“Come cambia lo sguardo” di Susanna Trippa | RECENSIONE

L’entusiasmo, l’euforia, si infiammano e si spengono con niente. Gli animi, a volte, seguono le correnti. Si lasciano influenzare o si attaccano alla propria voce. Il senso di appartenenza politico, culturale, territoriale, identitario, per molti segna la strada. È una bussola emotiva che cresce o muore a seconda dei casi e delle persone. Appartenere a qualcosa significa avere dei principi, degli obiettivi, non perdersi quando le nuvole coprono le sicurezze. Certo, non bisogna avere i paraocchi. Essere chiusi nelle proprie convinzioni, facilmente confutabili, è da ottusi. È come restare bambini con il palloncino in mano, allentata la presa alla prima distrazione, scappa. A tradimento. È vero, usare troppa ragione inasprisce l’anima, però, assecondarla troppo si rischia di essere travolti. I dubbi servono, sono fondamentali, rinfrescano il senso critico e costruiscono la personalità di ognuno. Insomma, anche le certezze sbiadite dall’appartenenza ad un ideale può essere ripudiate. E siamo ingannati da noi stessi o da chi ci ha fatto credere che fosse giusto così, che le cose andavano cambiate, fatte. I poteri forti nascondono molte verità, insabbiano appartenenze, decidono da quale parte guardare, su chi e cosa puntare. Velando, oscurando e addirittura anche distorcendo gli obiettivi a cui la massa si volge con speranza. Pochi conoscono la vera appartenenza a qualcosa, che poi diventa altro, che si modifica sulla base delle menti poco rette e degli interessi di potere. La politica ne è un esempio. 

In Come cambia lo sguardo, Gli anni del Sessantotto di Susanna Trippa si scala gli anni e le indecisioni della protagonista, la scrittrice stessa, che come i figli dei fiori pensava di cambiare il mondo e di toccare le stelle. In una Bologna dalle sciarpe rosse al vento, Susanna si affida alla mente, ai ricordi, in un percorso introspettivo che la porta ad analizzare con schiettezza come ha vissuto il Movimento che ha segnato un’epoca. Non nasconde nulla, neanche le sfrontatezze da bambina. Si racconta, la scrittrice. La sua appartenenza ai ricordi la mettono in salvo da un modo di sentire finito e sfiorito in qualcos’altro. Per capirlo, però, ha dovuto osservare, respirare, annusare, entrarci anche dentro in punta di piedi nel Movimento, fino ad andarsene alla chetichella per la delusione, per i dubbi. Il Sessantotto, scavando a fondo, sembrerebbe una messa in scena di ideali con le sue manifestazioni, con le parole dure e vergognose alle forze dell’ordine, con azioni di fuoco. Un inganno, per nascondere altro.

Disarmante la penna della scrittrice. La sua prosa si imprime sulla pelle del lettore come ondate chiassose. Senti che ti appartiene, che è una parte di te. Lo stile è corposo, profumato, sa di magia, di innocenza, di consapevolezza, di equilibrio trovato.

Libro: Come cambia lo sguardo

Autore: Susanna Trippa

Editore: Armando Curcio

Pagine: 252

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *