Gio Evan a Sanremo 2021: “Ho sfruttato la mia ansia come potenza, tra pensiero e musica!” | Conferenza Stampa

Quest’anno tra i Big di Sanremo 2021, troviamo anche Gio Evan, con il suo brano: “Arnica”. Il pezzo, tratto dal suo album “Mareducato” che uscirà il prossimo 12 marzo vede l’etichetta discografica di Polydor/Universal Music,  mentre il prossimo 16 marzo uscirà anche il suo ultimo libro di poesie “Ci siamo fatti mare”, edito da Rizzoli.  Ma, che ci fa Gio Evan tra i Big di Sanremo 2021?  non era un poeta? Gio Evan si è fatto conoscere al grande pubblico, tramite le sue poesie, sempre  più che azzeccate, che posta regolarmente via social. Eppure, è riuscito ad inserire la scrittura, il pensiero, anche al Festival di Sanremo, in un connubio inscindibile. Musica e poesia vanno sempre di pari passo e lo ha dimostrato nel suo brano che lo vede come autore, prodotto inoltre da Katoo.

C’è una legge induista che dice:” tutto in uno e uno in tutto” l’albero della creatività è sempre quello. I frutti sono sempre quelli. I rami del nord si godranno a primo impatto la tramontana; le gemme ad est potranno spiegare all’altro ramo cos’è un’ alba, però poi il frutto è sempre quello. è così anche con l’arte. Se noi diamo ascolto alla frutta ci perdiamo, però poi dentro il tronco, i rami, la ramificazione, che è questa prepotenza dell’albero di prendersi lo spazio “ho bisogno di cielo” che meraviglia è? che coraggio è?  ormai lo fanno solo gli alberi, noi non abbiamo più il coraggio di tenere le braccia aperte, andare in giro con le braccia aperte. Il ramo invita allo stesso frutto, musica e poesia in realtà sono delle alleate, che vanno sul tronco dell’umore e dicono:” tu vai a sculettare un po’ di danza. “Scrittura” prima di tutto è pensiero. Se il pensiero è in un momento di tenerezza va ad est e si prende la poesia; se è in un momento di sabato si prende un po’ di musica, si diverte. Io obbedisco alla sua volontà. 

Il video di Arnica, vede la partecipazione di attori come Nancy Brilli, Fabio Troiano, Ludovica Nasti ed Alessandro Haber. Il filo conduttore è legato al tempo che passa.
“Questo tempo non esiste, è una comodità che ci palleggiamo ma non esiste. A me non interessa facilitare il mondo, a me interessa  approfondire la vita, il tempo non c’è. Quello di cui parlo io non è il tempo, ma salvare i momenti a cui tu ti sei conformato per una determinata evoluzione spirituale. Noi siamo fatti di momenti che ci conducono al karma, all’esperienza che fa di noi, ciò che siamo. Io salvo questa esperienza qua. Io sono un tipo moolto pensante, vado molto con la testa e la velocità non è tempo, la velocità è emozione. Succede che ho bisogno di salvare qualcosa, faccio un’operazione di rimembranza, cioè andare lì e dire come mai sono così? e vado a prendere quel ricordo lì. Come siamo fatti, e lo siamo a causa dei traumi avuti ieri. Noi dobbiamo capire, ricordare, salvare questo ricordo. C’è una meccanica da salvare. “

“Le lacrime sono la massima espressione emotiva che possiamo permetterci, oltre loro, il vuoto” -racconta
Gio Evan- “Piangiamo alla nascita, di dolore, dalle risate, di tristezza, di paura, di sorpresa, per eccesso di
contentezza e di felicità. Le lacrime sono il mare con cui siamo composti. E’ doveroso restituirle con qualche
onda alla vita”.

Che consiglio hai dato a Gio Evan mentre saliva sul palco?
Io l’ultima cosa che mi sono detto è. “goditi il panico”, perchè ormai non c’era più scampo. Ero antipaticissimo ieri mattina. Mi sono messo in punizione. Ho saltato la colazione, il pranzo. Appena ho visto che fossi l’ultimo, ho cenato qualcosina per non “morire”. Ho cenato pochissimo, ero insopportabile. Ad un certo punto, prima del palco, ho dovuto accettare. L’amore per se stessi fa anche questo: assolvere la parte distruttiva di noi stessi. Quella che non ci permette di essere felici. Uno che sale sul palco, ha solo il dovere di essere felice. Purtroppo noi non siamo così liberi; i nostri canali ricevono i panici, la velocità distrugge lo zen. Bisogna accettare anche che ci sono delle piccole guerre interiori e che la nostra spada è piccolina, però, tant’è. Dobbiamo dire “Signor sì, alla vita”.

“Ho sfruttato l’ansia come potenza. Tutto quello che in realtà mi era stato nemico la mattina, poi ho capito perchè la mattina ero silenzioso, antipatico; mi serviva, come il cammello. Lui cammina, appena vede una pozzanghera la beve e sputa. Lui sa che sono molti chilometri e penso di aver fatto quella roba là: non fare ironia, non fare battute, perchè poi disperdi energia. L’ansia ha retto e poi lì è esplosa, fino ad un tot. Al ritornello ero distrutto, ero stanchissimo, però mi piace.Sono contento di questa eccessiva fragilità. Non mi vergogno di me stesso, sono contento di essere molto debole, mi piace. Qualcuno deve pur farlo il debole, io penso di avere le spalle perfette per entrare ancora nei giocattoli dei bambini.”

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