FaceApp | La moda virale su Instagram dei volti invecchiati | Come funziona?

Impazza la moda della nuova app in grado di stravolgere la fisionomia di un volto, invecchiando o anche ringiovanendo, in un semplice touch.

Non è magia ma un approccio scientifico: molto simile a quello che viene applicato dalla Medicina Estetica nelle valutazioni per prevenire l’invecchiamento nel pieno rispetto di volumi e proporzioni per un risultato armonioso ma soprattutto reale.

Una foto, migliaia di like ed è subito un boom virale.

Una novità che lascia il segno e non solo sul volto, quella che impazza in questi giorni tra divi, giovani e non grazie ad un’applicazione. FaceApp® è basata sull’intelligenza artificiale e reti neurali, in grado di proiettarci a 90 anni per farci scoprire quanto le nostre gote, palpebre, labbra ed espressioni saranno decaduti.

Agli antipodi della Medicina Estetica? Assolutamente no, semplicemente un algoritmo che mette in pratica le stesse valutazioni applicate dalla Medicina Estetica che prende in considerazione per contrastare l’anti-aging, nelle tipiche zone di invecchiamento del volto ossia l’area zigomatica, perioculare, l’angolo mandibolare e le guance.

I filtri che usano l’intelligenza artificiale per analizzare l’immagine e apportare delle modifiche al viso non rispecchieranno sicuramente il vero sorriso e nemmeno l’evoluzione dell’invecchiamento come quello proposto da FaceApp®, ma il risultato sembra realistico perché prende in considerazione le stesse aree anatomiche che anche noi medici valutiamo per rispondere alle esigenze dei nostri pazienti. Vedersi più giovani o più vecchi può essere divertente ma bisogna sempre tenere a mente che non è un’immagine reale e corretta ma frutto di una distorsione e accentuazione dei nostri dismorfismi. Intervenire per migliorarsi si può ma con le giuste metriche valutando e ponderando le richieste e i desiderata dei pazienti”, afferma il Prof. Alberto Massirone – Presidente della Società Scientifica Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà.

“L’utilizzo di una tecnologia di questo tipo può essere oltre che divertente anche utile se usata in maniera corretta per spiegare al paziente alcuni concetti cardine della morfodinamica dell’invecchiamento del viso che guidano noi professionisti nella pianificazione di un trattamento. Il fattore critico può manifestarsi quando i pazienti interpretano l’elaborazione dell’algoritmo come qualcosa di reale e raggiungibile e si presentano presso i nostri studi portando quel risultato come l’obiettivo da raggiungere; questa forzatura può spingere oltre i limiti di sicurezza, di armonia e naturalezza del risultato. Anche in questo caso compito del vero professionista è di mantenere sempre il controllo della situazione e non perdere mai di vista la giusta direzione, l’etica e quindi la sicurezza del paziente. Oltre al fatto che le procedure estreme non sono spesso compatibili con un risultato naturale espongono ad un incremento dei rischi di possibili complicanze; purtroppo questa è la tendenza in vera crescita: correzioni e procedure esagerate che, oltre a dare origine a risultati “discutibili” espongono i pazienti a rischi ingiustificati”, conclude il Dott. Marco Papagni – Medico Estetico, Membro équipe Centro per la Gestione delle Complicanze in Medicina Estetica – Centro Clinico Agorà – Società Italiana di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà.

Ma come agisce l’algoritmo dell’applicazione? Giocando sulle modificazioni classiche: con il tempo alcuni compatimenti adiposi si atrofizzano, come ad esempio gli zigomi, altri ne incrementano o perdono di volume come le labbra; cambia la skin quality incrementando le rugosità e modificando il colore e la texture; modifica la punta nasale ingrandendola oppure se già cadente accentuandola ancora di più; le palpebre superiori si appesantiscono mentre le inferiori sono spesso oggetto di lassità cutanea così come gli angoli mandibolari che perdono la loro caratteristica tipica dell’età giovanile.

Un salto non solo nel futuro ma anche nel passato che questa e molte altre app si prefiggono di farci fare utilizzando, come nel caso dei filtri di ringiovanimento, gli stessi concetti al contrario. L’immaginario è appunto fittizio ma soprattutto del tutto lontano dal lavoro del Medico Estetico che, a differenza di quello che non può fare un algoritmo, valuta lo studio di un volto, la sua possibile evoluzione e i relativi trattamenti per rinfrescarlo nel pieno rispetto dell’armonia, delle giuste proporzioni e volumi al fine di raggiungere un risultato naturale e rispondente alla realtà.

Redazione

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