Hate Speech, il linguaggio d’odio sui social network: una scelta di incancellabilità | Dr. Andrea Di Ruvo

In quest’ultimo periodo assistiamo ad un dibattito riguardo i post, i commenti, le foto che popolano i social network e che incitano al disprezzo e all’odio verso alcune categorie di persone, il cosiddetto “hate speech”. 

Come sostiene Blaya nel 2019 il comportamento dispregiativo è considerato un grave problema sociale da diversi anni e si riversa anche online, soprattutto in un periodo storico difficile come quello che stiamo affrontando a seguito della grave pandemia che ha colpito l’intero pianeta.

Ma cos’è esattamente l’Hate speech e quali caratteristiche presenta?

Secondo la dott.ssa Francesca Bergamo, psicologa dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Clinica, con il patrocinio dell’Osservatorio Italiano sui Diritti, esistono 3 requisiti per definire l’hate speech: 1. la chiara volontà all’incitazione all’odio; 2. l’incitamento vero e proprio e 3. il rischio concreto che si verifichino gli atti di violenza. 

Queste tre caratteristiche si riferiscono non solo ai discorsi pronunciati in “carne e ossa”, ma anche a quella serie di “discorsi virtuali” che caratterizzano i social network più popolari.

L’odio on line non è rappresentato solo dal pronunciare un commento diretto a danneggiare un determinato gruppo sociale, ma può coinvolgere dinamiche più velate e sottili e recare un’offesa senza nominare direttamente la persona o il gruppo sociale a cui appartiene, sfociando in un atto di “cyberbullismo” vero e proprio.

Secondo un recentissimo studio del 2020 esposto in un articolo di Tommaso Arosio del 2020 esisterebbero anche dei tratti psicologici predittori di del comportamento definito “Hate speech” sui social, ma siamo ancora agli albori nell’indagare questo tipo di atteggiamento.

La cosa che risulta importante da notare è che le parole hanno un valore inestimabile e abbiamo tutti sperimentato la potenza e il valore di tali parole che possono anche tradursi in atti concreti: ad esempio quando ci siamo sentiti felici per le parole che qualcuno ci ha rivolto o, all’opposto, quando ci siamo sentiti offesi.

Le parole sono la traduzione dei nostri pensieri e riflettono il nostro modo di vedere il mondo e di interpretarne il significato. Sono in stretto collegamento con le nostre emozioni tanto che, a volte, in presa a particolari sentimenti, possiamo anche non controllare le parole che diciamo, come quando proviamo molta rabbia. 

Ma se il detto latino “verba volant” può valere per le cose che diciamo in una conversazione, questo non si può applicare con altrettanta facilità a ciò che scriviamo nei social network per cui “scripta manent”: i post, le storie, i commenti, i like, le foto, i video sono permanenti e rimangono salvate nei server anche se li cancelliamo subito dopo. I social hanno, quindi, il carattere di essere permanenti.

Oltre ad aumentare l’attenzione per ciò che possiamo pubblicare sui vari social possiamo anche prendere in considerazione che, come dicevamo prima, alcune parole pensate e dette sotto la spinta di emozioni temporanee possono assumere il carattere della permanenza. Un’emozione, temporanea per definizione, diventa permanete nei suoi effetti e nelle sue considerazioni.

Possiamo imparare a scegliere ciò che desideriamo che abbia un valore di incancellabilità e lasciare che le emozioni, qualunque esse siano, possano semplicemente fluire nel nostro corpo e nella nostra mente scegliendo gli effetti che vogliamo che esse abbiano. 

Possiamo altresì scegliere l’importanza che vogliamo dare alle parole scritte da qualcun altro nei social, in base ai nostri criteri di valutazione e lasciando stemperare le emozioni che ci suscitano consentendo una più attenta valutazione del loro significato e delle azioni che ne possono scaturire.

Scegliamo le persone che vogliamo essere, non in base a ciò che gli altri pensano o dicono di noi, ma in base ai nostri valori e al modo che scegliamo di vedere il mondo.

Dr. Andrea Di Ruvo

Psicologo, psicoterapeuta, ipnotista, formatore. Seguimi su instagram: @andrea_di_ruvo andrea.diruvo@accademiaformazionecrescita.it

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