“Eliza” di Sara Caporilli: la forza di una donna che si salva da sola diventando da serva e donna potente

Eliza non ha la libertà, né un cognome. Sigismund, re di Laschcote, la tiene prigioniera sin da quando era in fasce. Nei suoi occhi, la giovane vede scorrere l’odio, un astio profondo e a tratti immotivato. La flagella, la tortura, la violenta. Quando tenta di scappare, lui la riporta a sé. Come un oggetto, come una proprietà. Lei è sua, non sa perché ma c’è un filo che unisce quell’orco, quel mostro, quell’uomo che uomo non può essere definito, fino a lei.

Accanto a sé, la povera Eliza può avere solo la balia, la donna che l’ha cresciuta come fosse figlia sua tentando – talvolta senza riuscirci – di proteggerla. Nulla ha potuto di fronte al sadismo del re, però almeno le è stata vicina. Le ha curato le ferite. È stata fustigata lei stessa, di quando in quando. Ah, sì, c’è anche un prete maligno e debole che la confessa facendo sembrare sua la colpa di quelle violenze.

Sigismund non conosce compassione. Non conosce pena. Non conosce amore. Come se qualcuno avesse succhiato dalla sua stessa anima ogni parvenza di umanità, va in giro a dimostrare la sua ferocia in un regno che lo teme.

Eliza non è solo la sua serva, una ragazza – bellissima, per giunta – da tenere sotto controllo, in gabbia, come un animale, ma è anche la sua concubina. L’ha voluta nel suo letto che aveva solo quattordici anni e da allora non ha mai smesso di farla sua ignorando le suppliche, i pianti e le disperazioni.

È rassegnata a dover sperare che il suo padrone muoia, quando le cose per la giovane cambiano. Ma sarà l’ingresso di un comandante, l’affascinante Leonard, a fare in modo che il destino prenda una piega differente. Arrivata quasi alla morte, Eliza avrà una sua prima rinascita.

Sarà l’inizio di un cerchio.

Fuori da quelle mura, diretta verso un’altra contea, la ragazza scoprirà di essere più forte, ben più potente di quanto credesse. E il passato arriverà. Farà male, è vero, ma non sarà vuoto. Non sarà vano.

È proprio questo l’incipit di “Eliza”, il romanzo di Sara Caporilli uscito qualche giorno fa per Newton Compton.

Sara Caporilli descrive in maniera magistrale il cambiamento della ragazza da schiava, misera e fragile, a donna di mondo, capace di azioni forti. Non posso andare nei dettagli – causa spoiler – ma Eliza sarà capace di salvarsi da sola, di crescere e diventare un’altra persona. Così come la fenice rinasce dalle sue stesse ceneri, la giovane rifiorirà grazie alle cicatrici che tappezzano il suo corpo. Le sofferenze non la manderanno al tappeto, ma la eleveranno, dandole audacia e ardore.

Sì, avrà uomini accanto pronti a proteggerla – come l’uomo che amerà più della sua stessa vita –, ma la cosa importante è che ce la farà da sola. Da sola. Contando sul suo ingegno, sulla sua versatilità e sulla sua capacità di rialzarsi. Sempre. Nonostante tutto.

In questo libro, quindi, il fulcro è la potenza di una donna che fa del proprio passato un’arma.

C’è anche tanto amore. Non amore sdolcinato, né perfetto. C’è un amore totale, paralizzante. Un amore che è così perché il destino stesso l’ha deciso. Un amore che sopravvive alle angherie. Un amore che nasce nell’incomprensione e in essa trova terreno per germogliare. Eliza amerà più della sua stessa vita. E verrà amata allo stesso ardente modo.

Volete un romance, di quelli semplici dove – puff! – le persone si amano e tanti saluti? No, evitate di leggere questo libro.

Qui, come ho detto, c’è la forza di una giovane e l’amore forte che due persone sono capaci di provare l’una per l’altra, è vero, ma c’è anche devastazione, c’è sofferenza, c’è morte e c’è rimpianto. Soprattutto rimpianto. Ci sono segni sulla pelle. C’è la cattiveria in ogni sua estrema sfaccettatura. C’è il male psicologico. C’è il cambiamento.

Particolarmente riuscito, sebbene secondario, è il personaggio della balia. Questa donna che non ha partorito la giovane ma che la tratta come una figlia a tutti gli effetti è l’emblema della figura materna, pronta a tutto per la sua prole. La sua tacita vicinanza alla ragazza crea nei lettori un sentimento di tenerezza, di vicinanza, di affetto.

Leonard rapisce subito. È un uomo forte, virile, ma anche buono. Capace di carezze dolci tanto quanto può essere fatale la sua spada.

Menzione d’onore per Accursio. Anche lui cambia, e con lui cambia quella che è l’idea che il lettore si fa.

Nel complesso, molto bello. Non è semplice tenere l’attenzione viva per più di 550 pagine. La Caporilli riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, lo tiene fermo immobile a chiedersi cosa accadrà, cosa diavolo accadrà.

Titolo: Eliza

Autore: Sara Caporilli

Casa editrice: Newton Compton

Pagine: 557

Anno di uscita: 2019

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.