Diego Galdino racconta “Bosco Bianco”, il suo nuovo romanzo | Recensione & Intervista

“Bosco Bianco”, il nuovo romanzo di Diego Galdino, uno degli autori italiani più tradotti all’estero, parla d’amore, un amore che resiste alle bugie, ai problemi e alle incomprensioni.

“L’amore non finisce se non le scrivi, se non la senti, se non la vedi, sarebbe troppo facile. L’amore non è un interruttore, un rubinetto, un armadio con le ante scorrevoli. L’amore non si fa assumere a tempo determinato, l’amore non si piega, l’amore non si spezza, l’amore non lavora a progetto, non ha un responsabile, non è colpa di nessuno, non ha colpe. L’amore non si prende nella stagione dei saldi, non si riporta indietro se è scucito, non si prende in un negozio dell’usato, non si chiude come un conto in banca, non si prende in affitto, non trasloca. L’amore non si stanca, né fatica, non tenta la fortuna, non scommette. L’amore il destino se lo crea, l’amore non si nota, l’amore non ci sta…L’amore non è peccato, non è una malafemmina, non è un romanzo, non è criminale, non è una persona, l’amore sono due, che si fondono insieme e restano così per sempre. Perché da me non potrai avere sempre tutto, ma è certo che il mio cuore non smetterà mai di darti tanto…

Chiara Pizzi, sentendo la morte vicina, lascia la splendida tenuta di Bosco Bianco – che dà il titolo al romanzo –, sulla costiera amalfitana, alla figlia di una cara amica, Maia Antonini, e al suo unico nipote, Samuele Milleri. Si tratta di un posto bellissimo, immerso nel verde, fatato, ameno. Proprio qui, dove leggenda narra che lo scrittore americano Albert Grant abbia nascosto un diario segreto, si snodano le vicende del libro.

Andrea Razzi, titolare di un’agenzia immobiliare, approfitta dei problemi finanziari di Samuele Milleri per comprare la sua parte. È furbo, Razzi, e sa del diario. Quanti soldi frutterebbe? Con Milleri fuori dai giochi, rimane solo Antonini. Ma come fare a convincerla?

Ed è proprio qui che entra in gioco Giorgio Betti, agente immobiliare giovane, affascinante e dolce quanto basta. Fingi di essere Samuele Milleri, vai lì, dille che venderai e convinci anche lei a fare lo stesso: questo l’ordine che gli viene imposto da Razzi. Anche a costo di farla innamorare, certo, su questo non ci sono discussioni. Il bravo Betti, gravato dal peso di due figlie da mantenere, non se lo fa dire due volte e parte alla volta della bellissima tenuta. Si mette la maschera di un uomo diverso ed entra nella vita della bella e sfortunata Maia.

Ma come fare se la donna che ci si trova davanti è la più bella di tutta la terra?

Dovrà fingere, Giorgio Betti/Samuele Milleri, e saprà farlo insolitamente bene, malgrado il bruciore di stomaco collegato alle menzogne.

Ma la verità viene sempre a galla.


Noi di M Social Magazine abbiamo intervistato Diego Galdino per saperne di più.

Uno degli autori italiani maggiormente tradotti all’estero. Come si sente quando pensa di essere così amato dai suoi lettori?
Preoccupato che mi abbiano confuso con Ken Follet. A parte le battute una delle più grandi soddisfazioni della mia vita letteraria è vedere lettori dei paesi in cui sono usciti i miei romanzi, approfittare di una vacanza a Roma per venirmi a trovare al bar in cui lavoro per farsi fare una dedica, una foto con me dietro al bancone, un caffè preparato dal sottoscritto. In quei momenti mi sento davvero uno scrittore speciale.
Scrittore-barista. Come si fa a conciliare questi due lavori così diversi? Stare a contatto con tanta gente la aiuta a trovare le caratteristiche dei suoi personaggi, a delineare le storie?
Di sicuro adesso non è molto facile conciliare le due cose, perché sono diventate entrambe una parte fondamentale della mia vita e l’una non può più prescindere dall’altra. Nei miei due romanzi dedicati al caffè e al Bar grande importanza hanno avuto i miei clienti abituali ed infatti le mie due storie sono molto autobiografiche. In realtà però per scrivere i miei romanzi d’amore il più delle volte mi piace affidarmi esclusivamente alla mia fantasia. Anche perché mi resta molto difficile immaginare Antonio l’idraulico come un protagonista di un romanzo d’amore.
 
