“Il lino delle fate” di Annapaola Digiuseppe | RECENSIONE

Alcuni libri sono il punto di partenza della tua gioia. Quella che dura il tempo dell’ultima parola scritta. Tutto poi si compatta come sabbia bagnata per costruire emozioni che non si consumano con la fine della storia. Anzi, scorrono parole nuove. Le tue, per raccontare quello che hai sentito, vissuto, con un libro. Sono la continuazione di ciò che vorresti non finesse mai. Allora, ne parli. Quel libro lo condividi, lo fai conoscere, ne imbastisci tutta la sua bellezza a chi, come te, ha voglia di parole, di storie, di inchiostro, di pagine, di fogli. Non puoi dimenticare quanto quel libro sia stato le tue giornate, i tuoi pensieri, i tuoi occhi. L’hai cercato con lo sguardo ogni volta che non potevi leggerlo e ancora hai continuato a puntargli gli occhi per accomitare la sicurezza di averlo con te, a portata di mano, perché ti fa star bene. Sapere che quel libro, bello in tutto, abbia fatto parte della tua quotidianità e continuerà a vivere nei ricordi non ha prezzo. Ti senti in pace con te stesso. Una sorta di compromesso, per averlo lasciato andare sulle labbra di altri lettori. Ti rammarichi che i libri belli finiscano. Per te potrebbero andare avanti all’infinito. Ma le storie, si sa, sono fatte per chiudersi. Ed è giusto così, ma in compenso puoi immaginare quello che vuoi attraverso le evocazioni che si sciolgono nel latte caldo della bontà. Quando ti trovi di fronte alla bellezza scritta abbracci anche i respiri, il non detto. Pensi e ti dici che hai conosciuto un sogno. Non è scontato leggere qualcosa di veramente valido, vero, pulito. Sai anche che quel libro farà sempre parte di te. Sarà senza tempo, avrà un’età sola: quella della bellezza.

Con il romanzo Il lino delle fate di Annapaola Digiuseppe apri una scatola in cui dentro c’è di tutto. I personaggi, i temi, i messaggi, vengono fuori come lucciole pronte a spalancare un sipario. Ti ritrovi nel ben mezzo del cortile di una masseria a Martina Franca, in Puglia, a seguire con gli occhi i movimenti lesti della famiglia di Virgilia, che ha un dono e bontà d’animo. Si tratta di contadini, brava gente, lavoratori instancabili, al servizio di don Filippo che è un nobile proprietario terriero e padrone di quella masseria. Sembra di essere così lontani, siamo tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, nella superstizione, nella fatica nei campi, ma non nell’organizzazione del lavoro, dei sentimenti. Leggi il libro e vedi tutto, cambi il tuo sguardo per modellarlo a quello che la scrittrice lascia nero su bianco.

Pulito lo stile narrativo. Bella la storia. La bellezza il lettore la scopre dalla copertina, d’impatto, dal titolo, efficace, e dal racconto, incantevole. 

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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