di coinvolgere a pieno tondo la piazza, come son riusciti in particolar modo Achille Lauro, Carl Brave (con un set ampio e clamorosamente di successo dopo la performance dell’ex Oasis) e Gazzelle, senza mai scordare il lato serio di questa manifestazione, sulle ali di quel “non smettere mai di crederci”, urlato a squarciagola dalla sorella di un altro giovane – disgraziatamente – celebre: Stefano Cucchi.


Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).