Ama senza paura, non giudicare chi non è riuscito

L’amore è magia. Quando si trova, è come un dono del cielo.

Quel sentimento che ci rende forti e che ci permette di sentirci vivi.

Diventiamo romantici e la nostra anima sembra raggiungere l’estasi.

L’essere umano è in grado di creare amore e produrre energia positiva soddisfacente al proprio fabbisogno. La condivisione diventa vincente perché appaga tutto di noi.

Riempie gli spazi emotivi, che necessitano i sentimenti. Appaga il corpo creando la giusta chimica che noi chiamiamo amore.

Al di là dell’aspetto romantico, è importante ricordare la relazione tra mente e corpo.

Tutta questione di Feromoni che proviamo con le farfalle nello stomaco. Grazie all’olfatto e al gusto che ci innamoriamo con un bacio.

Il lavoro non è amare, ma rendere pratica la convivenza dei sentimenti. Quell’’organizzazione perfetta che permette a due persone di amare se stessi e gli altri allo stesso modo.

Non è la volontà che rende possibile ma la capacità di amare che rende grande una relazione.

A volte siamo amati per quello che diamo non per quello che siamo.

Mi vengono in mente le parole di William Shakespeare “ama chi ti ama non amare chi ti sfugge, ama quel cuore che per te si strugge… Non t’ama chi amor ti dice ma t’ama chi ti guarda e tace”.

Siamo arrivati a non riuscire a farlo. La paura di soffrire ci limita.

Preferiamo isolare e criticare chi ci prova.

A volte essere noi stessi diventa un ingombro per chi decide di contenere.

Diventa un difetto se ad amare si è da soli. Ci s’innamora più dell’idea che della persona.

Se poi ci si affida e ci sentiamo trattenuti e non sostenuti, diventa una trappola da cui è difficile uscire.

Se non si è liberi in due, qualcosa non va e nasce il conflitto. Le diversità diventano un peso. A quel punto nulla più potrà andare bene. Per ogni cosa che accade, ci sentiamo toccati nel profondo.

Così si arriva a giudicare. Puntando un dito verso un argomento, non considerando che, tre dita sono sempre rivolte, verso di noi.

Chissà che a ogni giudizio e chiusura verso gli altri, corrispondano tre cose che non abbiamo risolto con noi stessi.

Quello che noi reprimiamo, lo trasformiamo in giudizio.

Non mi piace e quindi non lo tollero è un retro-pensiero che colpisce soprattutto i più generosi. Dopo essere stati feriti, passano il tempo a scegliere, di essere buoni, ma con il desiderio di vedere un giorno la giustizia in tutte le cose.

Intolleranza. Crescono a dismisura i casi di persone che l’hanno trasformato in alimentare.

Stiamo rifiutando. Noi stessi.

Dal momento in cui si hanno dei dubbi, è perché non è “vero amore”.

Forse siamo saturi di qualcosa che non riusciamo a riconoscere in noi e quindi lo attribuiamo agli altri.

La debolezza ci spaventa. Vogliamo sentire forza. Non possiamo affidarci a chi sentiamo fragile.

C’è, sempre qualcuno o qualcosa, che comanda.

Chi lo fa, deve avere polso. Chi invece segue, ha bisogno d’istruzioni.

Non importa quale sia la direzione.

Tanto da qualche parte si deve andare. Importante che chi urla e sovrasta sia in grado di illuderci.

Sino a quando non arrivano doveri e limiti. L’emozione cambia. La delusione cresce. Il dolore si espande. La rabbia prende spazio nella nostra vita.

Qui abbiamo bisogno di credere.

L’amore è un’illusione se non la rendiamo reale. Come in tutte le cose non basta crederci, è necessario lavorarci.

La ricerca dell’amore come della libertà va fatta dentro di noi.

Io mi amo è il primo obiettivo. Io ti rispetto, è il companatico che non va mai da solo.

Insieme questi due sentimenti possono aiutare a vivere la propria vita, in condivisione con tutti.

Senza invidia per chi possiede più di noi. Senza voglia di avere e non fare, perché si tradisce il primo passo. Per amare il prossimo, parti da te stesso. Il lavoro è veramente tanto e non finisce mai. Quando pensi di aver finito, sta iniziando un nuovo cammino.

Questo è il gioco che si sta svolgendo intorno a noi. A noi la scelta.

La mia regola che mi piace dispensare è : “Ama, chi non ha paura, d’amare. Premia chi ha provato a farlo. Non giudicare chi non è riuscito.”