“Niente di serio, almeno credo”: Cecile Bertod torna in libreria. Possono un libro e un ascensore cambiare il destino?

Abbiamo una ragazza impacciata, a tratti sfortunata, ironica a mille e dolce a duemila. Sì, Dorothy Dorfman è una ventiseienne senza peli nella lingua, con uno spiccato senso dell’umorismo e la tendenza a dire, più o meno, tutto quello che le passa per la mente. Trascorre il suo tempo libero a sognare una vita diversa – spericolata? Eccitante? Un po’ più, be’, vivace di ora? – e a guardare la tivù. È tanto disordinata che la gran parte dei vicini di appartamento la odia. Anche quella vecchia ciabatta della Fleming. Anzi, soprattutto quella vecchia ciabatta della Fleming.

Dorothy Dorfman. Non sono in casa. Cioè, in questo momento ci sono, ma quando chiamerete non ci sarò, almeno credo. Oppure sì, ma tanto non potete dimostrarlo. O sì? Eh? Ah, già. Se è proprio importante, lasciate un messaggio dopo il… Ma sto ancora registrando? Uff, devo rifarlo di nuovo. E ora perché non si spegne? Dannato aggegg… Beep

Abbiamo un amministratore di condominio scontroso, occhialuto e perfettino. Sì, Chaz Kline è così rigido da sembrare, per la maggior parte del tempo, uno stoccafisso. Avvocato di successo, non è mai nemmeno mancato dal lavoro senza motivazioni serie. È lui ad aver redatto, raccogliendo le lamentele di tutti e aggiungendole alle sue personali, un regolamento di condominio… regolamento che esiste solo grazie alla presenza di Dorothy e alla sua testa perennemente sulle nuvole.

Abbiamo un attore di soap divertente, carismatico e affascinante ma senza nessuna remora a combinarne delle sue. Duke Kline spende più soldi di quelli, piuttosto consistenti, che riesce a guadagnare. Si ficca nei guai oggi sì e domani pure. Però… C’è sempre un però quando un uomo è bellissimo e inarrivabile. Però ha orde di ragazzine – e non solo “ine” – che lo amano follemente. Che lo venerano. Che leggono articoli di giornale su di lui. E che fantasticano di vederlo nudo. Tra queste, sì, c’è anche Dorothy.

E abbiamo anche un cane, un bellissimo cucciolo di Golden Retriever.

Eccoli gli ingredienti del nuovo, meraviglioso libro di Cecile Bertod. “Niente di serio, almeno credo” (edito Leone Editore) è una commedia brillante. 532 pagine che si leggono con grande facilità e interesse sempre vivo.

Ma come si uniranno i fili?

Galeotto sarà un libro delle risposte.

Ma sì, avete capito di cosa parlo?

Tu fai una domanda e apri il libretto a caso. Lì, nero su bianco, la tua risposta.

Dorothy non ci crede granché a queste cose. Gliel’ha dato la sua amica Nanette, quel libretto. Proprio cercando una soluzione ai suoi problemi, fa una domanda. Poi apre. E, chissà perché, segue le indicazioni e attiva la sequenza.

La sbadata, bizzarra, dolce bibliotecaria si trova, quindi, a scegliere in ascensore il piano sbagliato. È quasi certa di aver dimostrato la totale inutilità del fascio di fogli che regge tra le mani, quando le porte si aprono. E lei si dovrà ricredere. Oh sì.

Davanti a lei, infatti, c’è il divo della televisione Duke Kline. Che poi, insomma, è fratello di Chaz, il suo antipatico amministratore di condominio.

Ah, sì, quasi dimenticavo. Le chiederà di sposarlo.

Quando si inizia questo libro, si capisce fin da subito che sarà uno spasso. Non solo amore, insomma, ma anche divertimento. Svago. Esercizio di linguaggio. La Bertod dota Dorothy Dorfman di una lingua bella lunga e di risposte argute, veloci e frizzanti. La cerchia di amici della ragazza è poi costituita da elementi bizzarri ma perfetti. I dialoghi, ma questo è qualcosa che rimarrà costante durante tutto il testo e non solo all’inizio, sono vivaci, svelti, divertenti. Quando si entra in quella che è la famiglia Kline, le cose si fanno ancor più interessanti.

I due fratelli Kline, Duke e Chaz, non potrebbero essere più diversi. L’uno esuberante, estroverso e pazzerello, l’altro taciturno, oppresso dal senso di responsabilità, cupo e fosco.

È possibile che l’amore si riconosca anche da questo? Dal trillo di un campanello, dal fruscio di una pagina? Quando si resta insieme per tanto, piano piano si assorbono i rumori, si individuano i passi. E due persone altrimenti distanti si riconoscono l’una parte dell’altra per il gesto abituale di una mano che cerca un numero in un’agenda, che scava in una tasca.

La Bertod non delude mai: qualcuno l’ha scritto, non ricordo bene dove. Io non avevo mai letto nulla di questa scrittrice (e provvederò, ci tengo a precisarlo) ma sento di poter affermare con estrema sicurezza che questo libro è uno tra i libri più belli e riusciti che ho avuto il piacere di leggere negli ultimi anni.  Assolutamente. Cecile Bertod sarebbe capace di ammaliare chiunque – e di farlo morire dalle risate – con quel suo stile personalissimo, con le battute, con i paragrafi che fanno emozionare e con quelli che fanno sorridere.

Tenere incollati i lettori per più di 500 pagine è un’impresa, una sfida che l’autrice ha superato a gonfie vele.

Tutte noi siamo un po’ Dorothy Dorfman. Tutte noi sogniamo il finale da favola. Tutte noi siamo a tratti sbadate, spesso bizzarre, certamente sognatrici.

«Perché non si può avere sempre quello che si vuole […] Perché si dà il caso… Sì, può accadere che anche il sogno che avevi rinchiuso nel cassetto avesse delle aspirazioni e tu potresti non essere quello che sperava di ritrovarsi tra le braccia il giorno di Natale. Anche se mangia la tua stessa pizza d’asporto, perché lui le mangia senza peperoni e invece a te piacciono da morire i peperoni!» Inizio a parlare a vanvera. Prendo pezzi a caso tra i ricordi e li butto lì, sperando che qualcuno li raccolga. «Quand’è così, deve solo accettare la realtà e andare avanti per la sua strada. Solo che per farlo ha bisogno di chiamare un taxi, perché non tutti hanno una carrozza parcheggiata all’angolo. Forse qualcuna sì» sono disposta a concedere. «Non voglio essere disfattista fino a questo punto, ma io no. Io ho solo una zucca. E non una di quelle che si trasformano in cabriolet giallo canarino con gli inserti in oro. Era una zucca, è una zucca e molto probabilmente domani sarà solo una purea surgelata di zucca che non mangerò mai, perché a me la zucca fa schifo! E nessuno verrà a trasformarla in qualcosa di meglio. Perché non esistono bacchette magiche, fatine e folletti che schioccano le dita e tutto si fa magicamente facile».

Titolo: Niente di serio, almeno credo

Autore: Cecile Bertod

Pagine: 532

Anno uscita: 2019

Editore: Leone Editore

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.