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AMA: Antonio Marano Arte | Nasce la pagina dedicata al pittore ligure

Una delle tante “forze” delle forme d’arte è la traccia indelebile che l’artista con il suo lavoro lascia nel tempo, nella memoria, nel sapere. Una memoria che va comunque custodita, valorizzata, “spolverata”.

E’ questa una delle cose che più mi è “balzata all’occhio” nella costruzione del progetto Antonio Marano. La figura di Antonio Marano, il suo lavoro, il mondo che gli ruotava intorno riprendevano vita, i ricordi della famiglia sgorgavano senza fatica!

Marano era un pittore ed uno scultore, un uomo dalla personalità eclettica ed energica. Nato a Napoli nel 35’ iniziò a dipingere sin da giovanissimo e negli anni 70’ a sperimentare una sua propria tecnica, olio su tela gocciolato, con cui si affermò anche in campo internazionale. Al centro suo lavoro natura e materia, è da qui che si sviluppa la sua pittura, i paesaggi dell’Appenino Ligure, gli alberi, gli animali, il mare, in equilibrio tra la visione poetica dell’artista e l’immagine che la natura propone.

Scomparso nel 2014, ha lasciato decine di opere, uno studio che ancora trasuda vita, ritagli di giornale meticolosamente conservati, premi e ricordi. Dalla voglia di tenere vivo tutto ciò, di ricordare la sua figura, il suo lavoro e di divulgarlo, è nata AMA (AntonioMaranArte), la pagina FaceBook (https://www.facebook.com/AMaranoArte) che, in un percorso non convenzionale, vuole ricostruire e fare un punto sulla sua variegata attività, conservarne la memoria e riprendere i contatti con chi lo ha conosciuto. Il lavoro prende forma attraverso le visite nella sua casa di San Benedetto, nel suo studio, dialogando con la famiglia. Molto forte il legame con il suo territorio, quello delle zone di San Benedetto, nel comune di Riccò del golfo, ma anche con il piccolo borgo di Cadimare, dove visse prima di sposarsi; qui ad esempio si cimentò nel restauro, ripristinando la Statua della Madonna della Salute, nel Santuario del Piano di Cadimare.

I premi, le mostre in Lombardia, Toscana, i personaggi incontrati lungo il cammino, la casa dove lavorava e incontrava amici, critici d’arte, giornalisti, e dove le tele affollano lo studio.  Un articolo del 1980, uscito sulla rivista culturale e di informazione, L’untore lo descrive così: Entrare in questo mondo, può provocare un impatto violento con talune realtà naturali che i più pensano dissolte… Marano non è un pittore estetico ne manierista, la sua è una pittura pur non volendo nascondere un’estrazione figurativa, evidenzia in ogni opera la costante ricerca della giusta combinazione, tra l’immagine, il colore e l’impasto materico, per imprigionare la tela in un vortice di filamenti di vita che sembra voler fermare il quadro nel tempo e il tempo sulla tela. Uomo semplice Marano, ha infuso alla sua pittura quella semplicità che trasforma il cromatismo istintivo in un linguaggio poetico assimilabile anche dall’uomo della strada, conservando in ogni tratto ben fermi gli archetipi della propria formazione culturale (e quindi pittorica) che gli garantiscono al di sopra dei mutamenti iconoclastici, la conservazione di una identità plasmata dal tempo… Ora, tutto questo viene, un passo alla volta, ripercorso con l’obiettivo, un domani, di dare vita ad un’associazione, a nuove mostre e ad iniziative che al centro metteranno l’arte, quella che è stata, ma anche quella che può nascere dalla divulgazione, dalla condivisione e dalla conoscenza del passato, con un occhio di riguardo al meraviglioso territorio e alla tradizione ligure, terra in cui ha vissuto.

Annalisa Stretti

Giornalista Pubblicista, esperta in Comunicazione