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Inside Out 2, un nuovo viaggio emozionante nella mente di Riley| RECENSIONE

E se i sentimenti, come i colori, possono essere più complessi di come li immaginiamo? Parte proprio da questo dilemma, disegnato dalla Pixar come un abbattimento del Quartier Generale, il secondo capitolo di Inside Out.

Un film d’animazione che stravolse nel 2014 il concetto di psicologia infantile, rendendolo più semplice in tutto il mondo. Ora però l’obiettivo è quello di allargarsi a nuove divertentissime (e temutissime) emozioni che ci fanno senz’altro crescere ulteriormente, come accade sulla pellicola alla piccola Riley (e nella vita alla sua coetanea doppiatrice Sara Ciocca).

“In questa età adolescenziale vivo una strana felicità – ha ammesso la giovane doppiatrice romana nella conferenza stampa di lunedì – assieme a uno stato di irrequietezza con cambi repentini. Forse entrambi ci sentiamo in una giostra di disordine mentale che prima o poi terminerà”.

A salire su quella giostra però ci sono anche le stesse emozioni primarie quando conoscono le 4 nuove emozioni: Imbarazzo, Invidia, Noia e Ansia. All’apparenza quiete, saranno proprio esse a prendere il comando e a mettere in dubbio anche le consapevolezze dei 4 personaggi principali, durante la prima vera opportunità di crescita della loro “ragione d’esistenza”, concessa dal suo sport preferito: l’hockey.

Grazie a questa chance e ai possibili scenari futuri che ne derivano, l’innocenza giovanile della piccola Riley si scontrerà di fatto con quelle declinazioni mentali che in fin dei conti ci hanno trasformato in esseri “imperfetti”.

“Per la scelta di questi sentimenti – hanno rivelato i filmaker Kelsey Mann e Mark Nielsen– ci siamo rivolti ancora una volta ai migliori terapisti americani. Volevamo essere sicuri di aver preso la strada giusta.”

La risposta positiva non è tardata nemmeno dall’altra parte dello schermo, testimoniata dalla partenza sprint al box-office in America, a cui dovrebbe fare eco con grande probabilità il nostro Paese giá da oggi, mercoledì 19 Giugno.

Un valido motivo potrebbe arrivare pure dai nostri doppiatori di Inside Out 2, che hanno svolto un evidente lavoro psicanalitico su loro stessi e sulla loro impronta artistica che hanno lasciato nel grande pubblico. Pilar Fogliati, ad esempio, ha potuto avvalersi di quel lato “bizzarro” nelle sue opere, tant’è che la sua Ansia risulta altrettanto irriverente e in un certo senso altruista. “Si preoccupa dei problemi che non si vedono”, viene descritta dall’attrice vista pure in “Odio il Natale” dal dichiarato “voice over interiore per giudicare ogni scelta”. Agli antipodi c’è la Noia di Deva Cassell, interpretata degnamente col tipico blasè francese, che serve secondo lei “a prendere tempo per riflettere e capire ciò che è meglio fare”.

Da un’altra angolazione vediamo l’Imbarazzo di Federico Cesari, che in un certo senso “nasconde la vera essenza di noi stessi quando ci avviciniamo a qualcosa di nuovo“. E infine un’emozione che sa pure di vizio: l’invidia. Tale stato, raccontato da una “vocina” della comica Marta Filippi – ideale sorella gemella della “gelosia” a detta dei registi – nasconde un paradossale lato positivo, grazie al “senso di ammirazione verso gli altri“, testimoniato proprio dalla statura minore rispetto a tutti “per guardare dal basso verso l’alto“, con una conseguente sensazione perenne di inadeguatezza.

Insomma Inside Out 2 continua la sua palestra terapeutica, con nuove stanze piene di fragilità e punti di forza che forse nemmeno conoscevamo e che vi faranno di nuovo emozionare!

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).