ARISA si racconta e ci racconta NUCLEARE: “noi cerchiamo di farci amare attraverso l’ambizione o attraverso l’apparire. Aspetti che sono ben lontani dal vero amore puro” | INTERVISTA

“Quando mi tradisco, quando mi dimentico chi sono, è come se riaprissi un dialogo con quella ragazzina che non voglio assolutamente deludere


Deluse di certo non saranno le donne e le future mamme a cui Arisa e Manupuma dedicano e sopratutto donano il brano “Nucleare” scritto dalla cantautrice Manupuma.
Due voci, due donne in un unica forza, a sostegno (attraverso la musica), della Fondazione Francesca Rava, che corre in aiuto (in questo periodo storico difficile per tutti), delle donne e delle mamme ai tempi del Covid-19.

Obbiettivo del progetto, è quello di allestire percorsi ad hoc per sostenere il parto in totale sicurezza, per se stesse e per i loro bambini.
“Nucleare è un brano bellissimo”, racconta Arisa,“Ho subito pensato che fosse il nitido manifesto di questo tempo.”
Attraverso la Fondazione Rava, Arisa è stata volontaria in Haiti, Messico, e nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto, dove la fondazione ha ricostruito otto scuole. A tal proposito, la stessa dichiara: “Sono molto contenta di lavorare con loro, e li ringrazio per avermi dato ancora la possibilità di rendermi utile e di emozionarmi tanto.”

Raggiunta Arisa telefonicamente, abbiamo cosi chiacchierato di questo bellissimo progetto e di molto altro ancora. Ecco a voi la nostra chiacchierata.

Arisa e Manupuma, due voci speciali, che si uniscono per dar vita a Nucleare, brano di grande sensibilità e delicatezza d’animo. Quando e come arriva il vostro incontro?

Nasce da un amicizia tra me e Manu. Un confronto artistico sempre vivo, che ha fatto si che lei mi facesse ascoltare il suo Disco, in cui vi erano tante belle canzoni. Tra le tante, c’era Nucleare, che mi ha colpito al primo ascolto. Abbiamo cosi deciso di registrarla insieme e di tenerla li senza chiederci nulla. Durante la pandemia, abbiamo deciso di devolvere il brano ad una causa molto importante, come la maternità Covid-19, perchè il Coronavirus (come sappiamo tutti), ha preso il sopravvento su tutte le strutture ospedaliere.

Riferendoti a Nucleare, dici di essertene innamorata al primo ascolto. Perchè?
E’ una canzone molto bella e mi ha subito emozionato tantissimo, sopratutto il ritornello che fa: “Se io fossi Dio, cercherei l’amore negli occhi di un bambino”. Come dice la canzone, “in fondo l’amore è il più antico petrolio”. Ed è proprio cosi, perchè noi cerchiamo di farci amare attraverso l’ambizione o attraverso l’apparire. Aspetti che sono ben lontani dal vero amore puro. E invece se Dio (che è il più grande di tutti), cercasse questo amore puro, lo troverebbe solo negli occhi di un bambino, che è l’essere più puro che esista, perchè non si è ancora sporcato con la realtà. Tutto ciò a me ha emozionato tantissimo.

Come nasce la tua Collaborazione con la Fondazione Rava?

Nel 2016 vengo contattata da Francesca Turci, sorella di Paola Turci. Cosi ho iniziato a lavorare con loro con concerti di beneficenza, poi mi sono recata ad Haiti, in Messico e nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto. Ti dico che sono molto contenta di lavorare con loro perchè hanno una forza e una determinazione capace di risolvere le cose. Quindi li stimo molto.

Durante la quarantena, molti hanno lavorato su loro stessi, altri hanno deciso di lasciarsi catturare dal dolce far niente. E Arisa?

Ho pensato molto alla musica e in più ho vissuto la mia casa. Ti spiego…Prima della quarantena, vivevo la mia casa come un albergo. Adesso invece non mi sento più in colpa se ci sto un pomeriggio. Prima avevo sempre l’ossessione di fare fare, mentre ora questa quarantena, ha dato un giusto ritmo alla mia vita. Un ritmo giusto. Ovviamente sono molto dispiaciuta per chi ha sofferto e sta soffrendo, ma credo che per qualcuno, la quarantena sia stata fondamentale.

Sbirciando il tuo profilo Instagram, mi ha colpito tanto una frase che hai scritto sulle donne. Cito testualmente: “Tutte noi siamo un pozzo prezioso di sorprese e abilità, ma spesso ci lasciamo condizionare”. E quando ci dimentichiamo della nostra profondità, come si torna indietro?

Io faccio riferimento alle mie foto da bambina. Ricordo che quando ero una ragazzina, avevo sogni e buoni propositi verso tutto ciò che mi circondava, immaginandomi da adulta. Quando mi tradisco, quando mi dimentico chi sono, è come se riaprissi un dialogo con quella ragazzina, che io non voglio assolutamente deludere. Cercando cosi di farmi forza e ricentrami in quel senso. Bisogna sempre volersi bene e cercare di non tradirsi mai, anche nell’amore. Giusto equilibrio in tutto.

Quindi: “Quando arriva la notte e resto sola con me, la testa parte, va in giro in cerca dei suoi perchè?”

Ah io lo faccio sempre (sorride), ho il cervello che non si ferma mai. Ricordiamoci, che tutte dobbiamo essere fiere di essere Donne. Dobbiamo essere coscienti del nostro potere. Siamo forti pero siamo molto soggette a farci sminuire. Invece dobbiamo mantenere una dignità di chi sa di valere, ovviamente senza eccedere nella prepotenza.

Rosa Spampanato

Rosa Spampanato anni 35. Amante della scrittura. Collaboratrice per diversi Magazine Online nella sezione spettacolo: Cinema, Musica, Teatro e TV.

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