“Il prodigio” di Emma Donoghue | RECENSIONE

La responsabilità, di qualunque natura essa sia, è un impegno morale che abbiamo nei confronti dell’etica. Non sempre però quest’ultima abita nella coscienza della gente. Si fa orecchie da mercante, non la si tiene presente, soffocando anche il suo  flebile gemito. La responsabilità ha a che fare anche con il buon senso, con la ragione. Non sarà mai come i fiori secchi, abbandonati. Vive in ognuno di noi sulla base del rigore che si ha verso tutto ciò che la vita ci offre o che si guadagna con sacrificio. Più la responsabilità è grande più ci viene richiesta forza che spesso non immaginiamo neanche di avere. Alcuni fuggono dalle responsabilità e perdono occasioni importanti per migliorarsi o per dimostrare a se stessi di avere un vocabolario delle emozioni. 

Nel romanzo Il prodigio di Emma Donoghueassaggiamo l’irresponsabilità di molti personaggi e la responsabilità delle due protagoniste principali, Anna e Lib. Una bambina di undici anni, la prima, considerata un prodigio e infermiera, la seconda. Anna vive nell’Irlanda fredda e fangosa della seconda metà dell’Ottocento, di lei dicono che non mangi nulla da mesi. Si nutre d’aria, questo pensano tutti. Una santa, un’imbrogliona, una vittima o cos’altro è Anna? La sua è una truffa, una beffa o una responsabilità per qualcosa di segreto che la tormenta? Di certo, l’infermiera ha una responsabilità ancora più grande rispetto a quella a cui il comitato del villaggio l’ha assunta per osservare la bambina. 

Intrigante la narrazione. I colpi di scena, pochi, sono talmente sorprendenti da lasciare il lettore interdetto di fronte alla fantasia della scrittrice. Intima e dissacrante la prosa. Un romanzo Il prodigio che conquista.    

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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