Scoperta la strada più odiata d’Italia: 1 milione di euro in multe in meno di un anno | Evitala come la peste

Autovelox

Autovelox - pexels - emmepress

Sta facendo discutere un tratto di strada molto trafficato in Italia, diventato negli ultimi mesi un vero incubo per gli automobilisti.

La notizia, rilanciata da Finance Cue, racconta di un autovelox posizionato in modo tale che chiunque percorra quella strada rischia di vedersi recapitare una multa quasi assicurata. Non si tratta solo di una percezione, ma di un fenomeno che ha già prodotto conseguenze concrete. L’apparecchio è stato installato in un sottopasso dove in passato si sono verificati numerosi incidenti, alcuni anche gravi.

Proprio lì, secondo i dati dell’ACI, solo nel 2022 si sono registrati novantuno incidenti, con nove vittime e oltre centoventi feriti. La funzione dell’autovelox, almeno sulla carta, è quella di prevenire ulteriori tragedie. Tuttavia, la posizione e la segnaletica non sempre chiara fanno pensare a una trappola più che a un dispositivo di sicurezza, e questa ambiguità alimenta il malcontento.

Il dibattito non è nuovo: gli autovelox nascono per aumentare la sicurezza stradale, ma spesso finiscono per essere percepiti come strumenti pensati soprattutto per riempire le casse dei Comuni. In alcuni casi i proventi delle sanzioni vengono effettivamente reinvestiti in manutenzione e infrastrutture, ma in altri il loro destino rimane incerto.

La conseguenza è un diffuso senso di sfiducia nei confronti del sistema. Quando la multa arriva per una manciata di chilometri orari oltre il limite, senza che vi fosse reale pericolo, la frustrazione dell’automobilista diventa inevitabile.

Qualcosa è cambiato

Negli ultimi mesi qualcosa, però, è cambiato. Dal 12 giugno 2025 sono entrate in vigore nuove regole sugli autovelox, pensate per limitare gli abusi. Ora i dispositivi devono essere segnalati con chiarezza, installati solo in tratti realmente pericolosi e registrati in un sistema informatico nazionale. Inoltre, è stato introdotto l’obbligo di rispettare distanze minime dalla segnaletica e di utilizzare soltanto apparecchi omologati.

Una distinzione importante, perché già nell’aprile del 2024 la Corte di Cassazione aveva chiarito che una multa emessa da un autovelox approvato ma non omologato è da considerarsi nulla. Questo passaggio ha rafforzato l’idea che il rispetto delle regole nella gestione dei controlli sia fondamentale, non solo per legittimare le sanzioni, ma anche per mantenere la fiducia dei cittadini.

Autovelox
Autovelox – pexels – emmepress

Ostacoli punitivi

Il caso segnalato da Finance Cue mostra bene la distanza che ancora esiste tra la teoria e la pratica. Sulla carta gli autovelox dovrebbero essere strumenti educativi e preventivi, ma nella realtà troppo spesso sono vissuti come ostacoli punitivi. L’episodio del sottopasso con incidenti ricorrenti dimostra che le ragioni di sicurezza possono essere reali, e che dunque la presenza del dispositivo non è ingiustificata. Allo stesso tempo, però, senza una comunicazione chiara e senza la certezza che il posizionamento risponda a criteri oggettivi, la percezione resta quella di una trappola.

La vera sfida, allora, è trovare un equilibrio. Garantire che ogni autovelox sia visibile, collocato in punti ad alto rischio e perfettamente regolare, così che chi guida sappia di essere controllato non per fare cassa, ma per la propria sicurezza. Solo in questo modo si potrà invertire la narrazione diffusa e restituire a questi strumenti la loro funzione originaria, quella di salvare vite e non di complicare ulteriormente la vita di chi ogni giorno è al volante.