“Amore, bugie e altri guai”: donne, cucina e Venezia. L’intervista a Simona Friio e Amanda Foley

Rebecca Colombo ha trentasei anni, è una milanese doc, è molto poco espansiva con chi conosce poco e la sua vita va a gonfie vele. Non potrebbe immaginare, nemmeno sotto gli stupefacenti più pesanti, una vita migliore di così. Sì… questo finché non viene licenziata dalla casa editrice per la quale, negli ultimi anni, ha dato tutto. A quel punto, non le rimane che sopravvivere e per farlo deve accettare un impiego in una piccola realtà editoriale a… Venezia. Poco male, è una persona pratica, Rebecca, ed è capace di cavarsela in ogni situazione. Quindi, valigie tra le mani, parte alla volta della città. Una citta che, a dirla tutta, non le piace. A Milano poi lei lascia il cuore: Marcello, uomo molto più grande di lei, non vede l’ora di poterla sposare – sebbene lei non sia tipa da “Sì, lo voglio” – e la coccola in tutti i modi in cui una donna può essere coccolata.

Sarà per poco, si dice la donna, e poi tornerò. Però le cose sono destinate a cambiare. Conosce Maria, una donna di mezza età con due figli ormai adulti e un marito fedifrago dal quale si è appena separata ma che continua ad amare da morire, e Greta, una ragazzina senza peli nella lingua, con i capelli verdi e che la fa divertire sin da subito.

La vera svolta arriva, però, quando Maria decide, con l’aiuto della cugina Paola, di mettere su un corso di cucina veneziana. Sette appuntamenti a casa sua per imparare a sfornare perfetti piatti della tradizione. Rebecca non sa perché c’è finita dentro anche lei ma, sin da subito, inizia a innamorarsi di quelle pietanze. Parte sempre dicendo che lei quella cosa lì non l’assaggia e poi, una volta messa la forchetta in bocca, esplode in una pace di sensi. In quella stessa cucina, altre donne. Abbiamo – oltre a Maria, Rebecca e Greta –  Clarissa, una bellissima donna schiacciata da una suocera maligna e perennemente angustiata dal suo non diventare madre dopo quasi un anno di matrimonio; abbiamo Anna, taciturna e riservata, che ha un marito che le usa violenza psicologica; abbiamo Laura, la bacchettona mamma di Greta, che ha fatto della sua unica figlia una ragione di vita e che le fa guerra per ogni cosa non sia piatta e normale.

Attorno a quella tavola, tra verità nascoste e confessioni fatte a fior di labbra, le donne stringeranno – benché non sembri possibile, viste le diversità di carattere – rapporto, diventando non intime ma un gruppo. Un gruppo di donne che fa fronte comune e che si rifugia dietro i fornelli come rimedio alle tristi o complicate vicende familiari.

Uno degli aspetti più particolari è il fatto che il libro metta al primo posto le donne… donne fragili, donne forti, donne che non sanno spiegare l’intero universo che hanno dentro il cuore. Donne succubi, che non sbocciano. Donne belle e non solo fuori. Donne problematiche e fin troppo moraliste. Donne che sono maltrattate psicologicamente, che lo sanno di esserlo perché non c’è nessun occhio nero e nessuna corsa all’ospedale. Donne che sembrano fredde ma che fredde non sono. Donne che hanno solo bisogno di una mano per brillare.

In “Amore, bugie e altri guai” c’è l’amicizia, c’è l’amore, c’è l’insicurezza, c’è l’infelicità. Ci sono scelte estreme, discutibili seppur comprensibili. Ci sono battibecchi e incomprensioni. Ma c’è anche molto cuore.

Amanda Foley e Simona Friio sono state particolarmente brave: hanno creato un mondo tanto chiaro, preciso, definito che anche chi non è mai stato a Venezia, come me, può sentirsi parte di questa città, seppur solo con la mente. Anche per quanto riguarda la scrittura a quattro mani vanno fatti dei complimenti: non si nota nessuno distacco di stile. Punteggio pieno.

