Preferiamo assomigliare che essere ma dentro di noi esiste l’unicità. Riscopriamola.

Chi ha vissuto gli anni ottanta ricorderà sicuramente la necessità di essere Unici.

La ricerca spasmodica del singolo capo di abbigliamento o dell’accessorio che rendeva originale il nostro look.

Mai ci saremmo sognati di assomigliare a qualcuno vicino a noi.

Simili, sempre alla moda, ma con il particolare che ci rendeva esclusivi.

Senza paura e con tanta voglia di dimostrare la nostra originalità.

Certo, si veniva derisi, denigrati e forse anche bullizzati.

Ma, solo quando subivamo gli attacchi, avevamo la conferma di aver raggiunto il nostro obiettivo. Eravamo straordinari.

Proprio questa diversità nel tempo diventava la moda da seguire.

Chi aveva il coraggio di osare, portando esempi di eleganza e stile, riusciva a uscire dal coro e a raggiungere la posizione di leader.

I più audaci hanno fatto la storia. In tutti gli ambiti.

Volutamente banalizzo parlando d’immagine, per non entrare in esempi che avrebbero necessità di lunghe spiegazioni. Eppure i più grandi nomi dell’arte, cultura, cinema, cucina e imprenditoria hanno seguito il loro intuito. Solo chi è andato contro corrente alla ricerca di qualcosa che potesse essere la novità, ha avuto successo.

Ci voleva coraggio. Tanta forza. Soprattutto fede, quella che ritrovo nelle parole del brano di Daniele Stefani, caro amico e cantautore, che ha appena pubblicato come singolo del suo nuovo album “la fiducia”.

Ascoltandolo mi ricorda quella forza di quando da ragazzo ho aperto la prima scuola di Musical in Italia. Erano gli anni novanta.

Quanti amici si chiedevano il perché della mia scelta. Avevo abbandonato la carriera di danzatore per creare qualcosa che non esisteva e che nessuno avrebbe capito. Tranne Maria De Filippi che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia con la sua accademia televisiva Amici.

Ricordo ancora quei giorni, mesi, anni. Andavo in giro a parlare del mio progetto.

Pochi mi hanno aiutato. In tanti mi hanno copiato. Tutti alla fine ne hanno goduto.

Ogni giorno pregavo per avere la forza di andare avanti. Non era facile essere l’unico a vedere il futuro. Ero un visionario. Sono stato abituato a questo.

La mia vita è sempre stata una visione e devo dire poche volte ho sbagliato il pronostico.

Il ricordo più forte è di coloro che mi hanno ostacolato. Deriso. E allontanato.

Oggi le stesse persone hanno o dirigono strutture come quella che avevo creato.

Il mio obiettivo era di condividere con il mondo qualcosa di utile e importante.

Il risultato fu quello di perdere la salute, dietro a questa grande impresa. Forse troppo, per la mia giovane età.

Oggi osservo la massa e mi accorgo che nulla è cambiato nel loro comportamento.

L’unica cosa che manca oggi è quella fede e la forza di essere diversi.

Tutti con la paura, di essere additati. Troppo poche le persone che dimostrano forza e coraggio. Sempre che non sia a discapito del prossimo. Questi esempi ancora esistono.

Preferiamo assomigliare che essere.

Non importa se chi seguiamo ci rende ridicoli, importante che esista già e che ci renda sereni il fatto di appartenere alla massa.

La stessa massa che domani seguirà qualcun altro.

Eppure dentro di noi esiste l’unicità. La stessa singolarità che ci rende speciali agli occhi di chi sa apprezzare.

Forse non ci basta. Non abbiamo tempo.

Meglio un autoscatto a “culo di gallina” come tutti, che una foto vera a rappresentare la nostra vera essenza.

Abbiamo paura oggi di essere diversi perché abbiamo perso la forza di sostenere le nostre idee.

Il dubbio è che a furia di seguire la massa, abbiamo perso la capacità di riconoscere ciò che è nostro da quello che pensiamo lo sia.

Proviamo a chiederci cosa vogliamo e chi siamo. Non sia mai che riguardando il nostro Instagram, scopriremo di rappresentare la vita di qualcuno lontano da noi e dal nostro volere.

Ritroviamo la forza di essere. Sono convinto che se in molti andiamo alla ricerca di noi stessi possiamo ricreare quella sana massa pensante, capace di scegliere il meglio per la società. Invece che rendere la stessa, un ridicolo movimento di corpi alla ricerca della penisola che non c’è.

O meglio dire, che non c’è più se non nel ricordo di chi l’ha conosciuta al suo massimo splendore. Quell’Italia che un tempo era orgogliosa di essere DIVERSA.