Alberto Malanchino, il perfezionista di “DOC” con il fuoco sacro della recitazione | INTERVISTA

Facile indossare un camice, difficile renderlo credibile: Alberto Malanchino è riuscito a rivestire con grande efficacia i panni dei nostri eroi contemporanei, empatico e perfezionista, nel gruppo degli specializzandi di “DOC-nelle tue mani”, sfruttando a pieno quel fuoco sacro nato in età infantile. E infatti già a 4-5 anni, abbiamo scoperto da una speciale intervista telefonica realizzata in questi giorni, si ritrovava assieme alla mamma davanti alla tv ad osservare stupefatto capolavori nostrani come “La Piovra”, a deliziarsi con l’animazione di “Space Jam” e pian piano a seguire altri kolossal come “Il Padrino”. Piccoli passi, come del resto compiuti per arrivare al grande pubblico di Rai 1, che vedono l’epifania personale attorno alla quinta superiore, con la visione de “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare: “rimasi affascinato da quello spettacolo – ha ammesso il giovane attore classe 1992 – e mentre tutti pensavano di andare alla Bocconi o ad altre università mi misi in testa che volevo fare questo lavoro”.

Ed ecco che da lì si aprirono le porte della Scuola Paolo Grassi di Milano, dove il ragazzo di Cernusco sul Naviglio ha ottenuto il diploma nel 2016, cominciando così la sua carriera fra teatro, cinema e tv: “grazie a questa scuola, mi son sentito tutelato da poter scoprire i miei limiti e i miei punti di forza”. Una psicanalisi interiore che, giustamente, non va trascurato e va di pari passo con la metabolizzazione deòla parte più difficile, quella del rifiuto. Infatti le strade, talvolta si dividono fra un “farti mangiare, cosa più che umana” e una “reazione” che porta di fatto a un miglioramento o una presa di coscienza di essere giunto al momento sbagliato. Ma Alberto, attore fra gli altri de “La strada di casa”, “Don Matteo” e “Un Passo dal cielo”, ha dimostrato di non aver desistito di fronte a una “strada realmente in salita”, condendola di molteplici sacrifici quotidiani per ammirarne il “mondo fantastico”. Il contesto culturale, poi, ha favorito questo sogno, grazie all’evoluzione in atto anche in questo paese che finalmente sta frantumando barriere e dando pari opportunità in questo campo anche alle cosiddette “seconde generazioni”: “Anche la narrazione sta finalmente cambiando in funzione di questi cambiamenti, come accadde negli anni ’70 e lo abbiamo potuto nostare con lo stesso Gabriel e Malik in “Nero a metà. Per Alberto, però, le radici rimangono un punto fermo, dimostrandolo a pieno con il suo monologo teatrale fatto nel 2018 intitolato “Verso Sankara”, dove per l’appunto il ragazzo affiancato dall’insegnante Maurizio Schmidt, ha unito cronaca e auto-biografia per calcare le orme del leggendario presidente del Burkina Faso degli anni ’70 e ’80. Attraverso un viaggio reale e “impattante emotivamente” nella terra natale della madre, Malanchino ha analizzato le numerose conquiste del “Chè” burkinabè, seppur in breve tempo a causa dell’assassinio dopo soli 4 anni di presidenza nel 1987, per far capire davvero cosa si nasconda dietro le migrazioni e soprattutto come uccisioni di tal tipo abbiano acuito i problemi dell’Africa.

Insomma il 28enne, capace di dar vita anche al ruolo di padre nella serie di Netflix “Summertime”, ha rivelato una forte maturità artistica, unendo quel grado di umiltà che fa di Favino e Germano i suoi modelli nostrani da seguire e la capacità di adattamento ai veri settori dello spettacolo – dalle doti da “apprendista stregone” per colpire il pubblico teatrale” alla lente di ingrandimento per l’analisi dei personaggi cinematografici – verso i quali si dovrà sempre più interfacciare, speriamo, nella sua sfavillante carriera!

Credit Paolo Stucchi e Ufficio Stampa Rai

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).