Noi di M Social Magazine le abbiamo intervistate!

Questo non è il primo romanzo che scrivete insieme, giusto? Come e quando è nata l’idea di scrivere a quattro mani? Pregi e difetti della scrittura “condivisa”. In che modo ci si muove?

Amanda: Siamo al terzo romanzo scritto a quattro mani. L’idea è nata grazie alla voglia di mettersi in gioco e tentare qualcosa di diverso. I pregi della scrittura “condivisa” sono diversi; ci si sprona a vicenda quando una delle due è a corto di idee ed essendo in coppia, la trama, i personaggi e ogni aspetto della narrazione è osservato da diverse angolazioni.

Per quanto riguarda il muoversi, non c’è una linea standard, a volte ci siamo divise i personaggi, altre ci siamo divise i capitoli, in successione, oppure siamo intervenute all’interno dello stesso capitolo. Non esiste una regola fissa, ci si muove sul momento, in base a come avanza la storia.

Come è nata l’idea di una storia ambientata a Venezia?

Amanda: Per i primi due romanzi avevamo scelto l’ambientazione lombarda, familiare a Simona che vive lì. Questa volta è stato il mio turno e visto che vivo a due passi dalla città lagunare, la scelta non poteva che essere questa.

Parliamo del tema centrale del libro, le donne riunite a cucinare e a mettere sul tagliere, oltre che gli ingredienti, anche i loro problemi. Quando avete pensato a questa trama?

Amanda: Personalmente sono sempre stata affascinata dalle storie che usano il cibo come mezzo di comunicazione e chiave di lettura per raccontare delle vicende. Le ricette, specie se antiche o con ingredienti segreti, intrigano sempre e quindi abbiamo deciso di tentare questa strada.

Simona: Da sempre la cucina ha un potere ipnotico sulle persone. Quante volte ci si confronta davanti a un bel piatto di spaghetti? La tavola accomuna le persone, mette a nudo l’anima che ci piaccia o meno.

Personaggi: avete preso spunto da persone reali? Sono tutti ben definiti. Ognuno di questi, poi, ha mucchi di segreti, di problemi, di cose non dette. Ce ne parlate?

Amanda: Le donne del romanzo sono frutto della nostra fantasia, ma le situazioni, il loro sviluppo e il come le donne affrontano il tutto, è un po’ la storia di molte di noi, perché le protagoniste hanno età diverse, dalla ventenne Greta, universitaria bizzarra con i capelli verdi a Maria e Anna, madri con figli ormai adulti. Abbiamo quindi sia storie che modo di fronteggiarle molto differenti.

Simona: In linea generale i personaggi, così come ben detto dalla mia socia, sono frutto della fantasia ma non dimentichiamo che al di fuori delle pagine scritte c’è tutto un palcoscenico a cui attingere.

Rebecca è una milanese trapiantata a Venezia. Impara ad amare quel luogo, ma le ci vuole un bel po’. Si sente, diciamo, un pesce fuor d’acqua. Le altre donne sono veneziane doc. Tramite il cibo, la stessa Rebecca impara ad amare un luogo che non è il suo. Le altre aspiranti cuoche provette trovano il modo di svagarsi, di pensare ad altro, di accantonare i problemi. Pensate sia possibile? Partire dal cibo per arrivare ad amare una città? Risolvere i propri conflitti interiori tramite un buon piatto cucinato come da tradizione?

Amanda: Credo che il cibo giochi un ruolo importante nelle relazioni umane. Basti pensare che alcune delle più importanti decisioni della Storia sono state discusse a tavola. Cucinare assieme, sperimentare ricette in compagnia è un modo come un altro per trovare un po’ di spazio in questa società che ci vuole sempre più isolati, grazie all’illusione delle amicizie virtuali. Quando si sta ai fornelli, si impasta e si gusta un buon cibo in compagnia, riusciamo ad abbassare la cortina invisibile che spesso ci avvolge.

