MARINA COLACCHI SIMONE | “Florentine” la pupilla del Magnifico, un gioiello storico | RECENSIONE

Ci sono libri che ti abbracciano e in quell’arcata di affetto senti il calore della storia. I libri hanno il potere di metterti in ginocchio, di abbandonarti al respiro della narrazione e tu, lettore, accomodi il tuo. Sei un tutt’uno con il fiato delle parole su carta che hanno battito. Sono la luce delle tue ore e quando arrivi al punto di non ritorno l’animo si oscura, perché vorresti di più. Andare oltre, avanti. Continuare. Allora, quel libro te lo porti appresso finchè puoi. Nella mente resterà sempre vivo, autentico. Ecco, questi sono libri che non difettano in niente. Sono capolavori. Per questo ti è difficile staccarti arrivato alla fine. Le pagine ti ritornano nelle giornate affollate, nel sonno. Negli occhi. Si, vedi ciò che leggi quando i libri sono belli, anzi bellissimi. Soprattutto quando sono scritti bene. E pensi che solo abbandonandoti al talento degli scrittori puoi posare lo sguardo sulla bellezza dell’inchiostro. Ti dici di essere fortunato, non solo hai la ricchezza di un racconto che ti ha rispettato portandoti lontano, ma hai pianto per esso. Le lacrime sono tante cose. Sono dolore, amore, sconfitta, scoperta. Scoprire un libro che porterai nel cuore, emoziona. Ti scompiglia i pensieri che, anche se li distrai, tornano sempre a quel libro. Si fanno strada da soli, seguono l’affascinazione della storia. E tu soccombi, con piacere.

Il romanzo storico “Florentine” La pupilla del Magnifico di Marina Colacchi Simone è un gioiello. È un libro che ti fa viaggiare visivamente ed emotivamente, tutto sullo stesso piano. E benedici la scrittrice che ti permette di camminare nei vicoli di Firenze, signorile, e in quelli di Roma, papale, facendoti toccare l’architettura dei palazzi, dei decori, nella loro maestosità. Vivi e respiri anche le angosce e le gioie dei protagonisti. Ti senti un folletto che scosta appena eppena le gonne fruscianti delle dame per aizzare l’orecchio o puntare lo sguardo. Per cogliere i dettagli, gli stati d’animo e riportarli sula tua pelle come hennè. A Firenze, sotto Lorenzo de’ Medici, il Magnifico, arriva una giovane orfana, Vanna de’ Bardi. La fanciulla ottiene la protezione del signore più ricco ed influente di Firenze e forse dell’intera penisola e le dona il titolo nobiliare di contessa. Vanna è delicata e decisa, gentile e agguerrita per salvarsi la vita da Matteo Orsini che la vuole a tutti i costi, anche contro la sua volontà. La giovane farà il possibile, dopo innumerevoli angoscianti peripezie, a fornire al suo Signore informazioni sulla congiura dei Pazzi ed a regalargli un gioiello di inestimabile valore come riconoscenza per tutto quello che ha fatto per lei.

La scrittrice ha il dono delle parole. Un talento il suo. Scrive benissimo, ti riporta negli anni d’oro dei Medici senza strafare, senza essere forbita. C’è una forte ricerca storica, ma non spunta con arroganza al lettore sentendosi superiore rispetto a lui per conoscenza e capacità. No, è genuina. Marina Colacchi Simone si affianca al lettore accompagnandolo nella storia come se fosse sua amica. La prosa è accattivante, semplice, incisiva. Affascina.    

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.