WhatsApp, se mandi questi messaggi commetti un REATO gravissimo | La legge ti punisce all’istante

Whatsapp e i suoi rischi - Foto Pixabay - Emmepress.com
La legge italiana può punirti se invii determinati messaggi su Whatsapp, un caso emblematico per avvertire dei rischi del social
WhatsApp è diventato l’app di messaggistica che ha rivoluzionato il modo di rapportarsi con le persone care e rispetto agli altri social network tradizionali, unisce la funzione gratuita di invio di messaggi a funzionalità tipiche di altre app, consentendo la connessione con utenti e un’ampia interazione.
La legge non valuta solo il contenuto ma anche la modalità di comunicazione. Il Tribunale di Torre Annunziata ha emesso una sentenza che ha fatto molto discutere.
Tutto nasce dal conflitto inerente l’utilizzo di una casa estiva. Una donna, irritata in quanto modificato l’accordo su chi fosse beneficiario dell’immobile in un dato periodo, ha inviato alla cognata 70 messaggi vocali nel giro di circa mezz’ora.
La destinataria ha percepito tale comportamnto come molesto e ha deciso di sporgere denuncia. Il giudice ha sottolineato che l’insistenza possa crea un disagio equiparabile a molestie, a prescindere se il contenuto è offensivo o meno.
Un dissidio familiare è diventato un reato
Ogni volta che il telefono della vittima riceveva la notifica di un nuovo vocale, la pressione psicologica aumentava, al punto da configurarsi come una molestia. Un diverbio si è trasformato in un illecito penale, senza valutare cosa fosse stato detto in essi.
L’aggressione digitale è considerata alla pari di una persecuzione nel mondo reale. La motivazione, sacrosanta o meno, di chi ha inviato in modo compulsivo tali messaggi, evidenzia quanto i conflitti familiari possano intensificarsi tramite la tecnologia, che trasformano una semplice lite in qualcosa di ben più grave.
Una sentenza che ha stupito molti ma che deve servire come monito
La sentenza rappresenta un monito per chi utilizza i social senza tenere conto delle possibili ripercussioni a livello penale, con ogni azione digitale che ha un peso e con il rispetto degli altri alla base di una convivenza pacifica nel mondo virtuale.
Un caso che potrebbe fare strada e spronare a spargere ulteriori denunce, strumento fondamentale per tutelare la propria serenità di fronte a condotte petulanti e ossessive. Educare all’uso corretto della tecnologia deve iniziare dalle scuole ma chi è adulto spesso si comporta peggio di un bambino, catapultato in una realtà scoperta da poco e che ha generato anche delle dipendenze.