Il travolgente successo di DOC, l’eroe dei tempi moderni | RECENSIONE

Cala il sipario e rimaniamo fermi, ad asciugarci le lacrime e a rincuorarci con il sorriso di Luca Argentero e gli occhi di Matilde Gioli: “DOC-Nelle tue mani” chiude la sua prima (e per fortuna non unica) stagione , un po’ a sorpresa, con quel tono rassicurante che, seppur stigmatizzato dal post galeotto di Beppe Fiorello, ci sprona un pochino più ad andare avanti in questa fase delicata delle nostre vite. Difficilmente però i quasi 8 milioni di spettatori del giovedì sera, costernati dalla pausa forzata con un insolito meccanismo americano (con la cosiddetta “pausa di mezza stagione”) e messi a dura prova dalla durata ridotta, si fermeranno al mero spegnimento della tv e all’archiviazione del medical drama di Rai 1, ma anzi avranno di fronte un mosaico artistico made in Italy che vede in “Non oggi” il tassello di maggior classe. Frasi, scorci e personaggi ben costruiti dal team coadiuvato da Francesco Arlanch (autore del soggetto) e Viola Rispoli (supervisione alla sceneggiatura) e retti dalla regia di Jan Maria Michelin e Ciro Visco che sono stati subito estrapolati dalle puntate e stanno ancora facendo il giro della rete, creando un panorama variegato e duraturo dallo scopo meritevole: l’idolatria dei dottori. E infatti dietro alle singole storie degli specializzandi di Medicina Interna e del dottor Andrea Fanti all’interno del fantasioso Policlinico Ambrosiano, si ammira pure la tenacia di fronte a un disastro ferroviario, la caparbietà per ogni singolo caso esaminato e perché no, l’improvviso timore umano per un gene sconosciuto che si avvicina simbolicamente al più noto Coronavirus, riuscendo così a raggiungere i miti oltreoceanici di Grey’s Anatomy e “Er-Medici in prima linea” e soprattutto a valorizzare quella sanità data per scontata negli ultimi anni.

Nei volti della gioventù, da Alba (Silvia Mazzieri) a Riccardo (Pierpaolo Spollon) fino a Gabriel (Alberto Malanchino), Elisa (Simona Tabasco) e Lorenzo (Gianmarco Saurino), si vedono riflesse le speranze lavorative di una generazione, intenta a perfezionarsi e a limare i propri lati caratteriali. Mescolandoci poi sopra un sano tocco romantico e l’approfondimento di ogni singolo dramma personale, abbiamo di fronte uno spettro di reazioni differenti, dalla scelta culturale (Gabriel) alla consapevolezza di un presunto limite fisico (Riccardo), fino al tripudio della sincerità (Lorenzo) e dell’indipendenza (Alba).

Elementi stereotipati, che fan quasi sempre rima con fragilità, pronti a reincarnarsi pure nei volti degli adulti, dalla direttrice Agnese Tiberi (Sara Lazzaro) alla dottoressa Giulia Giordano (Matilde Gioli) sul sentiero romantico e dentro lo stesso primario Marco Sardoni (Raffaele Esposito), nei suoi rari momenti di ripensamento e al protagonista indiscusso Andrea Fanti, privato proprio del suo stesso punto di forza, la mente. Su di lui poggia magistralmente la fiction, grazie a un approccio empatico sviluppato quasi come antidoto redentore alla sua vita pragmatica prima dello sparo ma soprattutto a un’audace interpretazione di Luca Argentero che unisce bravura e bellezza in un inconsueta tenuta medica.

Insomma la fiction “DOC- nelle tue mani”, prodotta da Lux Vide con Rai Fiction basata sulla vera storia del primario Pierdante Piccioni, è arrivata come un dono in un periodo tenebroso, in grado di disseminare valori positivi e gettare luce verso un intero comparto lavorativo e speranza a una nazione sempre più barricata davanti alla televisione.

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).