Quando e come è nata la passione per la scrittura? Il Diego Galdino bambino sognava di mettere nero su bianco storie? 
Ho iniziato a scrivere romanzi molto tardi, anche se da bambino scrivevo delle storie di fantascienza. Affascinato da cartoni animati come Goldrake o Mazinga Z, ricordo che la signora Maria, uno dei personaggi de “Il primo caffè del mattino”, mi cuciva insieme i fogli per farli diventare dei piccoli libri. Mi dispiace tantissimo che siano andati persi. Si può dire che sono diventato lo scrittore di oggi per merito – o colpa – di una ragazza adorabile che a sua volta adorava Rosamunde Pilcher. Una scrittrice inglese che di storie d’amore se ne intendeva parecchio. Un giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: “Tieni, questo è il mio romanzo preferito. Lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile”. Il titolo del romanzo era “Ritorno a casa” e la ragazza aveva pienamente ragione. Quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era “I cercatori di conchiglie”. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza di cui ero perdutamente innamorato era vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie. Ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: “Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere”.Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra. Con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia; un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Decine di foto al mare, al cielo, alle verdi scogliere, al muschio sulle rocce; al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno; fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita. Tornato a Roma, lasciai come promesso i miei occhi, i miei ricordi, le mie emozioni a quella ragazza. Forse le avrei lasciato anche il mio cuore, se lei non si fosse trasferita con la famiglia in un’altra città a causa dei suoi problemi di salute. Era lei che mi aveva ispirato quel viaggio. Mi venne voglia di scrivere una storia che a differenza della nostra finisse bene.
A quale dei suoi libri è più affezionato e perché?
Sarebbe facile pensare a Il primo caffè del mattino, il romanzo che mi ha dato il successo letterario nazionale ed internazionale, ma la verità è che il mio libro a cui sono più affezionato è Mi arrivi come da un sogno, il libro per il quale uno degli agenti letterari più bravi ed importanti al mondo mi ha voluto con se e il libro che ha fatto sì che una casa editrice come la Sperling & Kupfer decidesse di scommettere su di me mentre era alla ricerca di un Nicholas Sparks italiano.
Una citazione di “Bosco Bianco” che vuole regalare ai lettori.
«L’amore non è un interruttore, un rubinetto, un armadio con le ante scorrevoli. L’amore non si piega, l’amore non si spezza. L’amore non si prende nella stagione dei saldi, non si riporta indietro se è scucito, non si prende in un negozio dell’usato, non si chiude come un conto in banca, non si prende in affitto, non trasloca. L’amore non si stanca, né fatica, non tenta la fortuna, non scommette. L’amore il destino se lo crea. L’amore sono due, che si fondono insieme e restano così per sempre».
In Bosco Bianco c’è un colpo di fulmine che lega Maia Antonini a Giorgio Betti/Samuele Milleri. Lei crede nel colpo di fulmine?
Credo che ci siano cose già scritte e che nulla capiti per caso, anche in amore. Credo negli sliding doors, ma anche che l’amore è per i coraggiosi.
Giorgio Betti mente a Maia, la inganna, le fa credere di essere una persona diversa rispetto alla realtà. Lei alla fine lo perdona. Lei ritiene che l’amore, quello vero perlomeno, alla fine vinca su tutto?
Sempre, l’amore vince sempre anche quando perde, perché qualcosa di buono te lo lascerà sempre e comunque.
 
Cornice suggestiva, vicenda romantica… Come le è venuta l’ispirazione per questa storia? Da cosa è partita?
Ho pensato che l’unica cosa che potesse rivaleggiare con Roma fosse una bellezza naturale, così ho scelto la costiera amalfitana ed ho creato la tenuta di Bosco Bianco. L’idea di questa storia nasce tanti anni fa, in uno dei momenti più difficili della mia vita. Avevo appena divorziato ed ero terrorizzato dal non poter più vivere quotidianamente le mie figlie, il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia normale e tutte queste sensazioni le ho riversate sul protagonista della storia.
In generale, come avviene il suo processo di scrittura? Arriva prima un’idea riguardante la trama o un dialogo, un volto, un episodio singolo?
Basta un’immagine, una canzone, uno stato d’animo per far accendere la mia fantasia. La cosa certa è che quando inizio a scrivere la storia ce l’ho tutta nella testa fino all’ultima scena.
Da una casa editrice importante all’auto-pubblicazione. Come mai questa scelta?
Con L’ultimo caffè della sera si è concluso il mio rapporto editoriale con il Gruppo Mondadori e per pubblicare Bosco Bianco con un editore di pari livello avrei dovuto aspettare la primavera del 2020, io invece ero convinto che questa storia meritasse di essere letta il prima possibile a qualsiasi costo, così ho deciso di anticipare i tempi autopubblicandolo, anche se poteva sembrare una scelta azzardata dato il mio curriculum editoriale, anche se ciò poteva significare che questo libro potesse essere acquistato solo online a differenza di tutti quelli precedentemente che si trovavano in bella mostra su tutti gli scaffali delle librerie d’Italia.
Nel testo, è molto presente la città di Roma. Giorgio Betti ne parla con grande ardore, la ama, la cerca. Per lei è così?
Per me Roma è il mondo, non esiste nessun altro posto in cui vorrei vivere. I latini dicevano “Ubi maior minor cessat” ed io considero Roma la cosa più grande di tutte.
Parliamo dei suoi personaggi… Come sono nati? Ha preso spunto da persone reali?
A parte il protagonista che come ho già detto è un po’ una proiezione di un mio stato d’animo, per il resto tutti i personaggi di Bosco Bianco sono frutto della mia immaginazione.
Che libro c’è nel suo comodino in questo momento?
La canzone di Achille di Madeline Miller, amo i romanzi storici.
Ha dei progetti a breve e a lungo termine? Ci può spiegare, se le va, cosa bolle in pentola?
I prossimi mesi per me saranno molto belli ed intensi è prevista l’uscita de L’ultimo caffè della sera in tutti i paesi di lingua spagnola e in tutti quelli di lingua tedesca, il quarto romanzo in Bulgaria e il nuovo romanzo in Italia con una nuova casa editrice. Poi dovrebbero arrivare importanti novità per quanto riguarda la trasposizione cinematografica a livello internazionale de Il primo caffè del mattino e de L’ultimo caffè della sera.

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

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