“La vedova scalza” di Salvatore Niffoi | RECENSIONE

La vendetta rovina le ore. Chi intende regolare i conti a modo suo, senza alcuna legge scritta, la usa per imbalsamare i pensieri. Diventa, così,  un chiodo fisso e non si ha pace finché non si ha la rivalsa su un torto subito. Essa, da idea, si forma come sostanza quando ad alimentarla è la rabbia che si trascina dietro pure l’ostinazione. Coloro che la mettono a punto fanno passare del tempo, come il vino, altrimenti il puzzo del mosto arriva prima della malapensata. Non c’è giustizia per chi vuole vendetta ed i giorni li passa a lambiccarsi il cervello su come sgravarla. Il peso, oppure il vuoto, restano identici. La memoria, con gli anni, rafforza alcuni ricordi. Non è detto che fatta vendetta si aggiustino le cose nell’animo. L’anima parla alla testa e quest’ultima fa quello che deve fare. La vendetta non serve. Pensi di aver ottenuto quello che volevi, ma essa stessa ti ha strappato l’oggi e il domani. Anche a cosa fatta, il pensiero ti resterà attaccato alle ossa, durerà per sempre. 

In La vedova scalza di Salvatore Niffoi finisci dentro la vendetta di Mintona Savuccu, una ragazza sarda cresciuta in fretta, e innamorata di Micheddu. Una mattina di giugno le portano l’amore suo spogliato e smembrato a colpi di scure come un maiale. “Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto” questo disse e poi il pensiero fisso su come fargliela pagare agli assassini. 
Il romanzo è sorprendente. Alcuni pensieri sono così riflessivi, veri, che il lettore si deve fermare un attimo per raccogliere la loro interezza. Nulla va perduto, neanche una parola. Tale e tanta è la forza della narrazione da farne un libro davvero speciale.

Lucia Accoto

Giornalista pubblicista, autrice e conduttrice di programmi TV. Ho la passione per la cronaca nera, per i libri e la moda, senza trascurare lo stile nelle sue sfaccettature. I libri mi accolgono sempre come una signora, posandomi sulle spalle uno scialle di titoli ed emozioni.

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