“La visitatrice” di Maeve Brennan | RECENSIONE

Capita di non sapere cosa dire. Le parole non appartengono a tutti. È difficile dire qualcosa di appropriato, di pertinente, quando ciò che si vorrebbe far sentire resta bloccato in gola. Ci si può sforzare di trovare le parole giuste, che servono anche per una rassicurazione, ma lasciarle cadere nel vuoto sembrerebbe addirittura meglio di espressioni di circostanza, di cortesia. Tacendo non si scivola nella banalità di frasi fatte, ripetute, da stampo, trite e ritrite. Cadere nel mutismo, a volte, può essere una presa di posizione per difendersi dall’imbarazzo. Quando ci si sente fuori luogo, non accettati, stare zitti risulta risolutivo, efficace, vincente. Ma solo in quell’istante. Se le circostanze si ripetono, allora le parole usciranno senza averle governate. Saranno libere, sincere, irriverenti. Ogni cosa a suo tempo e forzare la mano non serve a nulla, produce solo un lampo artificiale che si spegne senza alcuna sorpresa. 

In La visitatrice di Maeve Brennan avverti più i silenzi che i dialoghi. Anastasia, orfana di entrambi i genitori, torna a casa della nonna, a Dublino. La nipote aveva scelto di seguire la mamma a Parigi, poi la sua scomparsa e quella del padre. Pensa che l’unico luogo in cui possa sentire il presente e mantenere un legame con il passato sia l’appartamento della nonna paterna. L’accoglienza è fredda, glaciale. L’anziana donna, chiusa nel suo dolore, è ancora incapace di perdonare Anastasia che ha scelto di andare con la madre lasciando il padre nella sua solitudine. Nonna e nipote sferrano un duello di sentimenti tanto intesi quanto controllati, senza perdere la compostezza nella sua eleganza, silenzi compresi.

Il romanzo scivola nella personalità delle due protagoniste. I loro caratteri sono così vividi, chiari, e allo stesso tempo sfuggenti che sembrano più dipinti che raccontati. Il lettore, li guarda, li osserva, ma evita di avvicinarsi troppo. Sarebbe imbarazzante superare i silenzi con frasi di circostanza che non sanno né di carne né di pesce. Intenso lo stile di scrittura, lascia qualcosa di sospesa che il lettore sa aggiungere a suo modo.  

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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