Màkari, l’odore di una nuova Sicilia “gialla” nel segno di Claudio Gioè | RECENSIONE

Queste settimane abbiamo lasciato il Commissario Montalbano per inoltrarci, su echi retrò de “La Signora in Giallo”, nel thrilling leggero di “Màkari”: un’esperienza di viaggio su Rai 1 geograficamente agli antipodi dell’isola, ma mentalmente vicino alle indagini in Ohio della Fletcher, seppur con toni decisamente diversi. Infatti qui abbiamo assistito all’imprevedibile “ritorno alle origini” di uno scrittore in crisi d’identità, Saverio Lamanna, pronto a ripartire da zero…o quasi. Il giornalista, in effetti, dopo aver visto crollare il suo apice professionale da portavoce del sottosegretario del Ministro dell’Interno per una sciocchezza, ha intrapreso una rinascita interiore ripartendo da un luogo doloroso (la casa delle vacanze disabitata dopo la morte della madre) e da un suo talento innato: la sua penna d’inchiesta, investigativa. Con essa, infatti, seguirà percorsi inaspettati sulla scia di morti e disagi contemporanei, volti a un racconto poi finale da mandare in pubblicazione.

Lo storytelling, però, non avrebbe retto se non ci fosse stato Claudio Gioè. L’attore palermitano, infatti, ha svolto con grande talento il ruolo di protagonista indiscusso sfruttando proprio il suo legame affettivo con la terra siciliana e soprattutto la sua capacità interpretativa guadagnata negli anni. Oltre alle sue doti drammatiche, in Màkari è pure emerso un lato più comico, favorito dal set condiviso con l’amico Domenico Centamore. Quest’ultimo ha indossato proprio i panni dell’amico stravagante ed eccentrico Peppe Piccionello, divenuto in poche battute un’icona di ironia e di lealtà impareggiabile, con il quale condividerà ogni avventura all’insegna delle sue magliette griffate spudoratamente pro-Sicilia e le sue infradito immancabilmente ai piedi. Ma non solo: Saverio è circondato ulteriormente da personaggi ai limiti fra tradizionalismo e innovazione, dall’irriducibile padre (Tuccio Musumeci) e il Vicequestore Randone, legato a logiche referenziali eternamente italiane, alla dinamicità della giovane Suleima (Ester Pantano), in grado di stravolgere i canoni dell’amore di Saverio sia in termini di età che di mentalità (ricordiamo infatti che la ragazza si trovava a Makàri per un lavoro stagionale, dal quale aveva intenzione di fuggire per riprendere i suoi studi fra Firenze e Milano ). Dinanzi a questo universo multiforme, si sono svelati racconti ai limiti del giallo, fra incidenti e omicidi premeditati, capaci di toccare vari aspetti, dalla vendetta alla disperazione, senza dimenticare il movente economico. Insomma crimini contemporanei, facilmente stereotipabili , che però hanno il pregio, a differenza di tante altre serie tv simili, di essere più scorrevoli, quasi ai bordi della cornice dell’intero asset narrativo. E il pubblico, accorso mediamente sui 6 milioni, ha apprezzato questo esperimento, sognando ad occhi aperti questi panorami e specchiandosi negli sguardi sognanti di un uomo di mezza età che è ripartito dal nulla.

Luca Fortunato

Nato con la 'penna' all'ombra del Colosseo, sono giornalista pubblicista nell'OdG del Lazio. Accanto alle cronache del mio Municipio con il magazine La Quarta, alterno le mie passioni per la musica e il calcio, scrivendo per alcune testate online (M Social Magazine e SuperNews), senza dimenticare il mio habitat universitario. Lì ho conseguito una laurea triennale in Comunicazione a La Sapienza e scrivo per il mensile Universitario Roma. Frase preferita? "Scrivere è un ozio affaccendato" (Goethe).

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