Simona: Credo che la condivisione del cibo sia un buon punto di partenza per amare una città, si pensi solo alla Romagna e al suo buon cibo fatto di pasta e tortellini, oppure alla Toscana e alle sue bistecche di chianina… L’Italia è il Bel Paese e diciamo che un italiano si sente sempre un po’ a casa propria qualunque luogo scelga.

Gli uomini ci sono, certo, ma sembrano essere d’importanza secondaria. Quasi, si dà l’idea che le donne debbano fare fronte comune per farcela, che si debbano riunire tra loro, appunto, aiutare, spronare per raggiungere la serenità. Ci parlate di questo aspetto? Era vostra intenzione lanciare un messaggio alle donne?

Amanda: Mai come adesso la donna ha la giusta consapevolezza della propria individualità. Millenni di Storia testimoniano la nostra grandezza davanti alle situazioni più drammatiche e disparate e, senza andare agli estremi, dobbiamo comprendere che siamo principesse anche senza un principe che corra a salvarci. Prendiamo atto che il ‘principe’ è solo un collaboratore, sicuramente valido, ma la capacità di destreggiarsi nelle avversità, soprattutto la quotidianità, che talvolta è sfibrante, deve venire dal nostro bagaglio emotivo.

Simona: prendiamo Rebecca: alla fine decide per se stessa. Lei è l’ideale di indipendenza, è la donna che accomuna tutte le altre e fa in modo che in ognuna emerga la propria indole.

Una domanda che faccio frequentemente perché mi affascina andare indietro nel tempo è questa: le piccole Amanda Foley e Simona Friio sapevano già che sarebbero diventate scrittrici?

Amanda: Il mestiere dello scrittore ha sempre avuto un fascino indiscusso nel mio immaginario, tuttavia non avevo contemplato, nemmeno nei sogni, l’eventualità di scrivere e pubblicare.

Simona: e chi l’avrebbe mai detto? Io voleva fare l’archeologa oppure la veterinaria, o la stilista (e ci sono andata vicina…)

Pubblicazioni precedenti: a quale vostro libro siete più affezionate?

Amanda: Pensieri Imperfetti è il romanzo a cui sono più legata, per le tematiche e perché l’ho scritto in un periodo molto particolare della mia vita.

Simona: Amo tutti i miei romanzi perché ognuno è legato a un momento particolare.

Cosa bolle in pentola? Progetti condivisi o solitari?

Amanda: Abbiamo da poco terminato un nuovo romanzo a quattro mani, questa volta la scelta dell’ambientazione è caduta sulla Scozia, patria del whisky che in questo romanzo è il vero protagonista. La narrazione contemporanea prende spunto da un fatto risalente alla Seconda guerra mondiale. In questo romanzo, oltre al rosa, la storia si tinge anche di giallo con una spiccata vena ironica.

Personalmente ho in cantiere un romanzo individuale.

Simona: Il romanzo scritto sul whisky è stato divertente! Non vediamo l’ora di farlo leggere al pubblico.

A marzo uscirò per More Stories con un romanzo contemporaneo, ma ho in dirittura d’arrivo anche un Regency…

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

One thought on ““Amore, bugie e altri guai”: donne, cucina e Venezia. L’intervista a Simona Friio e Amanda Foley

  • 11 Gennaio 2020 in 12:04
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    , grazie per aver condiviso questo articolo; aiuta davvero la mia storia a raggiungere gli altri in simili difficoltà matrimoniali, è difficile vedere il tuo vero amore prendere una direzione diversa, sono stato sposato per 10 anni e un giorno mio marito mi ha detto che non ha potuto continuare il nostro matrimonio perché incontra un’altra donna che decide di chiedere aiuto e di trovare qualcuno con la mia storia simile online e il loro matrimonio è stato riconciliato, e penso che sia stato in quel momento che ho deciso di cambiare la mia storia, vivo felice con il mio marito proprio come ci eravamo sposati prima, rafforziamo il nostro amore per ciascuno e scopro anche che mio marito ha avuto un’influenza negativa, sono molto grato a questa persona per l’aiuto,., Whatsapp 23490) 7317) 8333) jajajspellcastertemple @ gmail. com

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