Ermal Meta: “Per tanti anni mi son sentito invisibile, ed ero invisibile” | CONFERENZA STAMPA

“ Per tanti anni mi son sentito invisibile, ed ero invisibile. E’ stato proprio questo sentimento a darmi la spinta per mettermi in proprio come cantautore. Per molti anni ho sempre ascoltato i miei colleghi che durante le loro interviste spiegavano come fosse nata la canzone che io avevo scritto per loro. Ma non ne sapevano nulla, solo io sapevo come e perché fosse nata. Questo mi faceva sentire triste. Alla fine ho detto basta.”

Questo il racconto di Ermal Meta in conferenza stampa nel presentare “TRIBÙ URBANA”, il nuovo attesissimo album di inediti già disponibile in pre-order e contenente 11 brani inediti, tra cui “UN MILIONE DI COSE DA DIRTI”, brano in gara al 71° Festival di Sanremo.

“Questo album l’ho scritto immaginandomi di essere una persona del pubblico che viene ad ascoltare i miei concerti”, ci spiega Ermal, “Non ho voluto confinarmi in un genere e ho cercato di inserirci tutto quello che ho provato, sperimentando con strumenti diversi.”

In gara al 71° Festival di Sanremo con il brano “UN MILIONE DI COSE DA DIRTI”, Ermal porterà una semplice canzone d’amore dal sound essenziale, pochi accordi per raccontare qualcosa di personale ma capace di risuonare anche a livello universale. Brano nato in un periodo non tanto positivo per il cantautore, come lui stesso racconta: “Ho scritto questa canzone 3 anni fa, ero in un periodo particolare ed era iniziata da poco la mia carriera da solista. Avevo un blocco emotivo interiore, e l’unico modo per sentirmi meglio era scrivere una canzone mettendomi in gioco con qualcuno che non c’era. In soli dieci minuti è nato il testo. Una canzone d’amore che io definisco “verticale”, cioè che parte ma non sai come va a finire. Non è come due rette parallele che si incontrano, e non è come nelle favole in cui c’è il lieto fine ed il vissero felici e contenti. Il finale è libero, a libera interpretazione.”

Ermal torna sul palco di Sanremo dopo aver trionfato nel 2018 con il brano “Non mi avete fatto niente”, cantato insieme a Fabrizio Moro e presentato anche all’Eurovision Song Contest a Lisbona. L’anno precedente, Ermal era già salito sul podio del Festival di Sanremo con il brano “Vietato Morire”, vincendo anche il Premio della Critica Mia Martini e il Premio per la miglior cover (per la sua interpretazione di “Amara Terra Mia”). Così a chi gli chiede cosa si aspetti quest’anno da un festival che l’ha già premiato in passato, spiega: “Non mi aspetto nulla e non chiedo nulla in cambio. Vado a Sanremo perché il palco dell’Ariston è l’unico palco in questo momento che ti dà l’opportunità di cantare dal vivo. Ed io ho tantissima voglia di tornare acantare live come facevamo prima.”

Nella serata di giovedì 4 marzo, Ermal, accompagnato sul palco dalla NAPOLI MANDOLIN ORCHESTRA, interpreterà “Caruso”, celebre brano del 1986 di Lucio Dalla.

“Ho scelto di interpretare Caruso perché è stata la canzone che tutti mi hanno sconsigliato di fare. Vado sempre controcorrente per misurami con me stesso e le mie difficoltà. Magari sbaglierò, ma avevo voglia di misurami con questo brano.”

Alla domanda: “Che rapporti hai con la musica napoletana”, Ermal spiega: “La canzone napoletana non ha formato il mio modo di essere, ma ho sempre sentito un legame molto forte con Napoli. La prima volta che ho visitato Napoli, mi son sentito a casa. Chi non capisce Napoli non capisce il mondo.”

Tornando poi all’Album Tribù Urbana, Ermal spiega che il titolo dell’Album nasce dopo aver ascoltato tutte le canzoni che lo compongono: “La Tribù non è solo un titolo, è un’anima che unisce le persone e le nostre città sono piene di anime e colori diversi. C’è sempre quel suono che non esiste ma che nasce dall’anima di altri suoni. Tribù urbana fisicamente non esiste ma c’è , un po’ come la musica, non la vedi ma si sente.”

Anima che lo stesso metterà nel cantare il suo brano a Sanremo anche se (come tutti sappiamo) sarà un Festival diverso soprattutto per la mancanza di pubblico. Mancanza che però non abbatte Ermal, anzi: “Ovviamente cantare in un teatro vuoto è un po’ strano, ma la mia solidarietà va a Fiorello ed Amadeus che dovranno condurre con davanti nessuno. In questa edizione il loro ruolo sarà sicuramente il più difficile. L’una cosa che voglio in questo Sanremo è cantare bene la mia canzone, sperando di far emozionare il pubblico, perché io di certo lo sarò. Una volta qualcuno mi disse: “Cerca di restare invisibile, perché chi resta invisibile riesce poi a volare.”

Rosa Spampanato

Rosa Spampanato anni 37. Amante della scrittura. Articolista per M Social Magazine Articolista per il Quotidiano LaSicila Collaboratrice per il Magazine Cherrypress e per la testata locale Rivista Zoom Sezioni di Riferimento Cinema TV Musica