“Lovebook” di Simona Sparaco: l’amore al tempo dei social.

“Era di moda, anni fa, farsi beffe dell’amore a prima vista come di una ridicola fantasia. Ma le persone che pensano, e quelle che sentono profondamente, hanno sempre affermato la sua esistenza”.

Chi si sentirebbe di dare torto al grande Edgar Allan Poe, ideatore di questa frase che spesso si sente e molto più spesso si riporta su Facebook?

A chi non è mai successo di provare quel bruciante desiderio dopo un solo sguardo?

Be’, sull’amore a prima vista si sono scritti libri, si sono cantate canzoni, si sono recitate parti teatrali e tutti noi – tutti, eh, anche chi non lo ammetterebbe mai, e poi mai – sappiamo bene cosa significhi perdersi dopo un solo battito di ciglia: l’amore a prima vista è impellente, è bello, è reale e talvolta, come tutte le sensazioni potenti, è doloroso.

Se poi si unisce il colpo di fulmine con la meraviglia del primo amore – quello che si ricorda sempre con un briciolo di batticuore –, beh, non c’è più niente da fare: si potrebbe essere schiavi di quel desiderio per sempre.

In “Lovebook” di Simona Sparaco troviamo, appunto, questa fusione impossibile da sedare, a tratti conturbante e a tratti magica. Sì, avete letto bene: non si può placare.

Nonostante tutto, aggiungerei.

Nonostante un amore finito che sembra essere stato perfetto. Nonostante il ricordo non sia più così vivido. Nonostante spesso il destino remi contro e non si possa far nulla per contrastarlo, solo aspettare che la ruota giri. Ah, sì, perché gira, eccome se lo fa.

Solidea è una venticinquenne un poco spenta. Lavora nella cartolibreria di famiglia – un luogo che le provoca ansia perché non le permette, o forse lo crede lei, di spiccare il volo – e ha un cane, Matita.

Ha grandi sogni, sì, ma ha anche grandi paure. Non può più navigare, è ferma, e la sua ancora ha un nome: Matteo.

Il suo fidanzato storico l’ha mollata per una ragazza bella ma superficiale e lei non è capace di farsene una ragione. Non era perfetto, Matteo, ma per lei era il meglio del meglio. Non può stare da sola, la romantica Solidea… Lei che sogna Parigi e che nella sua casa ha, come sacra reliquia, una fotografia: “Le Baiser De L’Hotel De Ville” di Robert Doisneau.

Sogna di poter sostituire, un giorno, quella fotografia storica con una sua. Si vestirà proprio come la protagonista, questo lo giura, e anche il suo uomo sarà vestito con vestiti così anacronistici da risultare perfetti.

Non solo: si daranno un bacio e verranno immortalati così, in una bellissima riproposizione di quell’amore solo sua. Lei poi appenderà quell’istantanea di felicità proprio lì, dove adesso c’è la leggendaria. Ahi ahi, sognare a volte fa male, soprattutto se non ci si sente felici.

Solidea è ferma, in un limbo. Non sa che direzione prendere.

Fino a che non le viene mostrato l’immenso mondo di Facebook, ed eccoci qui, per l’appunto.

Il popolare social nato dalla genialità di Mark Zuckerberg e diventato famoso in tutto il mondo è la chiave per aprire la porta che la tiene chiusa in se stessa. Le cose cambiano radicalmente quando digita un nome: Edoardo Magni. Lui, sogno di mille notti, l’amore di quando era bambina, quel colpo di fulmine impossibile da spiegare ma che è capace di stravolgere tutto, di colorare tutto, di rendere tutto perfetto. Aveva trecce e pon pon, all’epoca, ma lo ricorda come fosse il giorno prima.

Lo amava in modo totale. Certo, aveva otto anni, ma poco importa: sarebbe stato lui l’amore della sua vita.

Cosa succederebbe se, udite udite, anche Edoardo Magni si ricordasse di quella bambina con i grandi occhi verdi che lo osservava come se da quello sguardo traesse la forza vitale?

Galeotta fu una richiesta d’amicizia, da qui si parte. Be’, i social dividono, talvolta, i social isolano, i social complicano tutto. Però a volte, proprio come in questo caso, i social sistemano tutto.

Simona Sparaco affronta temi delicati in modo molto leggero, scorrevole, persino divertente.

Troviamo complesse dinamiche familiari. Troviamo amore non corrisposto che quindi si trasforma in gelosia, in ossessione, in turbamento.

Troviamo la paura di non essere all’altezza. Troviamo il tradimento e la certezza di non poter più continuare su una certa strada, pena la morte dell’anima. Troviamo il risentimento. E troviamo le bugie, quelle semplici fin troppo che si dicono per mantenere una persona al proprio fianco ma che hanno, lo sanno tutti, le gambe corte.

Mi è piaciuta particolarmente la parte della cartolibreria: spesso la soluzione ai nostri drammi, alle nostre infelicità, alla nostra staticità è più vicina di quanto non si creda.

Bisogna solo cercare di vedere le cose da fuori, sdoppiarsi per evitare di guardarle in modo troppo personale. Reinventarsi, sempre. Cristallizzarsi, mai.

Solidea è l’incarnazione di tutti noi: tutti ci sentiamo bloccati, in qualche periodo della nostra vita, e tutti noi abbiamo le stesse sue paure, gli stessi affanni.

Questo libro insegna che il destino serve, eccome se serve, ma serve anche un po’ di coraggio, per ristabilire le cose.

Il coraggio di prendere un treno.

Il coraggio di dire la verità.

Il coraggio di buttarsi…

Il coraggio di cercare una persona su Facebook.

Titolo: Lovebook

Autore: Simona Sparaco

Editore: Newton Compton Editori

Pagine: 208

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.