Chi ti ama non vuole che tu cambi: esce Curvy love, il nuovo libro di Lia Carnevale

Rosy ha solo apparentemente accettato il suo corpo, le sue forme. Certo, non è più come quando era ragazzina. Le cose sono diverse, migliori. Ciononostante, quando è nuda si vergogna.

Non si ama. Teme di non piacere. Teme di essere additata. Teme di non essere all’altezza delle ragazze smilze.

Che poi, a lei, come specifica in più occasioni, la ciccia piace. Le ossa no. Però c’è qualcosa che la frena, che la fa sentire inerme, piccola, fragile.

Quando un ragazzo bellissimo – la notte prima del matrimonio di Clara e Daniele, amici comuni – la tocca con desiderio, la spoglia e fa l’amore con lei con una passione totale, divampante, beh, lei quasi non ci crede. Adrian è dolce, sensuale, affascinante. Le fa perdere la testa. Eccola, la notte più bella della sua vita. Eppure… C’è sempre un eppure.

Eppure lui va via la mattina seguente e lei non lo rivede. Nemmeno al “sì, lo voglio” dei due amici. Nemmeno dopo, al ricevimento.

È proprio così che inizia il libro nuovo di zecca di Lia Carnevale “Curvy love” (Butterfly Edizioni).

“Lo so, vi sembrerò patetica. A venticinque anni bisognerebbe uscire, divertirsi e frequentare locali in cui organizzano happy hour e ci si scambia occhiate languide con tutti i presenti, al fine di trovare qualcuno da portare a casa per fare ‘polpette’. […] Io le polpette preferisco mangiarle.”

C’è una passione bruciante, l’unione di due corpi che sembrano fatti l’uno per l’altro. Ci sono gambe che si intrecciano, mani che toccano mani, gemiti e sospiri. E poi, il nulla. Adrian che scompare, Rosy che precipita nell’insicurezza. Lei sa bene di non aver immaginato tutto. Certo che lo sa: è stata pur sempre la notte più bella di tutta la sua vita. La notte più focosa, quella più entusiasmante. Non è così quando si trova la propria anima gemella?

Ma come mai non l’ha tempestata di baci anche il giorno successivo?

Perché non l’ha stretta a sé, perché non le ha spiegato di nuovo, e di nuovo ancora, quando amasse quei fianchi, quei seni, quel corpo?

L’autrice è brava a descrivere il senso di inadeguatezza di Rosy. Il suo non sentirsi abbastanza. Abbastanza magra, bella, speciale. Del resto, soprattutto quando trovano il principe azzurro, tutte le donne si focalizzano più sulla paura che sull’entusiasmo. Più sull’ansia che sulla felicità. Più sui difetti che sui pregi.

“Accanto a lui mi sentirei inadeguata e finirei per rovinare il nostro rapporto.”

Rosy ha poi, come chiodo fisso, il problema del peso.

“Dovrei essere felice, giusto? Allora perché sento qualcosa rompersi dentro di me? Il cuore scoppia di gioia, ma nonostante ciò, ho avvertito un rumore, come se dentro di me si fosse frantumato un pezzo di anima, o forse è stata la barriera che avevo costruito per difenderla a crollare.”

E sapete in cosa è brava l’autrice? Lia Carnevale non risolve la faccenda con un amore che spazza via tutte le paure, le incertezze, le insicurezze, ma fa crescere la protagonista, le fa saltare gli ostacoli da sola, la tempra per la vita. Una vita che non sempre è semplice. Una vita che è bella pur piena di imperfezioni. Una vita che bisogna affrontare con forza, prendendo quel che è nostro con unghie e denti e lasciando quello che ci fa stare male chiuso in un cassetto chiuso a doppia mandata.

“Ho passato molti anni della mia vita a chiedermi se mi piaccia veramente, ho adornato il mio corpo con vestiti d’alta moda, scarpe con tacchi vertiginosi, gioielli di ogni genere, ma l’unica cosa che non ho mai fatto è guardarmi davvero.”

Una parte importante del libro è il legame tra Rosy, Clara e Vanessa. Loro si stanno accanto qualunque cosa accada: non bisogna sottovalutare il potere dell’amicizia tra donne.

Durante la lettura, quindi, si assiste alla crescita della protagonista.

Ci sarà anche l’amore?

Da leggere per scoprirlo.

“[…] Avevo capito una cosa: chi ci ama realmente non tenta di cambiarci, non vuole modificarci, ma accetta quello che siamo e come siamo: grassi, magri, simpatici e antipatici. Chi ci ama, ci ama e basta.”

Federica Cabras

Ventiseienne, grande sognatrice. Legge per 12 ore al giorno e scrive per le restanti 12. Appassionata di cani, di crimine, di arte e di libri. Dipendente dalle paste alla crema. Professione, giornalista.

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