“Ninfa dormiente”: torna Teresa Battaglia, il commissario di polizia nato dalla straordinaria penna di Ilaria Tuti

Ilaria Tuti, autrice-rivelazione del 2018 – il suo “Fiori sopra l’inferno”, marchiato Longanesi, fa ancora parlare di sé –, torna nelle librerie con un nuovo, eccezionale libro.

Tra le pagine di “Ninfa dormiente” ritroviamo infatti uno dei personaggi più interessanti del panorama letterario contemporaneo.

“Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa”.

Forte come prima? Beh, sì. Capace di battute al vetriolo, che non si piega a (quasi) nessuno, la Battaglia è, per riprendere le parole di Donato Carrisi, “più di una protagonista: è una luce piena di ombre, uno spazio dentro il nostro cuore. È già indimenticabile”. Ma un male la divora da dentro e questo la rende più esposta, sebbene sia un azzardo pensarla debole. La sua mente affilata, che d’altronde è sempre stata la sua arma preferita, inizia ad abbandonarla, la lascia in balia delle onde, la confonde, le chiede pietà e lei non vuole ancora essere sincera con chi le sta accanto. Un ultimo caso, un’ultima persona da salvare, ecco cosa chiede, un’occasione per uscire dalle scene degnamente.

E quest’ultima opportunità arriva con un “cold case”, un caso freddo. I “cold case” sono quelli per cui nessuno (o quasi, come in questo caso) piange più, quelli che non hanno risposte da decenni, quelli che bisogna cercare nelle scie di chi in vita non c’è nemmeno più.

Le indagini partono da un quadro, un’opera bellissima che ritrae una fanciulla sconosciuta. Per delineare i suoi incantevoli lineamenti, però, è stato usato del sangue umano proveniente direttamente da un cuore pulsante. Quanto coraggio – o psicopatia – ci vuole per intingere il dito in un organo che cessa di battere e tracciare linee e archi? E soprattutto, il sangue è della fanciulla? Il suo assassino è l’ex partigiano pittore Alessio Andrian, incapace di muoversi e parlare proprio da quell’ultimo dipinto?

Tutto questo si domanda la Battaglia, chiamata a rapporto per risolvere un assassinio avvenuto non uno, non cinque ma settant’anni prima. Massimo Marini, il freddo ispettore con un mucchio di scheletri nell’armadio, la seguirà in questo percorso fatto di ostacoli.

“Il cuore del mondo ha sospeso il suo battito. Tacciono le fronde e il canto degli uccelli. I pallidi petali degli anemoni selvatici non vibrano al vento e le stelle paiono avere pudore a mostrarsi nel crepuscolo. La montagna sembra chinarsi a osservare il miracolo che si sta compiendo a valle, in un’ansa dove il fiume dal letto sassoso riposa quieto. La Ninfa dormiente prende forma sotto le mani del pittore. Nasce, rossa di passione e amore”.

Una delle peculiarità del testo è l’ambientazione. Tuti non descrive semplicemente, Tuti crea. Delinea. Scava. Dipinge lei stessa dopo aver intinto il dito nel cuore pulsante dell’ambiente circostante. Tuti ci permette di immergerci, di respirare gli stessi odori dei protagonisti, di vedere con i loro occhi, di toccare con le loro mani. È un linguaggio a tratti poetico e a tratti frizzante, comunque mai solo accennato. Le parole si rincorrono, si mescolano, si dividono. Spirali di frasi si susseguono fino a creare vortici di mondo.

Altra nota distintiva è l’accurato lavoro di ricerca che trasuda dal testo. Come lei stessa precisa poi nelle “Note dell’autrice”, la Tuti ha studiato prima di mettersi al Pc, prima di permettere al suo libro di prendere forma. E questo lo si nota già dalle prime pagine.

La meticolosità con cui è descritta la popolazione della Val Resia è straordinaria e frutto di analisi attente: le caratteristiche del popolo resiano sono riportate con veridicità e attenzione, quasi con reverenza, con rispetto. È depositario, d’altro canto, di tradizioni che durano da secoli e parla una lingua riconosciuta come in via d’estinzione dall’UNESCO. Per immergersi in un universo simile e per saperlo riportare su carta, ci vuole attenzione, empatia e talento.

Molto interessante è il rapporto che Battaglia e Marini riescono a costruire. Si evolve, non è fermo, statico, ma cambia, sale di livello. I due battibeccano – e i loro scontri sono apostrofi effervescenti della narrazione – ma si cercano, hanno bisogno l’uno dell’altra, si fanno da spalla. E ciò non vuol dire che ogni tanto non si scornino, anzi, è proprio il contrario.

“Nonostante l’età. Al di là della via che si era scelta, al di là di quella che non si era scelta, Teresa Battaglia era – e sempre sarebbe stata – una Madre”.

Tuti, con la sua penna, ci trasporta là dove c’è la forza magica delle donne, ci permette un ingresso gratuito nello sciamanesimo, in mezzo agli elementi naturali che cambiano tutto e che tutto aggiustano o rompono. Ci porta oltre le nostre stesse convinzioni. Ci conduce dove a tratti non esiste più la razionalità ma solo le emozioni, le sensazioni, le forze e le debolezze dell’essere umano. Ci mostra il Male, quello che Teresa Battaglia guarda negli occhi, quello che mette in pericolo Massimo Marini, quello che sconvolge il lettore immerso nelle pagine del suo romanzo e che lo fa desiderare di arrivare all’ultima pagina.

Ti prego, viene da dire, dimmi di più.

Di più.

E il “di più” arriva, sebbene si faccia attendere assai, e ci colma.

Libro: Ninfa dormiente

Autore: Ilaria Tuti

Pagine: 480

Editore: Longanesi

Anno: 2019

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.