Le leggende del poker e i loro consigli per diventare dei top player

Il Poker sportivo è ormai una delle discipline più diffuse al mondo. Sebbene per riuscire in questo gioco non servano prestazioni atletiche di livello, i campioni dell’Hold’em sono ormai idoli di milioni di persone al pari dei calciatori, dei cestisti e di tutti gli sportivi più famosi.

Photo by flipchip

Uno dei re indiscussi di questo gioco è Doyle Brunson, conosciuto nel circuito come “The Godfather”, che da ragazzo sembrava invece indirizzato verso una carriera da velocista. Un infortunio sul lavoro con conseguente rottura scomposta del ginocchio lo costrinse ad abbandonare i suoi sogni di gloria sulla pista d’atletica ma proprio questo scherzo del destino lo avvicinò ancora di più al poker, sua grande passione da sempre. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta Brunson dedicò gran parte del suo tempo a crescere come professionista divenendo uno degli squali del tavolo verde più temuti tra Texas, Louisiana e Oklahoma. La svolta avvenne nel 1976 quando riuscì a laurearsi campione delle WSOP, successo che fu capace di ripetere l’anno successivo diventando uno dei pochi a riuscire a ripetersi consecutivamente (come lui solo Johnny Moss, Stu Ungar e Johnny Chan). Un esempio di perseveranza e versatilità che dovrebbe esser preso come spunto da quanti maledicono la fortuna per qualche accidente fisico. Il suo libro Super System uscito nel 1979 è considerata come la Bibbia per quanti vogliano approfondire i segreti di questa disciplina che insieme ad una disciplina quasi marziale richiede nervi saldi, intuito, saper mascherare le emozioni (la famosa poker face), un discreto quoziente intellettivo e buone capacità di calcolo.

Nel Gotha del poker c’è anche un italiano, il napoletano Dario MadGeniusSammartino che dopo il secondo posto da 6 milioni di dollari ottenuto negli ultimi WSOP (sconfitto in finale da Hossein Ensan) è diventato il giocatore tricolore più vincente sul territorio nazionale (oltre 14 milioni di dollari incassati che lo lanciano al 42° posto mondiale). Anche lui come Brunson decide in giovane età, dopo un passato da PR, di dedicarsi anima e cuore al poker, studiando le strategie e giocando con regolarità. Dopo una serie di vittorie importanti nell’online scala i vertici delle graduatorie nazionali fino a sfiorare il colpaccio agli ultimi mondiali (sarebbe diventato il primo italiano a realizzare questo sogno).

Daniel Negreanu, altro mostro sacro del Poker con diversi braccialetti delle WSOP e due titoli al World Poker Tour, ha scalato la vetta di questa disciplina partendo dal basso. La sua passione per questo gioco lo portò a mollare la scuola e a soli 22 anni si trasferì a Las Vegas dove con grande forza di volontà trasformò in realtà le sue fantasie diventando uno dei giocatori più forti nei circuiti internazionali.

Per l’appunto le storie affascinanti di alcuni campioni del poker insegnano che si può trasformare la propria passione in professione: basta seguire alcuni consigli di base per principianti. Uno dei principi fondamentali consiste nel divertirsi mentre si gioca e non pensare soltanto al guadagno concreto. Può suonare come una sciocchezza ma se a dirlo è Pius Heinz, campione mondiale di Poker nel 2011 a soli 22 anni, il consiglio è ancora più valido. In una delle sue numerose interviste seguite al celebre exploit che lo rese famoso sottolineò uno dei segreti del suo incredibile successo: Prima di tutto bisogna giocare per il divertimento. Il divertimento deve essere al centro di tutto. Senza “gioia” nel gioco il rischio è infatti quello di annoiarsi, un fattore che potrebbe pregiudicare la scalata verso l’Olimpo degli assi di questa disciplina.

Photo by Stv363

Coltivare la pazienza è un altro di quei consigli da tenere bene a mente. Il poker è uno sport dove ponderare attentamente le proprie scelte fa la differenza tra un giocatore di livello e un principiante. Joe Cada, altro mito del tavolo verde, campione delle World Series nel 2009, ebbe modo di svelare questo pilastro della sua strategia vincente poco dopo essersi laureato numero uno al mondo: Si giocano molte ore consecutivamente, e a volte anche diversi giorni, sai che sarai destinato prima o poi a commettere un errore. Gli errori costosi sono proprio quelli che dovresti evitare. Trovandosi in un torneo la tendenza è sempre quella di avere fretta per diventare il prima possibile chip leader e provare a dettare il più presto possibile il ritmo della competizione. Una tentazione da ingordi che potrebbe costare molto caro: L’esperienza è fondamentale in tutto ciò che si gioca a livello professionale, come il basket, il calcio… Ci sono persone che giocano da una vita, io che gioco da anni avrò visto oltre un milione di mani quindi cerco di restare calmo e penso al torneo nel suo insieme, mantengo sempre lo stesso atteggiamento sia quando lo faccio per allenarmi sia quando la posta in gioco è alta, tengo la testa sulle spalle e so quando abbandonare”.
Chi impara ad osservare gli avversari e diventerà abile a carpirne debolezze e tendenze avrà un asso in più nella manica da sfoderare nel momento del bisogno, a dirlo è Chris Moneymaker vincitore delle WSOP nel 2003. Il campione di Atlanta suggerisce che una delle sue maggiori abilità è proprio quella di saper studiare gli avversari:O bluffano troppo con mani deboli o raccolgono troppo poco con mani forti. Se sei davvero attento quando sei seduto al tavolo puoi facilmente capire cosa hanno in mano. Regalano sempre informazioni, non è tanto quanto esprimano con il loro atteggiamento ma cosa confessino attraverso le loro puntate”. Sempre Moneymaker regala un’altra perla da tenere bene a mente: Controllo sempre cosa fanno appena prendono le carte in mano, registro le loro reazioni e ricordo come ognuno di loro ha giocato”.

Redazione

Redazione editoriale "M Social Magazine" - www.emmepress.com